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Quartieri a luci rosse per i “sex workers”. Il “modello Eur” arriva in Parlamento

Quartieri a luci rosse per i “sex workers”. Il “modello Eur” arriva in Parlamento
Presentato al Senato un manifesto bipartisan, per regolarizzare la prostituzione: tasse, controlli sanitari e sì alle cooperative del piacere. La proposta di Maria Spilabotte, senatrice Pd, è supportata da 25 deputati che rappresentano un vasto arco di partiti: “Niente sfruttamento e più controlli”. La proposta ricalca lo ‘zoning’ avanzata dal presidente del municipio Eur, Andrea Santoro e che era stato bollato dallo stesso Prefetto come illegale. Ma ora tutto potrebbe essere rimesso in discussione
Quartieri a luci rosse per i “sex workers”. Il “modello Eur” arriva in Parlamento

La legge Merlin è superata. Settant’anni dopo la chiusura delle case chiuse in Parlamento arriva una proposta di legge che porta la firma della senatrice laziale Maria Spilabotte del Pd, supportata da 25 parlamentari che appartengono a vari schieramenti dell’arco di partiti, dal Movimento 5 Stelle a Forza Italia. La proposta è stato calendarizzata a Palazzo Madama nelle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia proprio nei giorni in cui a Roma si consumava la polemica sulla proposta di `quartiere a luci rosse´ in una zona dell’Eur.

“Vogliamo fortemente contrastare la tratta e la riduzione in schiavitù”, ha aggiunto la senatrice Spilabotte, “scomunicata”, come ha detto lei stessa da un parroco per le sue affermazioni. La senatrice Pd vede la sua proposta come “il riconoscimento dei cittadini che sono stufi di vedere prostitute che consumano rapporti in ogni luogo: si prevede la possibilità di offrire a chi si prostituisce un luogo dove esercitare e dove è possibile avere anche più controlli”.
Sì all’associazione in cooperative, ma no alle case chiuse: “La prostituzione – ha precisato – deve essere liberamente svolta e nessuno deve trarre profitto dallo sfruttamento, non vogliamo ‘papponi’”. “Renzi è uomo del fare e credo non gli sfuggirà la possibilità di governare il fenomeno e mettere un pò di soldi nelle casse dello Stato”, ha concluso. 
Testimonial del manifesto è la escort transgender di origine turca Efe Bal, cui il fisco italiano contesta 700mila euro non pagati. Si è detta “onorata di pagare le tasse in Italia, ma chiedo la dignità di chi lavora, come un insegnante o un muratore”.

LA PROPOSTA. Si torna quindi a discutere dello `zoning´ che aveva fatto scendere sul piede di guerra i comitati locali dopo la proposta romana avanzata dal presidente del municipio Eur, Andrea Santoro. Un progetto bollato dallo stesso Prefetto come illegale ma che ora potrebbe tornare attuale se la proposta di legge dovesse arrivare alla discussione delle aule del Parlamento. Si dovranno così istituire zone nelle città dedicate alla prostituzione, individuate dai Comuni, dove ai `sex workers´ sarà concessa la possibilità di esercitare in casa, pagando le tasse e seguendo controlli sanitari. Secondo Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, di Scelta Civica, “non c’è più nessuno in Italia che ritenga realizzabile il sogno della senatrice Merlin di abolire la prostituzione”.

Sì alle cooperative, no alle case chiuse. “Tutto può essere gestito dalle comunità locali. In alcuni contesti può essere preferibile, in altri si possono trovare risposte diverse -, ha quindi spiegato Vargiu presentando alla Camera le proposte, i cui punti qualificanti sono il riconoscimento dell’attività di prostituzione, purché svolta ‘in autonomia e libertà’, a livello fiscale, contributivo e previdenziale, vincolandola a test sanitari obbligatori, e l’individuazione di aree dedicate da parte degli enti locali, d’intesa con associazioni di settore e di cittadini.

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