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Rifiuti, Cerroni si arrende. E l’Ama dichiara l’emergenza

Rifiuti, Cerroni si arrende. E l’Ama dichiara l’emergenza
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Ancora agli arresti domiciliare, il “re della monnezza” si dimette da ogni incarico operativo. Il prefetto annuncia l’interdizione del Colari e l’ad di Ama Fortini chiede di avvisare il Governo: “Gravissimo allarme”
Rifiuti, Cerroni si arrende. E l’Ama dichiara l’emergenza

Via da ogni incarico operativo. Il “vecchio” Manlio Cerroni, 87 anni, imprenditore incontrastato del settore dei rifiuti e agli arresti domiciliari dallo scorso 9 gennaio, ha gettato la spugna. Non è bastato però ad evitare che l’Ama lanciasse l’allarme rosso per i rifiuti, chiedendo addirittura di avvisare il Governo uscente.
A scatenare l’incubo che la città venga ricoperta è il prefetto Pecoraro che nella giornata di giovedì ha formalizzato l’inserimento della società Colari tra quelle “interdette”, che cioè non possono intrattenere alcun tipo di rapporto commerciale con la pubblica amministrazione. All’Ama è bastato fare due conti per dichiarare ufficialmente l’apertura dell’emergenza, formalizzata con una dichiarazione nella tarda serata sempre di giovedì. Scrive l’Ama: “Nella lettera inviata al prefetto di Roma lo scorso 13 febbraio, in risposta alla sua comunicazione, l’azienda ha fatto presente di non poter interrompere il conferimento di rifiuti indifferenziati presso gli impianti TMB e al tritovagliatore del Colari al fine di prevenire e scongiurare il verificarsi di una situazione di vera e propria emergenza a Roma. Nella stessa lettera Ama chiedeva al Prefetto “di indicare una soluzione adottando i necessari provvedimenti o, in alternativa, di informare le autorità nazionali e territoriali esortandole a prendere esse i provvedimenti necessari”.
E il nuovo ad e presidente, Daniele Fortini ha aggiunto: “Se il prefetto Pecoraro reputa che la missiva da lui inviata ad Ama è un’interdizione all’uso degli impianti di Co.La.Ri. conveniamo con lui che si determina una situazione di gravissimo allarme. Ci attendiamo a questo punto da lui un’indicazione di soluzioni poiché rischiamo di lasciare senza destinazione oltre la metà dei rifiuti prodotti nella Capitale”. E ancora: “Il compito di Ama è quello di raccogliere i rifiuti e consegnarli ad impianti autorizzati. Se, per qualsivoglia ragione, gli impianti non potessero essere utilizzati non vi sarebbe possibilità per l’azienda di rimuovere una parte cospicua di rifiuti dalle strade. Per questo, come il prefetto Pecoraro, auspico una soluzione urgente già nelle prossime ore”.
Dunque, senza gli impianti del Colari Roma è di fatto una città in ginocchio. Metà della “monnezza”, infatti, viene trattata proprio negli impianti che facevano capo a Cerroni ragion per cui sia il sindaco Marino che il presidente della Regione, Zingaretti, sono alle prese con i prodromi di un’emergenza che potrà essere superata solo con una dichiarazione di “grave urgenza sanitaria che potrebbe giustificare l’uso di impianti di una società “interdetta”.
Anche Colari, dopo aver incassato il colpo dell’interdittiva reagisce. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it già dalla scorsa settimana Manlio Cerroni ha lascito tutte le cariche operative all’interno delle aziende del gruppo, concordando con il pool di legali che lo assiste, di dedicarsi esclusivamente alla sua difesa. Così il consorzio ha deciso di ricorrere al Tar contro il provvedimento. Scrive il Colari: “Considerata l’abnormità, assoluta estraneità e strumentalità di detto atto, ha dato mandato ai propri legali di proporre ricorso attualmente in corso di notifica e deposito presso il Tar Lazio e di valutare tutte le ulteriori azioni a tutela dei diritti e dell’immagine della Società e dei dipendenti”.