di Fabio Carosi
Ha in corso un processo storico con l’accusa di essere a capo di un’associazione a delinquere, una speci di “gang dei monnezzari” ma non rinuncia a “graffiare”. Stavolta nel mirino di Manlio Cerroni, l’ottantottenne re indiscusso dei rifiuti, finisce l’Ama e il suo presidente Daniele Fortini.
Dal sito internet-blog aperto proprio in occasione del maxiprocesso, Cerroni tuona contor le affermazioni che il numero uno della società ex municipalizzata ha rilasciato dinanzai alla Commisisone trasparenza del Comune a proposito del monopolio e del ruolo che il Gruppo Colari ancora esercita sullo smaltimento.
Cerroni è durissimo: “Vedo che continua ad insistere sulla nostra capacità di condizionare le leve della gestione del ciclo dei rifiuti della Capitale sottendendo questa volta (in altre occasioni è stato molto più esplicito e diretto) quel concetto di monopolio che tante volte ha attribuito a me e al mio Gruppo. Mi chiedo se arriverà il momento in cui rappresenterà una buona volta la vera essenza di questo presunto e deprecato monopolio descrivendolo e quantificandolo nei fatti e soprattutto con le cifre alla mano. Cifre e numeri che, se analizzati con obiettività e trasparenza, renderebbero chiaro a tutti che si è trattato di un “monopolio alla rovescia”, in favore cioè dei cittadini visto che la nostre tariffe sono sempre state, in tutti gli anni di attività di Malagrotta, irrisorie rispetto a quelle praticate, su tutto il mercato nazionale e internazionale, con un risparmio da me quantificato in miliardi di euro”.
E poi manda un messaggio al sindaco Ignazio Marino, con il quale ha avuto rapporti tesissimi sin dal suo insediamento: “Se poi raffrontiamo le tariffe (e io ci sto lavorando) praticate a Genova, città tanto cara al nostro amato Sindaco, nella discarica (pubblica) di Scarpino, che più di ogni altra in Italia è raffrontabile a Roma per le ragioni più volte rappresentate, il risparmio sarebbe di gran lunga superiore. Eppure, caro Presidente, nessuno ha mai protestato contro quel monopolista”.

Quindi denuncia la “manovra” per “farlo fuori”, con la minaccia velata di ricorrere contro eventuali pubblicizzazioni del servizio, al di fuori di ogni regola economica: “E’ sempre più chiaro ed evidente a tutti che il percorso che Roma vuole intraprendere è quello di un matrimonio pubblico nella gestione dei rifiuti tra AMA ed ACEA. Non è questa le sede per parlare di regole di correttezza e concorrenza ma Le esprimo ancora una volta, al di là degli interessi di imprenditore privato, le mie remore e preoccupazioni di fronte all’ipotesi di gestione pubblica di un settore così delicato e sensibile come quello dei rifiuti anche alla luce della amara esperienza che Roma ha avuto alla fine degli Anni ‘70. Ogni volta che il pubblico si è “cimentato” a gestire ha fatto solo danni portando con sé gravissimi disservizi e costi astronomici per la collettività”.
La conclusione è foriera di dubbi sulle casse Ama: “Per il resto, e particolarmente per la correttezza del bilancio AMA e per le peculiari giustificazioni date nelle Sue dichiarazioni alle relative scelte: no comment”.
