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“Sarà Pietro, ultimo e nero”. La profezia del netturbino-teologo

LA STORIA. Di professione “operatore ecologico” Massimiliano Perugia è un teologo che non rinuncia al lavoro. Al bar di piazza San Callisto ogni mattina arringa avventori e colleghi con la sua interpretazione della profezia di Malachia. “Perché non potrebbe essere Turkson, il cardinale africano che viene dal Ghana? Si chiama Peter Kodwo Appiah Turkson, quindi Pietro, e poi ha quel nome africano Appiah, che per un strana assonanza ricorda la via romana per antonomasia, la via Appia”. E poi conclude con la citazione tipicamente romana riferita al Conclave: “Chi entra Papa esce cardinale”. LA GALLERY

di Marcello Aranci

Si chiama Massimiliano Perugia, ha 37 anni, una laurea in Scienze Religiose con 110 e lode all’Università Gregoriana (la Bocconi dei Teologi) e rifiuta l’etichetta di operatore ecologico perché preferisce la parola netturbino: “Nell’immaginario collettivo la parola netturbino è associata a qualcosa di degradante, in realtà nel suo etimo latino ha il significato più nobile e profondo: colui che rende netto, pulito, una missione di nitidezza che hanno in comune le due professioni, quella del teologo rispetto alle sovrastrutture culturali e quella del netturbino rispetto ai rifiuti.”
Comincia così Massimiliano, operaio dell’AMA addetto alla raccolta dei rifiuti proprio nella sua Trastevere e brillante studioso di teologia esperto conoscitore dei fatti che accompagnano la storia della Chiesa. La sua tesi sulla storicità dell’apparizione di Gesù a Simon Pietro è stata pubblicata e l’ha presentata pubblicamente un anno fa nella Chiesa della Magliana (il quartiere da dove viene). Gli amici raccontano di una sala stracolma nella periferia di Roma dove Massimiliano ha portato illustri accademici e teologi tra cui il gesuita Sandro Barlone e il monfortano Alberto Valentini Preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose.
Inoltre, è appassionato cultore della storia di Don Ariodante Brandi, il sacerdote fondatore dell’Unione Professionale tra i Netturbini Romani, il primo sindacato della categoria costituto da un prete per difendere quei lavoratori che facevano molto per la città e a cui, invece, l’amministrazione non riconosceva  nemmeno i diritti sanciti dalla Rerum Novarum. Così, dopo aver terminato il turno di notte alle 6 e 40 allo storico Bar di San Calisto  racconta ai suoi colleghi: “Non è cambiato moltissimo da quegli anni, in cui l’assessore Alberto Pavoni fece tagliare i manici delle scope per farne due e far fronte alla Spending Review del 1910, infatti, non sembra essere cambiato l’approccio dispotico della politica rispetto ai lavoratori, specie quelli più deboli, gli ultimi, come noi”.

Intanto, con una serenità che si regge su un fondamento culturale solidissimo, arringa colleghi e avventori appassionandoli su un tema di grande attualità, l’elezione del nuovo Pontefice. E lo fa partendo da un’antica Profezia che passa ad illustrare in modo ecumenico: “La Profezia di Malachia è un insieme di 111 brevi motti che mirano a descrivere i Papi che si sono succeduti a partire da Celestino II. Con il motto Gloria Olivae, (la Gloria degli Ulivi) sarebbe identificato Benedetto XVI per via del fatto che ha proclamato Santo Bernardo Tolomei, fondatore dell’ordine degli Olivetani, ma credo che possa esserci una lettura più interessante: data per universale l’identificazione dell’ulivo come simbolo della Pace, non è difficile immaginare che Papa Benedetto abbia sacrificato la sua Gloria per la pace della Chiesa.”
Ma questa riflessione è solo lo spunto per introdurre il grande dibattito sui papabili che in queste settimane si accende sempre più tra giornalisti, studiosi della scienza sulla natura di Dio e bookmaker. Anche in questo caso Massimiliano racconta la sua, proseguendo a spiegare l’antica profezia: “Il motto successivo parla di Pietro, il Papa romano o che risiede a Roma e accompagnerà la Chiesa verso la fine del Mondo ed il Giudizio Universale. La discussione è incandescente e si parla tanto del Cardinal Bertone perché di secondo nome si chiama  Pietro, è nato a Romano Canavese e come Camerlengo amministra la sede vacante.  Ma io ho un’idea più visionaria, perché non potrebbe essere Turkson, il cardinale africano che viene dal Ghana? Si chiama Peter Kodwo Appiah Turkson, quindi Pietro, e poi ha quel nome africano Appiah, che per un strana assonanza ricorda la via romana per antonomasia, la via Appia, quella della celebre frase di San Pietro: Quo vadis, Domine? La frase che poi lo condusse al martirio a Roma.”
La tesi è affascinante e la platea rimane sbalordita, anche perché Roma nei giorni scorsi è stata addirittura invasa da manifesti surreali che invitavano a votare Turkson al Conclave. Ma ormai è l’alba e gli operai si danno il cambio, Massimiliano paga il suo cappuccino, saluta Marcello lo storico proprietario del bar, ringrazia e va a riposare dopo l’ennesima notte al servizio di Roma ma chiude: “Comunque è sempre così: chi entra Papa esce Cardinale”.