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Senza lavoro in 330 mila. Crisi, mai così da 30 anni

Senza lavoro in 330 mila. Crisi, mai così da 30 anni
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L’INDAGINE. L’Eures traccia un quadro drammatico dell’occupazione regionale. Tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni quasi 1 su 2 sono senza far nulla, mentre sono oltre 211 mila coloro che hanno abbandonato persino la ricerca di un posto e neanche ci provano con corsi di formazione. Timidi segnali dalle imprese che vorrebbero assumere. Industria e costruzioni sempre più in rosso; speranze dall’agricoltura e possibilità solo dai servizi. I NUMERI
Senza lavoro in 330 mila. Crisi, mai così da 30 anni
Senza lavoro in 330 mila. Crisi, mai così da 30 anni

I numeri sono impietosi e disegnano una regione in preda ad una crisi dell’occupazione he non ha precedente. Il confronto tra il 2014 e il 2013 è drammatico: sono senza lavoro e senza stipendio 329 persone con una crescita dell’8,7 per cento.
E’ quanto emerge da un’analisi su Occupazione e disoccupazione nel Lazio nel 2014 realizzata dall’Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati Istat.
Il forte incremento della disoccupazione riguarda tutte le province, con i valori più alti a Frosinone (+27,5% rispetto al 2013), seguita da Viterbo (+9%), Roma (+6,6%, dove i disoccupati raggiungono le 225 mila unità, pari a +14.000 in un solo anno), Latina (+6,5%) e Rieti (+4,9%). Contestualmente risulta in forte aumento nel Lazio il tasso di disoccupazione, che nel 2014 raggiunge il 12,5% (il valore più alto degli ultimi 30 anni), doppiando il valore del 6,4% registrato nel 2007, e raggiungendo il 13,2% nella componente femminile della forza lavoro (12% tra gli uomini)”.
“Tra le cinque province – aggiunge – gli indici più alti si registrano a Frosinone (18,5%, con 35,6 mila disoccupati), Latina (15,9% e 38,4 mila disoccupati) e Viterbo (15,6% e 22,4 mila disoccupati), mentre sono inferiori alla media regionale i valori di Roma (11,3%) e di Rieti (12,3% e 7,9 mila disoccupati). Il disagio occupazionale della componente femminile della popolazione sembra seguire la dinamica complessiva dell’indice, registrando i valori più elevati nelle province di Latina (19,1%), Frosinone (18,9%) e Viterbo (17,9%) e scendendo significativamente a Rieti (13,3%) e Roma (11,7%), dove è minore lo scarto di genere (11% il tasso di disoccupazione tra gli uomini)”.
“Nel 2014 anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) registra un nuovo record negativo, salendo nel Lazio al 49% (52,3% per la componente femminile e 46,4% per quella maschile), a fronte del 42,7% in Italia, con una crescita di ben 3,9 punti soltanto nell’ultimo anno (e di 18,1 rispetto al 2010, quando era pari al 30,9%).
Su base provinciale le criticità maggiori si rilevano nelle province di Viterbo (con un tasso di disoccupazione giovanile del 54,4%) e Frosinone (50,8%), seguite da Roma (48,9%), Rieti (47,3%) e Latina (45,8%)”. E’ quanto emerge da un’analisi su Occupazione e disoccupazione nel Lazio nel 2014 realizzata dall’Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati Istat.
“Anche nella fascia 25-34 anni, quella dei cosiddetti middle young – aggiunge – il 2014 registra una crescita record, attestandosi l’indice di disoccupazione al 18,7% (+5,4 punti rispetto al 2010), a conferma di una criticità di ingresso nel mercato del lavoro che investe anche i giovani con più elevati livelli formativi.
La problematicità della questione occupazionale giovanile appare ancora più ampia considerando il fenomeno dei Neet, ovvero quei giovani (15-29 anni) che non lavorano, non studiano e non svolgono alcuna attività di formazione, i quali nel 2014 hanno raggiunto nel Lazio le 211,2 mila unità (2,4 milioni in Italia), con una crescita del 4,7% rispetto al 2013 (+10 mila in valori assoluti e +55 mila rispetto al 2010); conseguentemente l’incidenza dei Neet sul totale della popolazione di 15-29 anni è salita nel Lazio dal 18,6% del 2010 al 24,3% del 2014 (dal 22% al 26,2% in Italia), collocando quasi un giovane su quattro fuori da qualsiasi canale di partecipazione attiva alla vita economico-sociale del territorio”.
“A fronte delle forti criticità emerse sul fronte della disoccupazione, qualche segnale positivo si riscontra in relazione agli occupati, in crescita del 3,4% rispetto al 2013 (da 2.225 mila a 2.302 mila), con una ripresa del tasso di occupazione (passato dal 57,7% al 58,8%) che si attesta ai valori del biennio 2011-2012, ancora molto distante dal periodo pre-crisi”. “Tale aumento non coinvolge tuttavia la componente più giovane della popolazione (15-24 anni) – spiega – che al contrario registra anche nel 2014 una flessione del numero degli occupati (-6,5 mila rispetto al 2013, pari a -8,6%), invece in aumento nelle classi successive (+6 mila e +1,4% nella fascia 25-34 anni e +6.800 e +1% % in quella 35-44 anni). Un incremento di 13,6 mila occupati si rileva nella popolazione di età compresa tra i 45 e i 54 anni (+2,0%), mentre circa i due terzi dei nuovi occupati nella nostra regione è ascrivibile agli over55 (+48 mila occupati per i 55-64enni e +8,8 mila per gli over65, pari, rispettivamente a +14,4% e +21,4%): una dinamica, questa, strettamente correlata all’allungamento dell’età pensionabile”. Qualche segnale positivo, di contro, “si registra nell’ultimo anno da parte del sistema delle imprese, con un aumento delle previsioni di assunzioni del 15,4% nel Lazio (pari a +7.200 assunzioni previste, che passano dalle 46,7 mila del 2013 a 53,9 mila), grazie soprattutto al contributo della provincia capitolina (+6.010 posti, pari a +16,4%); significativo è anche l’aumento di Rieti (+30,2%, pari a +190 posti), cui seguono Latina (+15,1%, pari a +720), Frosinone (+6,9%, pari a +220) e Viterbo (+1,9%, pari a +30). Considerando tuttavia l’ultimo quinquennio, scende drasticamente la capacità di assorbimento di forza lavoro da parte del sistema imprenditoriale: l’incidenza delle assunzioni previste sul totale dei disoccupati nel Lazio è passata infatti dal 35,7% del 2010 al 16,4% del 2014 (dal 39% al 19% in Italia).
Il terziario si conferma il vero traino dell’economia regionale, registrando nell’ultimo anno un incremento del 5,1% (assorbendo complessivamente 1,9 dei 2,3 milioni di lavoratori presenti nel Lazio); a registrare una crescita degli occupati è anche il settore agricolo (+16,6%, che tuttavia rappresenta una quota marginale della forza lavoro: 46 mila occupati, pari al 2% del totale). Continua, invece, il declino degli occupati nell’industria in senso stretto (218 mila unità nel 2014, pari a -4,9% rispetto al 2013) e nelle costruzioni (137,1 mila il totale degli occupati, pari a -7,6%), che complessivamente, in un anno, registrano una perdita di oltre 22 mila lavoratori (oltre 60 ogni giorno). La dinamica osservata nell’ultimo anno trova riscontro anche nel medio periodo, con una crescita degli occupati nei servizi (+172 mila in valori assoluti rispetto al 2010, pari al +9,9%) e nell’agricoltura (+27,1% negli ultimi cinque anni) e una forte flessione nell’industria in senso stretto (-8,7% rispetto al 2010) e nelle costruzioni (-28,3%), con una perdita complessiva di 75 mila lavoratori”. “Il processo di precarizzazione che caratterizza il mercato del lavoro ha prodotto nel Lazio un calo dell’incidenza degli occupati a tempo pieno (dall’80,5% del 2013 al 79,9% del 2014), pari a 1,8 milioni, a favore di quelli a tempo parziale (dal 19,5% al 20,1%), pari a 462 mila. Questi ultimi hanno inoltre registrato nell’ultimo anno una crescita ben più consistente (+6,8%) di quella rilevata tra i lavoratori a tempo pieno (+2,6%). Contestualmente diminuisce anche l’incidenza dei lavoratori dipendenti (77,1% al 76,7% del 2014) rispetto a quelli indipendenti (dal 22,9% al 23,3%). Anche in questo caso, l’aumento dei lavoratori indipendenti risulta decisamente più significativo (+5,3%) di quello registrato tra i lavoratori dipendenti (+2,9%)”.