di Fabio Carosi
“Il Joc Act? E’ un’idea che non cambia nulla, perché non sarà certo l’Articolo 18 che farà muovere l’economia. E poi gli imprenditori quando il sistema Paese è in salute non hanno interesse a licenziare, semmai ad assumere”.
L’ingegner Claudio Salini titolare della Ics Grandi Lavori, uno dei principali player italiani del settore delle opere pubbliche, boccia senza indugi la politica economica del governo Renzi. A sorpresa è scavalca a sinistra la posizione di confindustria e, paradossalmente, è vicino molto più alla Cgil che alla rappresentanza degli imprenditori.
Salini, che da qualche giorno ha festeggiato l’apertura del cantiere per la realizzazione di un’innovativa “piastra” che cambierà il volto della stazione Termini, per spiegare come far uscire il Paese dal pantano di una crisi economica profondissima prende due esempi: “Prima internet non c’era – dice – ora che c’è chi ha cambiato la vita”. Secondo esempio: “Sino a 10-15 anni fa era impensabile andare a Firenze in meno di due ore e a Milano in tre ore: oggi si fa. L’Italia di ieri non è più quella di oggi grazie alle infrastrutture perché sono le opere pubbliche che fanno crescere il Paese e se vogliamo tornare a crescere è da lì che dobbiamo ricominciare”.
Impegnato con oltre 400 dipendenti all’estero dall’Albania al Marocco, sino alla Svizzera e in Italia in decine di cantieri tra ferrovie, metropolitane, ponti, viadotti, autostrada e aeroporti, riassume il “dramma” Italia proprio con un cantiere svizzero, quello della linea ferroviaria che avrebbe dovuto collegare Lugano con l’hub aeroportuale di Milano Malpensa, via Arcisate Stabio. La parte svizzera è stata ultimata in 4 anni, mentre dal confine con l’Italia, al valico di Gaggiolo, si prosegue praticamente in una terra di nessuno. Ad un certo punto dei lavori spunta l’arsenico e l’Ics solleva la questione con le Ferrovie dello Stato che avrebbero dovuto pagare per smaltire il terreno inquinato. Gli svizzeri lo hanno fatto, mentre in Italia si va avanti per 1600 giorni con interi paesi “quasi smantellati dal cantiere” che è rimasto una buca incompiuta. La Ics chiede la risoluzione del contratto per improcedibilità dell’appalto e chiude la vicenda con un indennizzo di 28 milioni di euro di risarcimento: molto di più di quanto sarebbe costato alle Ferrovie lo smaltimento della terra contaminata dall’amianto. “Ora siamo arrivati al paradosso – spiega l’ingegner Salini – lo scorso 10 ottobre il Cipe approva un nuovo progetto per finanziare lo smaltimento della terra contaminata e ci hanno chiesto di riprendere il cantiere. Ma dal momento del blocco ad oggi lo scenario economico è cambiato e abbiamo chiesto un naturale aggiornamento dei prezzi. Basta pensare a quanto costa di più il gasolio rispetto al 2009″. Il conto è di 52 milioni di euro, le Fs ne mettono sul piatto uno e chiedono di risolvere consensualmente il contratto. Così la ferrovia nel tratto svizzero è stata inaugurata, in quello nostro le Ferrovie ripartono da capo con una nuova gara”.
“Ma io resto ottimista – conclude l’ingegner Salini perché questo Paese ce la può fare. Basta smetterla di parlare e rimboccarsi le maniche. Non per salire su un palco, però”.
