Cosa unisce gli studenti del Lazio con i minatori e gli attivisti gay inglesi protagonisti della commovente pellicola “Pride” di Matthew Warchus? Risposta semplice: 3815 alunni delle quarte e quinte classi delle superiori salteranno la scuola per un giorno e andranno al cinema. Paga la Regione Lazio.
E’ l’ultima bizzarria di un Ente che tra spending review, Irpef alle stelle e riduzione dei trasferimenti nazionali, prende quasi 23 mila euro (22.945,76 iva compresa) dal capitolo di spesa per “le popolazioni in relativo svantaggio” e li mette a disposizione del vicepresidente Massimiliano Smeriglio che così invita i “ragazzi” al cinema per una giornata educativa contro l’omofobia e per la valorizzazione della cultura gay?
Ora, la pellicola è di per sé un film cult, se non altro perché sintetizza con energia ed educazione l’amicizia che nasce tra attivisti gay e minatori, uniti dalla protesta contro la Lady di Ferro, Margaret Thatcher. Secondo la determinazione di spesa del 18 marzo, Pride è “un film capace di trasmettere ai giovani un messaggio positivo di emancipazione e integrazione”. E fino qui nulla da obiettare, se non che il piano per i diritto allo studio richiamato dalla disposizione, sembra una sorta di secchio dove andare a prendere fondi per operazioni spot e che non hanno nulla di pianificato. La domanda, infatti, sorge spontanea: se proprio il cinema d’autore viene individuato quale percorso formativo per gli studenti, perché non creare un piano organico di pellicole da vedere, secondo un percorso culturale certo, condiviso e pubblico e limitarsi ad un’unica proiezione?
Sono le risposte che dovrebbe fornire lo stesso vicepresidente Smeriglio che, delegato dal presidente Zingaretti quale assessore alla Scuola e alla Formazione, individua un solo progetto da finanziare. Perché se si vuole trasmettere ai giovani un messaggio positivo e di emancipazione, di iniziative se ne potrebbero fare, magari in accordo con l’assessore alla Cultura, Lidia Ravera, che da buona scrittrice e donna di cultura, potrebbe fornire un supporto strategico nell’individuazione di un percorso culturale completo ed evitare così quella che si configura invece come una giornata di scuola in meno in un calendario di studi devastato da scioperi e difficoltà in cui versa l’intero settore scolastico.
A scoprire la determinazione di spesa con la quale Smeriglio invita al cinema gli studenti laziali, è il consigliere regionale Fabrizio Santori: “Tagliano 24 milioni di euro alle scuole paritarie ma poi i soldi per bizzarre iniziate li trovano sempre. Non sono contro il cinema e rispetto le comunità gay e lesbiche – spiega Santori – ma sono contro una Regione che spende soldi senza la minima pianificazione, senza un vero e chiaro obiettivo culturale e con una fissazione per l’orientamento sessuale di chiara matrice. Siamo tutti contro l’omofobia ma non per questo i nostri figli devono avere un’unica occasione per accrescere la loro sensibilità e la loro maturità grazie a una Regione cha ha una sorta di ossessiona maniacale per la cultura gay in generale. Più che una giornata al cinema, mi sembra un regalo all’assessore e vicepresidente Smeriglio per le sue politiche personali. Ripeto: questa Regione sembra avere in mente solo la cultura omosessuale dimenticando le famiglie tradizionali e le loro giuste necessità”.

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LO SCONTRO. Con quasi 23 mila euro di spesa, la Regione Lazio decide di spedire nelle sale 3815 alunni delle IV e V classi delle Superiori per assistere alla pellicola Pride. I fondi vengono dal capitolo “popolazioni in relativo svantaggio” e la spesa viene giustificata come giornata educativa. Dietro c’è la manina del vicepresidente Massimiliano Smeriglio. Protesta il consigliere Fabrizio Santori: “Tagliano 24 milioni alle scuole paritarie e poi bruciano i soldi in iniziative che testimoniano un’ossessione per la cultura gay. Perché non far vedere ai ragazzi anche pellicole che raccontano le famiglie tradizionali?”. IL DOCUMENTO



