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“Una notte in piedi e al freddo”. Pellegrini: le verità nascoste

“Una notte in piedi e al freddo”. Pellegrini: le verità nascoste
pellegrini 4 canonizzazioni
IL CASO. Il racconto di una comitiva di polacchi, stremato dall’attesa e senza possibilità di sedersi nei giardini del Castello. Le “false chiusure”, i volontari del selfie e i vip all’attacco dei varchi del colonnato
“Una notte in piedi e al freddo”. Pellegrini: le verità nascoste
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“Una notte in piedi e al freddo”. Pellegrini: le verità nascoste
“Una notte in piedi e al freddo”. Pellegrini: le verità nascoste

di Claudio Roma

L’altra Roma della canonizzazione dei Papi è una città invisibile: soffre in silenzio i “buchi dell’organizzazione” ma non protesta per civiltà e forse perché comprende che, di fronte ad una massa imponente”, il vero successo è esserci stati.
Come è accaduto ad un centinaio di pellegrini giunti dalla Polonia. Appuntamento alle 17 di sabato per la veglia notturna e poi dispersi tra Castel Sant’Angelo, piazza Navona e il tentativo (vano) di rispettare le indicazioni. Hanno passato la notte tra sabato e domenica in piedi e al freddo. Sguardì al’insù nei giardini del Castello, dove il prato si è trasformato in una gigantesca tendopoli, un accampamento dove resistere è stato possibile solo grazie alla forza della fede. “Impossibile sedersi – raccontano ad affaritaliani.it – e dal tardo pomeriggio sino alle tre del mattino di domenica siamo rimasti così ad attendere l’alba, coscienti che se avessimo perso il posto davantio ad uno dei megaschermi, sarebbe stato impossibile tornare. Ma con noi c’era talmente tanta gente che era impossibile mettersi seduti in terra. Solo chi era arrivato dal mattino aveva potuto aprire tende e stendee sacchi a pelo.
Alle tre del mattino, però, hanno mollato: “Qualcuno di noi stava per sentirsi male e così abbiamo iniziato un pelegrinaggio-bis in città, nel tentativo di trovare un posto dove metterci seduti e riposare”. Sino alle 5, però, perché col chiarore dell’alba è ricominciata l’avventura”. E allora ecco cosa non ha funzionato nella complessa e delicata macchina organizzativa dell’accoglienza.
Via della Conciliazione. La chiusura sino alle 5 del mattino di domenica è stato un bluff. In migliaia si sono accampati già dalla serata e lì sono rimasti trasformando la via in un bivacco.
Castel Sant’Angelo. Un immenso campeggio spontaneo con i maxischermi sotto assedio. Bagni chimici dislocati in pochi punti e ridotti già dalla mattina di domenica a superlatrine nauseabonde. L’assedio è diventato totale quando la macchina organizzativa non è riuscita a contenere la pressione di chi voleva entrare e in migliaia si sono addirittura riversati sulle sponde del Tevere.
I volontari. Elegantissimi e visibili con le loro divise luccicanti dovevano assistere, guidare e non fare la fila per raggiingere i posti migliori e poi scattare centinaia di selfie mentre i pellegrini vagavano nel nulla. Per non parlare poi dei bivacchi naturali ai quali si sono lasciati andare per stanchezza. Più che volontari per l’assistenza, in molti sembravano figurine di un risiko alla romana.
I vip nel colonnato. Lui e lei poco più che ventenni. Sono arrivati al varco riservato ai prelati con il foglietto azzurro che garantiva l’accesso in piazza nei “posti d’onore”. C’è voluta la pazienza di un agente della Gendarmeria Vaticana per spiegare che quel passi era per preti e che “la signorina non era di certo un prete”. Di fronte all’insistenza ha tuonato: “Da qui non passate neanche se viene un cardinale”. Inutile per i due furbetti citare “don x”, che aveva donato il foglietto magico. “Solo preti e basta”. Ma di pass azzurri ce n’erano a migliaia, quasi partoriti da una tipografia clandestina.