di Alberto Berlini
Duemilatredici l’annus horribilis, nero come lo smog che per più di quaranta volte ha fatto suonare l’allarme rosso delle centraline che monitorano costantemente i valori degli inquinanti nell’aria della città. Per più di un mese in un anno i romani hanno respirato aria velenosa e solo la pioggia ha scongiurato il blocco totale del traffico nei giorni di Natale.
“Un problema che si è oramai cronicizzato e che da dieci anni è combattuto con strumenti che servono solo a superare l’emergenza”. Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio ha scelto Affaritaliani.it per rileggere i dati di un anno in cui i romani hanno dovuto trattenere il fiato, ma con uno sguardo al futuro in cui non si dovrà ricorrere alla danza della pioggia per consentire alla città di respirare. “In cinque anni si potrebbe risolvere un problema che è sistemico. Non si può continuare ad affrontare l’emergenza con provvedimenti restrittivi dettati solo dal rispetto delle normative e non da un vero e proprio piano risolutivo del problema”.

L’ennesimo blocco dei veicoli più inquinanti ad un giorno dalla fine di un anno dove addirittura la centralina di Corso Francia ha registrato 41 giorni oltre il limite di polvere sottili nell’aria.
“Questa città è schiava della smog, così come è schiava della auto, praticamente una per ogni abitante, mentre la mobilità pubblica oltre ad essere inefficiente gode di una fama tutt’altro che positiva tra i romani stessi. E nei giorni in cui si assiste al picco di veleni nell’aria aumentano i ricoveri e i casi di malattie respiratorie”.
E allora interviene il comune con i blocchi e le targhe alterne…
“Provvedimenti che cercano di curare i sintomi, ma non la malattia. Lo impone la legge, limitano l’immissione di nuovi inquinanti nell’atmosfera, ma quando ci sono giorni di sereno in concomitanza con la stagione fredda, allora lo smog non riesce a disperdersi e si crea quella cappa di aria velenosa”.
Non resta che sperare nella pioggia.
“Appena prima di Natale è stato scongiurato il blocco totale del traffico, ma solo perché è cambiato il tempo. Ma non possiamo metterci a fare la danza della pioggia ogni qualvolta la città comincia a boccheggiare”.
Quindi, quale cura senza ricorrere a sciamani?
“Le emergenza vanno affrontate senza restare schiavi del meteo. Il nuovo piano della mobilità potrà essere una cura. La ricetta: una drastica limitazione del traffico privato, con nuove Ztl e aree pedonali, e non solo nel centro, ma anche nelle periferie che sono il nodo cruciale perché è lì che tre milioni di romani vivono in coda”.
Mi scusi, ma come la mettiamo con i trasporti?
“Il parco macchine si sta invecchiando, e la crisi non farà che peggiorare la situazione diminuendo il ricambio. La soluzione sta nell’incentivare la mobilità pubblica, portando a compimento la Metro C fino a Colosseo, sarebbe inutile bloccarla a San Giovanni. Ma la vera partita si gioca sulle ferrovie metropolitane che hanno visto duplicare in dieci anni i passeggeri: ora sono 360mila i pendolari che scelgono questo mezzo. Servono più treni e nuovi binari”.

Ma non mi pare possa bastare, per muoversi in città serve una rete più capillare, non crede?
“L’asso nella manica è la creazione di una vera e propria rete tranviaria. Costa meno, e si realizza in meno tempo. L’esempio è la linea 8 che ha rivoluzionato un quartiere ed è un modello di efficienza per la mole di passeggeri che può trasportare. Su tutte le consolari possono essere messi nuovi binari che diano una vera alternativa all’automobile per gli spostamenti quotidiani”.
Servono soldi per questi progetti, e le casse piangono…
“I progetti ci sono e giacciono nei cassetti già dalla precedente amministrazione. Si tratta di nuove reti che possono essere realizzate dai privati che ne otterranno la gestione, così come per i parcheggi di scambio. Ma niente scambio di cubature come ipotizzato per portare la Metro C fino a Clodio. Abbiamo già fatto troppo male alle nostre campagne”.
Un augurio per il 2014?
“Marino è un capitano coraggioso, e deve proseguire la sua azione. Deve farlo perché i romani vogliono un cambiamento. Non possiamo essere sempre il fanalino di coda di ogni classifica europea. In cinque anni questa città può cambiare faccia e uscire dall’emergenza. Basta volerlo.”




