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Via Napolitano dal Quirinale. Da reggia a museo. La sfida

Via Napolitano dal Quirinale. Da reggia a museo. La sfida
Guardie Quirinale
Torna in primo piano il dibattito sulla destinazione del palazzo simbolo della Repubblica. Dall’archeologo Andrea Carandini, prende spunto un libro di Beppe Sangiorgi segretario dell’istituto Sturzo il quale sostiene la necessità di trasformare il Palazzo in un museo simbolo dell’Italia. E la tesi riemerge grazie all’intervento di Lucio D’Ubaldo: “La Città Probità di Pechino è stata aperta al pubblico e oggi è meta di milioni di visitatori”. LA GALLERY
Via Napolitano dal Quirinale. Da reggia a museo. La sfida
Via Napolitano dal Quirinale. Da reggia a museo. La sfida
Via Napolitano dal Quirinale. Da reggia a museo. La sfida

di Fabio Carosi

Via il presidente della Repubblica dal Quirinale… per trasformarlo in? Provocazione, sfida o lampo di genio? Per ora è un’idea che nasce da una valutazione di un archeologo del calibro di Andrea Carandini, diventa un tema reale in un libro del segretario generale dell’Istituto Sturzo, Giuseppe Sangiorgi e torna a galla con il candidato a presidente del Municipio del centro storico della lista Marchini, Lucio D’Ubaldo.
Il tema è semplice. Dagli studi di Carandini, noto per aver “sezionato” il Palatino e scoperto vestigia sopravvissute a barbari e Barberini, è emerso che la casa del fondatore di Roma poggia sull’antagonismo col modello orientale di reggia e quindi esprime un concetto di parità tra regnante e popolo. E nonostante la simbologia introdotta già da Sandro Pertini della “casa degli italiani”, il palazzo del Quirinale resta sempre un luogo lontano e, in tempi di spending review e crisi economica, una soluzione abitativa per il presidente della Repubblica che stride con i problemi fi tanti italiani che la casa non ce l’hanno.

E allora che farne? Intanto “sfrattare” il Primo Cittadino e individuare una “casa meno sfarzosa” e poi trasformare il Quirinale che ha visto il culto di Quirino, i Dioscuri, Papi persino Napoleone e il Re, in un museo dell’Italia. “Il luogo di più alta rappresentanza della realtà storica, artistica e culturale del Paese”, come ben scrive Beppe Sangiorgi nel suo Rivoluzione Quirinale, (Gaffi Editore, 2010) e come sostiene D’Ubaldo soprattutto per gli effetti che potrebbe avere un’organizzazione nuova del cuore della città e della Nazione negli “sul tipo di organizzazione urbanistico-ambientale della Capitale, quella che interessa la sua parte più sensibile e preziosa, vale a dire il Centro storico”.
E se si vuole guardare oltreconfine, basti pensare alla Città Proibita di Pechino che è stata aperta al pubblico e oggi è un grande centro di attrazione per milioni di turisti provenienti da tutto il mondo. Spiega ancora D’Ubaldo: “È un dibattito interessante, ricco di implicazioni e conseguenze, che dovremmo tenere aperto specialmente in vista delle celebrazioni per i 150 anni di Roma Capitale (1870-2020). Alla stregua dell’ottimo lavoro di scavo sulle ragioni dell’identità nazionale, operato appena poco tempo fa nel corso dell’analogo anniversario sui 150 anni dell’Unità d’Italia, anche l’indagine attorno alla funzione e al destino del Quirinale avrebbe piena rilevanza”.
Insomma, per il Colle si apre il dibattito: modello orientale di reggia, oppure aperta al pubblico come museo unico e straordinario. Per ora la seconda ipotesi già sembra piacere. Da quando il Quirinale apre le porte agli italiani per le visite organizzate, la fila è garantita. Nel “modello Roma” che si vuole costruire attorno al turismo, duemila anni di storia in più possono far comodo. Anhe all’immagine di sobrietà di un Paese ex ricco. La sfida è partita.