di Fabio Carosi
Via il presidente della Repubblica dal Quirinale… per trasformarlo in? Provocazione, sfida o lampo di genio? Per ora è un’idea che nasce da una valutazione di un archeologo del calibro di Andrea Carandini, diventa un tema reale in un libro del segretario generale dell’Istituto Sturzo, Giuseppe Sangiorgi e torna a galla con il candidato a presidente del Municipio del centro storico della lista Marchini, Lucio D’Ubaldo.
Il tema è semplice. Dagli studi di Carandini, noto per aver “sezionato” il Palatino e scoperto vestigia sopravvissute a barbari e Barberini, è emerso che la casa del fondatore di Roma poggia sull’antagonismo col modello orientale di reggia e quindi esprime un concetto di parità tra regnante e popolo. E nonostante la simbologia introdotta già da Sandro Pertini della “casa degli italiani”, il palazzo del Quirinale resta sempre un luogo lontano e, in tempi di spending review e crisi economica, una soluzione abitativa per il presidente della Repubblica che stride con i problemi fi tanti italiani che la casa non ce l’hanno.
E allora che farne? Intanto “sfrattare” il Primo Cittadino e individuare una “casa meno sfarzosa” e poi trasformare il Quirinale che ha visto il culto di Quirino, i Dioscuri, Papi persino Napoleone e il Re, in un museo dell’Italia. “Il luogo di più alta rappresentanza della realtà storica, artistica e culturale del Paese”, come ben scrive Beppe Sangiorgi nel suo Rivoluzione Quirinale, (Gaffi Editore, 2010) e come sostiene D’Ubaldo soprattutto per gli effetti che potrebbe avere un’organizzazione nuova del cuore della città e della Nazione negli “sul tipo di organizzazione urbanistico-ambientale della Capitale, quella che interessa la sua parte più sensibile e preziosa, vale a dire il Centro storico”.
E se si vuole guardare oltreconfine, basti pensare alla Città Proibita di Pechino che è stata aperta al pubblico e oggi è un grande centro di attrazione per milioni di turisti provenienti da tutto il mondo. Spiega ancora D’Ubaldo: “È un dibattito interessante, ricco di implicazioni e conseguenze, che dovremmo tenere aperto specialmente in vista delle celebrazioni per i 150 anni di Roma Capitale (1870-2020). Alla stregua dell’ottimo lavoro di scavo sulle ragioni dell’identità nazionale, operato appena poco tempo fa nel corso dell’analogo anniversario sui 150 anni dell’Unità d’Italia, anche l’indagine attorno alla funzione e al destino del Quirinale avrebbe piena rilevanza”.
Insomma, per il Colle si apre il dibattito: modello orientale di reggia, oppure aperta al pubblico come museo unico e straordinario. Per ora la seconda ipotesi già sembra piacere. Da quando il Quirinale apre le porte agli italiani per le visite organizzate, la fila è garantita. Nel “modello Roma” che si vuole costruire attorno al turismo, duemila anni di storia in più possono far comodo. Anhe all’immagine di sobrietà di un Paese ex ricco. La sfida è partita.




