Per anni è stata scambiata per un comune calabrone europeo. In realtà, dietro quel nido rinvenuto in un’abitazione di Monteverde, a Roma, si nascondeva una scoperta destinata a cambiare il modo di osservare la diffusione degli imenotteri nel nostro Paese. A riconoscere per primo la presenza della Vespa orientalis in Italia è stato Andrea Lunerti, naturalista ed esperto di fauna urbana, che ha intuito immediatamente di non trovarsi di fronte a un episodio isolato.
Il parere dell’esperto
In questa intervista Andrea Lunerti ripercorre le tappe della scoperta, spiegando come distinguere la Vespa orientalis dal calabrone europeo, analizzando i comportamenti da adottare in caso di avvistamento e approfondendo le possibili ricadute della sua diffusione sulla sicurezza dei cittadini, sull’apicoltura e sulla biodiversità.
Lei è stato tra i primi a documentare e catalogare la presenza della Vespa orientalis a Roma.
La segnalazione è arrivata da una famiglia di Monteverde che, rientrata dalle vacanze con i propri figli, era preoccupata per la presenza di quello che sembrava un nido di calabrone europeo. Una volta giunto sul posto mi sono reso conto che non si trattava della comune Vespa crabro, bensì della Vespa orientalis, una scoperta che mi ha lasciato stupito. Di fronte a questo ritrovamento ho lanciato immediatamente un allarme, coinvolgendo non solo gli enti competenti, ma anche i media per le possibili implicazioni sul piano sanitario.

Cosa bisogna sapere sulla Vespa orientalis?
Si tratta di una specie poco conosciuta nel nostro territorio, caratterizzata da un veleno differente rispetto a quello del calabrone europeo. Mentre la Vespa crabro possiede un veleno prevalentemente neurotossico, quello della Vespa orientalis presenta una composizione diversa e può provocare effetti differenti sull’organismo. Quando avvistai il singolo nido, conoscendo l’elevata capacità di adattamento della specie, ho ipotizzato che non si trattasse di un caso isolato e che fosse il primo segnale di una presenza più estesa sul territorio. La Vespa orientalis è un insetto originario di aree caratterizzate da climi aridi e desertici, capace di sopravvivere anche in condizioni ambientali difficili e di sfruttare qualsiasi fonte alimentare disponibile.
Quali sono le caratteristiche che fanno di Roma un ambiente favorevole alla diffusione della specie?
La Capitale è ricca di siti archeologici, monumenti e strutture storiche che offrono numerosi anfratti, cavità e punti difficilmente accessibili, luoghi ideali per la nidificazione. La disponibilità di risorse alimentari sono un altro tema che favorisce la diffusione della specie. In diverse aree della città i rifiuti vengono lasciati a lungo nei cassonetti, spesso stracolmi, mentre i sacchi vengono frequentemente lacerati da gabbiani e cinghiali, rendendo il cibo facilmente accessibile. Per un insetto estremamente opportunista, queste condizioni rappresentano un habitat particolarmente favorevole.

La sua scoperta ha generato molto clamore?
All’inizio le mie dichiarazioni sono state considerate allarmistiche. Purtroppo avevo ragione, infatti, estendendo gli studi ho capito che lo scenario che avevo ipotizzato era realistico. Questo insetto ha colonizzato ampie porzioni del territorio romano, dimostrando una straordinaria capacità di adattamento agli ambienti antropizzati, cioè agli spazi urbani e alle aree frequentate quotidianamente dall’uomo.
C’è un dato che considera particolarmente significativo?
Da quando ho rimosso il primo nido, non mi è mai più capitato di intervenire in un contesto naturale. I successivi incarichi sono avvenuti esclusivamente in ambiente urbano.
Quali sono le situazioni più pericolose per i cittadini?
L’apertura accidentale di una serranda, lo spostamento di un elemento strutturale, il ricorso al fai-da-te per eliminare o mettere in sicurezza un nido. Gli episodi più critici si verificano quando i nidi vengono realizzati all’interno o nelle immediate vicinanze delle abitazioni. Durante il periodo estivo il pericolo aumenta poiché gli indumenti leggeri lasciano gran parte del corpo esposta alle punture. Per questo motivo è fondamentale evitare qualsiasi intervento improvvisato e rivolgersi sempre a personale specializzato.
Molti cittadini confondono la Vespa orientalis con il calabrone europeo. Quali sono le differenze principali?
La Vespa crabro presenta una corporatura più robusta e dimensioni generalmente maggiori, con il tipico addome caratterizzato da bande gialle e nere, mentre la Vespa orientalis ha un corpo più slanciato, una colorazione prevalente rosso-brunastra e una vistosa banda gialla sull’addome, elemento distintivo che ne facilita il riconoscimento. Sul mio profilo Facebook ho pubblicato un filmato dedicato proprio a questa caratteristica fascia gialla, illustrando una delle peculiarità che hanno attirato l’interesse della ricerca scientifica.
Può spiegarci meglio?
Alcuni studi hanno ipotizzato che i pigmenti presenti in questa zona possano svolgere un ruolo nell’assorbimento della luce solare e nella gestione dell’energia dell’insetto, un fenomeno ancora oggetto di approfondimento e non assimilabile alla fotosintesi delle piante.
La Vespa orientalis proprio per questa peculiarità continua a essere studiata da numerosi gruppi di ricerca. Comprendere il funzionamento dei suoi pigmenti e delle sue strutture cuticolari potrebbe, in futuro, contribuire allo sviluppo di nuove conoscenze nell’ambito dei materiali e delle tecnologie per la raccolta e la gestione dell’energia solare, anche se le possibili applicazioni sono ancora in fase di studio e richiedono ulteriori conferme scientifiche.
Quali saranno i nuovi sviluppi?
Ho osservato un fenomeno particolarmente evidente: il calabrone europeo sembrava essere quasi completamente soppiantato. Negli ultimi tre anni, però, la situazione ha iniziato a cambiare. Il calabrone europeo sta progressivamente riconquistando parte del territorio esclusivamente in prossimità di ambienti naturali, grandi parchi urbani e aree verdi. Nei quartieri centrali e nei centri storici, la Vespa orientalis è diventata la specie dominante, confermando una straordinaria capacità di adattamento agli ambienti antropizzati.

Come si può prevenire questo fenomeno?
Bisogna essere informati. Per questo, negli ultimi anni, ho documentato numerosi casi attraverso fotografie e filmati pubblicati sui miei canali social, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sui luoghi più a rischio e sull’importanza di non intervenire autonomamente, ma di rivolgersi sempre a personale qualificato per la bonifica dei nidi.
Quali rischi comporta la diffusione della Vespa orientalis per le api, l’apicoltura e, più in generale, per la biodiversità?
La Vespa orientalis rappresenta una minaccia concreta anche per il settore dell’apicoltura. La sua capacità predatoria può avere conseguenze significative sulle colonie di api e, di riflesso, sull’equilibrio degli ecosistemi e sulla biodiversità. La sua diffusione non incide solo sulla produzione di miele, bensì, sull’intero equilibrio ecologico, aumentando la competizione con altri imenotteri e riducendo la disponibilità di risorse alimentari per numerose specie impollinatrici. Per questo motivo il fenomeno merita un costante monitoraggio, non solo sotto il profilo sanitario, ma anche dal punto di vista della tutela della biodiversità e della conservazione degli ecosistemi.

