Clima tesissimo a Palazzo Madama durante l’audizione del governo sulla crisi in Iran. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiarito che l’Italia non è stata preavvisata dell’operazione militare: “Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia. Noi, come la Germania e la Polonia, siamo stati informati a operazione iniziata”.
Parole che hanno acceso la replica dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con un botta e risposta che ha rapidamente superato il piano politico per scivolare su quello personale.
Tajani ha respinto le accuse sui rapporti con Washington: “A me Trump non mi ha mai chiamato Tony. Lei lo chiamava Giuseppe”. Da lì, un crescendo di interruzioni, richiami e proteste dai banchi.
La presidente di turno ha tentato più volte di riportare ordine: “Ministro, mi aiuti a mantenere il dibattito civile”. Ma il clima si è ulteriormente surriscaldato, fino alla decisione drastica: “Sospendo la seduta”.
Nel merito, Tajani ha ribadito la linea italiana:
- no alla proliferazione nucleare in Iran;
- priorità alla sicurezza dei circa 70 mila italiani presenti nell’area;
- coordinamento europeo per una soluzione diplomatica;
- organizzazione di voli charter e assistenza consolare nei Paesi del Golfo.
Sul fronte Difesa, è intervenuto anche Guido Crosetto, chiamato a replicare dopo la sospensione, mentre l’opposizione chiedeva chiarimenti sulla gestione dell’emergenza e sulle informazioni ricevute dal governo.
La tensione parlamentare riflette il clima politico acceso attorno alla crisi mediorientale e al ruolo dell’Italia nello scenario internazionale.

