Luci basse, atmosfera raccolta, decine di candele a illuminare il palco. All’Ariston va in scena uno dei momenti più emozionanti del Festival di Sanremo 2026: il duetto tra Laura Pausini e Achille Lauro sulle note di 16 marzo.
La scenografia è essenziale ma carica di significato: un divano, un pouf, tappeti, un pianoforte verticale. Un salotto intimo, quasi domestico, che trasforma il palco dell’Ariston in uno spazio sospeso, lontano dalla competizione e vicino alle emozioni.
Pausini e Lauro entrano in punta di piedi, senza annunci roboanti. Le loro voci si intrecciano con delicatezza, alternandosi e poi fondendosi in un’interpretazione intensa, misurata, costruita più sui silenzi che sugli acuti. 16 marzo diventa così un racconto condiviso, una confessione a due che attraversa il teatro e arriva fino all’ultima fila.
Il pubblico ascolta in religioso silenzio. Nessun rumore, nessuna distrazione. Solo alla fine, quando l’ultima nota si spegne, l’Ariston esplode in un applauso lungo e convinto, carico di gratitudine più che di entusiasmo.
Un duetto che non cerca l’effetto speciale, ma la verità emotiva. E che conferma come, anche a Sanremo, la musica sappia ancora fermare il tempo.
