di Pietro Mancini
Nella serata di domenica, 2 milioni e 800mila telespettatori, con uno share di 12,01 per cento, si sono sintonizzati su RAI 3 per vedere, rabbrividendo forse, come chi scrive, l’inchiesta di “Report”. Giovanna Boursier, muovendosi con la sua telecamerina, ha firmato uno dei più efficaci, e meno dispendiosi per la RAI, reportages dei media sulle cause e sulle responsabilità per il disastro della “Costa Concordia”, il 13 gennaio del 2012, in cui persero la vita 32 persone.
Il successo del servizio del programma di Milena Gabanelli dimostra la vacuità dei dibattiti sulla presunta crisi dei talk televisivi. Stanno perdendo ascolti e credibilità i dibattiti, noiosi e ripetitivi, con gli stessi ospiti, che passano da uno studio televisivo a un altro, non di rado nella stessa serata.
Non è, invece, in crisi il giornalismo, che informa, documenta, fornisce notizie inedite : quanti sapevano che, al momento dell’impatto con lo scoglio, davanti all’Isola del Giglio, c’era, al timone di quella imponente nave, un marinaio indonesiano, ex lavapiatti, assunto dall’armatore per risparmiare sul compenso e che non comprendeva gli ordini, tutt’altro che chiari, di Schettino ?
E, forse non a caso, il reportage è stato trasmesso, in coincidenza con le polemiche, seguite al nubifragio di Genova. Al naufragio della “Concordia”, come all’alluvione del capoluogo, hanno contribuito lavori eseguiti male, per risparmiare denaro, promesse disattese, impegni mai mantenuti, scaricabarile, dei politici e dei tecnici, il giorno dopo.
Oltre ad assicurare mega-stanziamenti, il governo e gli enti locali, come i responsabili del trasporto marittimo, dovrebbero compiere un’analisi approfondita sulle ragioni vere di queste sciagure.
Noi, seguendo ”Report” e leggendo i documentati servizi dei giornali sul fango, che ha invaso Genova, abbiamo capito che, nel nostro Paese, in troppi, delicati, settori, non viene lasciato il giusto spazio alla competenza, alla professionalità, alla serietà, ai meriti.
Per convenire su tutto ciò, basta riflettere sulla vicenda dell’ex comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, De Falco, trasferito in un anonimo ufficio a girarsi le dita, nonostante ( o a causa ?), in quella notte tragica, per le famiglie dei croceristi scomparsi e per l’immagine dell’Italia, egli avesse, con energia, richiamato il responsabile della “Concordia”, Schettino, a fare il suo dovere. E ad assumersi, con coraggio, quelle responsabilità a cui molti, nel nostro bel Paese, preferiscono sottrarsi.

