Di Giordano Brega
Ci racconti il suo Nerone, che sta portando sul palco del Manzoni di Milano…
“Il titolo è già un programma “Nerone, duemila anni di calunnie”. Per la prima volta raccontiamo da un’altra angolatura l’imperatore romano, considerato una sorta di mostro dalla storia. Il pubblico vedrà i lati positivi di quest’uomo, considerato una specie di anti-Cristo. In realtà fu statista e artista. Fece una rivoluzione culturale. Voleva portare la Grecia a Roma. E la portò. Governò per il popolo contro la lobby intellettuale ed economica del tempo, composta dai latifondisti, dalla classe aristocratica e dal Senato. Andò contro quelli che oggi definiremmo ‘poteri forti’. E dopo il suo suicidio fu scritta qualsiasi cosa contro di lui”
Perché accadde questo?
“Perché alla storia non faceva comodo un imperatore amato dal popolo. A Roma continuarono ad amarlo anche dopo la sua morte. Dicevano ‘c’è Nerone, c’è il suo fantasma’. Tipo Jim Morrison (ride, ndr). Era amato, per le sue origini. Sua madre – Agrippina – fu mandata in esilio da Caligola. E in più gli confiscarono tutti i beni di suo padre. Lui crebbe in una casa modesta allevato da un barbiere e da un ballerino – da cui imparò la vene artistica. Veniva dal popolo, amava travestirsi, andare nelle bettole di Ponte Miglio a giocare e bere. A fare le risse. Era un imperatore sopra le righe che cercò anche di fare una rivoluzione tributaria, abolendo alcune tasse indirette per il popolo. E per questo fu osteggiato anche dopo la morte. Ci fu la damnatio memoriae, che deriva dall’incendio di Roma – di cui lui non fu colpevole. Si pensa che siano stati un gruppo di cristiani che alimentarono tanti piccoli focolai di incendi che c’erano quotidianamente a Roma. Non dimentichiamo che era una città fatta di legno. Quindi gli incendi erano all’ordine del giorno. I cristiani la consideravano una città alla stregua di Sodoma e Gomorra. Qualcuno di loro – sotto tortura – si assunse la colpa dell’incendio e Nerone ne fece giustiziare un centinaio”.
Quindi Nerone fu una vittima della cattiva informazione. Come ce ne sono molte oggi…
“E infatti questa storia è una metafora sul potere, su quello che è successo anche da noi negli ultimi anni. Come la macchina del fango e la calunnia possono far cadere i governi. Una volta i poteri forti erano ‘interni’. Venivano dal Senato. Oggi arrivano dall’esterno. Come quelli che fecero cadere il nostro governo qualche anno fa. E ancora ci comandano oggi”
E chi sono i poteri forti?
“Siamo vittime della Banca Europea. Siamo schiavi della Banca Europea. Il governo Monti è stato imposto dall’estero. Abbiamo avuto tre governi non nominati dal popolo. Quello che ha subito Berlusconi, come damnatio memoriae, è un po’ quello che ha subito Nerone”.
Quindi Berlusconi come Nerone?
“No, non ufficialmente. Ci sono delle cose che sembrano di Renzi. Del resto c’è una battuta molto bella nello spettacolo. Seneca – rappresentante della classe intellettuale, filosofo pagato milioni di sesterzi da Nerone, ma che intanto cospira contro di lui –dice al suo imperatore: “Tu sarai ricordato come un demagogo”. Nerone gli risponde: “Demagogia è il termine usato da voi democratici quando la vera democrazia vi spaventa”.
Quindi se dovesse paragonare Renzi a un personaggio di quella Roma…
“Beh ripeto, Nerone in certe cose assomiglia a Berlusconi e in certe a Renzi. Era un imperatore che sapeva parlare con il popolo. Simpatico, giovane. Andò al potere a diciassette anni”.
Conclusione: Nerone un po’ Silvio e un po’ Matteo..
“Sì. Poi lui era amante della Grecia, era un’altra cosa. Ma la metafora sul potere – su quello che succedeva 2000 anni fa e quello che succede oggi – ci sta tutta”
Grillo come lo collochiamo nell’antica Roma?
“Non è collocato in questo spettacolo… Ci sono però le congiure di palazzo, la conta dei parlamentari. I senatori che passano e tradiscono i frondisti. C’è una scena in cui si dice: ‘ Tu quanti senatori hai? Io tredici… io anche sette tribuni… i magistrati sono con noi e anche la guardia pretoriana… Lo faremo cadere e lo uccideremo di fronte al tempio di Giano’. Sì, sembrano le congiure di palazzo”.

