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Sylos Labini ad Affari: “Il mio Nerone? Un po’ Silvio e un po’ Renzi”

Sylos Labini ad Affari: “Il mio Nerone? Un po’ Silvio e un po’ Renzi”
“Il mio Nerone? Racconto da un’altra angolatura l’imperatore romano, considerato una sorta di mostro dalla storia. Il pubblico vedrà i lati positivi di questo imperatore considerato una specie di anti-Cristo. Fece una rivoluzione culturale. Era amato dal popolo”. Lo spiega Edoardo Sylos Labini ad Affaritaliani.it. In questi giorni porta in teatro (attualmente al Manzoni di Milano, ndr), lo spettacolo “Nerone, duemila anni di calunnie”. “Fu vittima dei poteri forti. E’ una metafora sul potere. Su quello che è successo anche da noi negli ultimi anni. Come la macchina del fango, come la calunnia, può far cadere i governi”, spiega l’attore e politico. Iscritto alla nuova Forza Italia (è stato nominato a marzo nel comitato di presidenza) e marito di Luna Berlusconi (figlia di Paolo). E aggiunge: “Nerone è un po’ Silvio e un po’ Renzi…”. L’INTERVISTA

Di Giordano Brega

Ci racconti il suo Nerone, che sta portando sul palco del Manzoni di Milano…
“Il titolo è già un programma “Nerone, duemila anni di calunnie”. Per la prima volta raccontiamo da un’altra angolatura l’imperatore romano, considerato una sorta di mostro dalla storia. Il pubblico vedrà i lati positivi di quest’uomo, considerato una specie di anti-Cristo. In realtà fu statista e artista. Fece una rivoluzione culturale. Voleva portare la Grecia a Roma. E la portò. Governò per il popolo contro la lobby intellettuale ed economica del tempo, composta dai latifondisti, dalla classe aristocratica e dal Senato. Andò contro quelli che oggi definiremmo ‘poteri forti’. E dopo il suo suicidio fu scritta qualsiasi cosa contro di lui”

Perché accadde questo?
“Perché alla storia non faceva comodo un imperatore amato dal popolo. A Roma continuarono ad amarlo anche dopo la sua morte. Dicevano ‘c’è Nerone, c’è il suo fantasma’. Tipo Jim Morrison (ride, ndr). Era amato, per le sue origini. Sua madre – Agrippina – fu mandata in esilio da Caligola. E in più gli confiscarono tutti i beni di suo padre. Lui crebbe in una casa modesta allevato da un barbiere e da un ballerino – da cui imparò la vene artistica. Veniva dal popolo, amava travestirsi, andare nelle bettole di Ponte Miglio a giocare e bere.  A fare le risse. Era un imperatore sopra le righe che cercò anche di fare una rivoluzione tributaria, abolendo alcune tasse indirette per il popolo. E per questo fu osteggiato anche dopo la morte. Ci fu la damnatio memoriae, che deriva dall’incendio di Roma – di cui lui non fu colpevole. Si pensa che siano stati un gruppo di cristiani che alimentarono tanti piccoli focolai di incendi che c’erano quotidianamente a Roma. Non dimentichiamo che era una città fatta di legno. Quindi gli incendi erano all’ordine del giorno. I cristiani la consideravano una città alla stregua di Sodoma e Gomorra. Qualcuno di loro – sotto tortura – si assunse la colpa dell’incendio e Nerone ne fece giustiziare un centinaio”.

Quindi Nerone fu una vittima della cattiva informazione. Come ce ne sono molte oggi…
“E infatti questa storia è una metafora sul potere, su quello che è successo anche da noi negli ultimi anni. Come la macchina del fango e la calunnia possono far cadere i governi. Una volta i poteri forti erano ‘interni’. Venivano dal Senato. Oggi arrivano dall’esterno. Come quelli che fecero cadere il nostro governo qualche anno fa. E ancora ci comandano oggi”

E chi sono i poteri forti?
“Siamo vittime della Banca Europea. Siamo schiavi della Banca Europea. Il governo Monti è stato imposto dall’estero. Abbiamo avuto tre governi non nominati dal popolo. Quello che ha subito Berlusconi, come damnatio memoriae, è un po’ quello che ha subito Nerone”.

Quindi Berlusconi come Nerone?
“No, non ufficialmente. Ci sono delle cose che sembrano di Renzi. Del resto c’è una battuta molto bella nello spettacolo. Seneca – rappresentante della classe intellettuale, filosofo pagato milioni di sesterzi da Nerone, ma che intanto cospira contro di lui –dice al suo imperatore: “Tu sarai ricordato come un demagogo”. Nerone gli risponde: “Demagogia è il termine usato da voi democratici quando la vera democrazia vi spaventa”.

Quindi se dovesse paragonare Renzi a un personaggio di quella Roma…
“Beh ripeto, Nerone in certe cose assomiglia a Berlusconi e in certe a Renzi. Era un imperatore che sapeva parlare con il popolo. Simpatico, giovane. Andò al potere a diciassette anni”.

Conclusione: Nerone un po’ Silvio e un po’ Matteo..
“Sì. Poi lui era amante della Grecia, era un’altra cosa. Ma la metafora sul potere – su quello che succedeva 2000 anni fa e quello che succede oggi – ci sta tutta”

Grillo come lo collochiamo nell’antica Roma?
“Non è collocato in questo spettacolo…  Ci sono però le congiure di palazzo, la conta dei parlamentari. I senatori che passano e tradiscono i frondisti. C’è una scena in cui si dice: ‘ Tu quanti senatori hai? Io tredici… io anche sette tribuni… i magistrati sono con noi e anche la guardia pretoriana… Lo faremo cadere e lo uccideremo di fronte al tempio di Giano’. Sì, sembrano le congiure di palazzo”.