
“Volevo farla finita ma devo riconoscere che la pazienza e l’affetto di mia moglie e mio figlio sono molto importanti. D’altronde, Laura sposandomi sapeva che avremmo dovuto aiutarci nella buona e nella cattiva sorte, glielo imponeva il codice civile”. La confessiona è firmata Vasco Rossi. Il rocker di Zocca racconta il suo dramma intimo che ha superato. Ma sono stati momenti delicati: “L’11 settembre 2011 ho avuto una ricaduta e ho staccato tutto – racconta a Repubblica – Sono stato due o tre giorni senza conoscenza. Lo streptococco, lo chiamano la malattia del Terzo Millennio. Vive sottopelle e se trova una ferita s’infila. Ha fatto fuori Johnny Walker, quello del whisky: diede una pedata a una cassaforte che non si apriva, si ferì a un dito. È morto dopo due anni”.
“Volevo essere quello che scriveva canzoni ma ho anche pensato al suicidio e non era la prima volta. Poi ho fatto tesoro di questa esperienza. Ho sperimentato il rischio della non autosufficienza, pensavo di non poter più muovermi, avevo un braccio bloccato. Poi poco per volta sono tornato e mi sembra di cogliere qualcosa di più in tutte le cose”, racconta. In questi mesi Facebook è stato suo compagno per distrarsi e comunicare con il mondo: “Un vero compagno di vita. Ho scoperto il gioco, questo compagno virtuale alla fine divertente, ho visto come i ragazzini lo usano, e altro che il telefonino… Sono sposato felicemente ma se avessi una storia direi: “Per prima cosa chiudi Facebook”. Stavo attaccato dal mattino alla sera, non andavo neanche a pranzo, non facevo più niente. Mio figlio mi diceva: “Potresti staccare l’iPad almeno quando mangiamo?”.
Ora Vasco guarda avanti. Sta per iniziare la sua stagione di concerti. Il 9 -10-14-15 giugno a Torino e 22-23-26 dello stesso mese a Bologna. “Ho intenzione di morire su un palco, io, mica in un letto d’ospedale”. Al primo posto c’è la musica, ma condita di politica. “Ho attualizzato la scaletta, l’ho messa sul sociale: C’è chi dice no, Gli spari sopra, cose così. Io – anzi non io, l’artista – già nei ‘90 sentivo questa arroganza del potere. Nelle mie metafore cantavo l’indignazione che sembrava anticipare quel Movimento 5 Stelle che però è già finito. Io sono un radicale pre-Pannella, ma mantengo una purezza: non si può dire che il Pd è uguale al Pdl. Da cittadino, esprimo le mie idee con le canzoni”
