
“Ciao a tutti, bentornati, bentrovati, tutto è bene ciò che finisce bene”. Vasco – occhiali con la montatura bianca, giacca di pelle nera – saluta così i 50mila entrando sul palco dell’Olimpico di Torino. Uno stadio colmo in ogni ordine di posto con i fan stipati su prato e gradinate incurante della fastidiosa pioggia intermittente che cade sopra le loro teste. Inizia il “Sei pazza di me” e trasmette la solita energia, dimenticando quel problema polmonare che nel recente passato lo aveva piegato. Ora è tornato più forte di prima: 22 brani più un medley di brani storici, quasi due ore e mezza di concerto con qualche variazione rispetto al Tour 2011. Tornano in scalette canzone storiche: “Stupendo”, “Gli spari sopra”, “Delusa”, “C’è chi dice no”, “Mi si escludeva”. Nel medley fa capolino anche “Asilo Republic” del 1980, metafora dell’Italia di quegli anni che torna attuale rispetto ad alcuni fatti di cronaca recenti
“In questa ripresa del tour ho inserito canzoni più dure, di carattere più sociale che ho scritto 20 o 30 anni fa e sono incredibilmente ancora d’attualità: evidentemente percepivo qualcosa nell’aria, meglio, la percepiva l’artista che è in me”, aveva commentato.
Ma più di tutto c’è il suo ritorno: “Sono qui per portare un po’ di gioia”. I suoi supporter approvano…
