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Coronavirus
Covid, Sars e influenza suina: i virus spariscono da soli. Di Paolo Becchi

Il succo di quello che succede in Italia e in Europa (non tutta, ci sarebbe la Svezia, ma non interessa parlarne…) è: rimaniamo con il coprifuoco e il lockdown di molte attività fino a quando non saremo quasi tutti vaccinati. In Italia questo significa lockdown per mesi e mesi, e non possiamo permettercelo. Il fatto di non poter uscire di nuovo ormai da mesi alla sera induce però anche a leggere di più e la frustrazione per l’apparente (per noi) assurdità del lockdown spinge ad approfondire il tema e fare piccole scoperte su fatti sui quali saremmo curiosi di aprire una discussione.

Vogliamo condividere qui una piccola ricerca storica sui coronavirus e i vaccini precedenti alla Covid-19. Come forse non molti sanno, tra il 2002 e il 2004 c’è stata infatti una altra epidemia di alcuni coronavirus chiamati SARS, anche questi originati in Cina e anche in quel caso si sono sviluppati dei vaccini. Date le somiglianze apparenti con la situazione attuale siamo incuriositi perché si trattava di coronavirus e causarono in Asia dei morti. C’era all’epoca una situazione di allarme delle autorità in tutto il mondo, come si può verificare su pagine dei giornali dell’epoca e furono sviluppati tanti vaccini. Come è andata a finire? Come mai non si è più sentito parlare dopo circa due anni di questi coronavirus SARS e dei loro vaccini?

Per essere ragionevolmente certi di non essere vittime delle note e temute “fake news”, citiamo subito come fonte (assieme ad altre) questo articolo scientifico che riassume la storia dei vaccini “Immunizzazione coi vaccini del Coronavirus SARS conduce a immunopatologia polmonare…”.

Nel caso di questi coronavirus del 2002-2003, furono scelti da circa una trentina di potenziali candidati quattro vaccini e furono sperimentati su topi e furetti che sembra siano gli animali con maggioranza somiglianza con gli esseri umani in termini di patologie polmonari. I vaccini produssero una risposta di anticorpi molto significativa (“significantly increasing responses”) e anche una riduzione del SARS COV e quindi proteggevano contro il coronavirus. Tuttavia, si legge nelle conclusioni, gli animali vaccinati sottoposti poi al virus avevano una reazione che suggeriva ipersensibilità indotta dal vaccino. La raccomandazione finale era di cautela nell’applicazione del vaccino agli umani. Se si prova infatti ad approfondire cosa è successo di questi vaccini sviluppati per il SARS si giunge alla conclusione che nessuno è stato poi utilizzato, anche se in diversi paesi se ne erano già immagazzinati. Fortunatamente questo coronavirus SARS del 2002-2003 da Hong Kong non si diffuse nel mondo e fece solo alcune migliaia di vittime, più che altro in Cina.

Nel caso invece del virus del 2009 dell’”influenza suina” originata in Messico, anche se l’influenza non aveva ancora fatto vittime fuori dal Nordamerica, in Europa ci fu chi decise di vaccinare in massa, la Svezia. Come si può leggere ora, uno dei motivi per cui metà della popolazione svedese oggi è contraria o indecisa rispetto al vaccino per la Covid-19 è che nel 2009 molti svedesi soffrirono poi per un paio di anni di narcolessi, vale a dire si addormentavano di continuo. Allo stesso tempo questo virus si esaurì dopo un anno avendo creato poche migliaia di vittime per cui l’utilità della vaccinazione non fu mai messa alla prova. O se vogliamo fu inutile.

Le vicende di questi altri virus respiratori recenti, SARS-COV e “Influenza Suina” sembrano indicare che i vaccini avevano controindicazioni serie (nel caso della prima ci si fermò dopo la sperimentazione su furetti, nel caso della Svezia ci fu un fenomeno di narcolessi di massa per un paio di anni). E non ebbero influenza sul decorso di questi virus che nel giro di due anni sparirono da soli.

Passiamo ora alla vaccinazione in corso per la Covid-19 e al paese che ha già vaccinato la maggioranza della popolazione, Israele. Finora quello che dall’esterno si può rilevare in base ai dati è che è iniziata il 20 dicembre quando i decessi Covid in Israele erano a poco meno di 3,100 e al momento sono saliti a 5, 577. 

Quindi in 9 mesi, da marzo 2020 al 20 dicembre 2020 si sono verificati 3,100 decessi e poi negli ultimi due mesi (dal 20 dicembre al 21 febbraio), altri 1,500 circa morti. In Italia, ad esempio, negli ultimi due mesi il numero di morti da Covid sono aumentati da 65mila a 95mila. La proporzione è la stessa, anche se Israele che ha 9 milioni di abitanti, aveva una mortalità molto più bassa di noi, solo 3,100 decessi Covid a fine dicembre. Senza contare che la mortalità totale in Israele nel 2020 era aumentata molto poco rispetto alla media degli anni precedenti, circa 1,200 morti in più in totale, un 2% circa (fonte: Michael Levitt, Nobel per la Chimica israeliano)

Sia che si guardi quindi alla storia delle due precedenti epidemie di virus respiratori, SARS e “suina” e ai vaccini che furono sperimentati, sia che si guardi all’esperienza attuale, sorgono diversi interrogativi. Nel caso della SARS del 2002 ci si fermò alla sperimentazione animale perché le reazioni delle cavie vaccinate quando erano contagiate dal virus vero non erano affatto buone. Come si sa, oggi invece nel caso della Covid-19 si è deciso di saltare la sperimentazione su animali. Nel caso della “suina” chi si vaccinò, come la Svezia, fu vittima di un falso allarme perché l’epidemia sparì, ma ci furono effetti collaterali negativi di massa. Per la Covid-19, come si può leggere nei protocolli di Pfizer dei test effettuati, nei campioni di migliaia di volontari dello studio nessuno è morto o è finito in terapia intensiva (anche tra i placebo). Questo perché non c’erano persone molto anziane o malate a rischio tra coloro che si sono sottoposti alla sperimentazione. Quello che si è rilevato è una buona risposta immunitaria che ha ridotto del 90% circa sintomi non gravi tra adulti non malati e non molto anziani. Non si sono però seguiti successivamente i vaccinati per vedere se si contagiavano o se si ammalavano.

Al momento abbiamo solo Israele, la cui popolazione è stata in buona parte vaccinata, ma non si vede ancora un calo consistente  di mortalità rispetto a due mesi fa. Inoltre Israele aveva una mortalità quasi normale nel 2020 (solo 1,200 morti più della norma su 9 milioni di abitanti) per cui non è facile capire l’impatto complessivo della vaccinazione di massa. Questa sarebbe la prima volta nella storia che un virus respiratorio viene eliminato tramite vaccinazione. Non è affatto evidente dalla storia dei virus precedenti di questo tipo che quella dei vaccini sia l’unica soluzione. Finora anzi, da quello che si può leggere (anche riguardo ai virus del 1968-69 e 1958) sono tutti spariti, o quanto meno hanno smesso di fare danni, nell’arco di due anni.

 

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