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Costume
Abruzzo, un itinerario tra gastronomia e artigianato in provincia di Chieti

Sullo sfondo della Maiella un itinerario tra gastronomia e artigianato nella provincia chietina

Un filo conduttore lega gastronomia  e artigianato abruzzese:  ricchezza, gusto, creatività. Che si ritrovano nelle opere di oreficeria, di ceramica, di legno e in tavola. Punta di diamante della enogastronomia chietina è indubbiamente Guardiagrele.

Qui ci accoglie la storica Pasticceria Lullo, che risale al 1866,  legata al nome della famiglia Palmerio, famosa per un dolce chiamato Le Sise de Moneche.

Pan di Spagna leggerissimo farcito con crema pasticciera spolverato di zucchero a velo con l’inconfondibile forma a tre punte: misteriosa l’origine del nome, che naturalmente costituisce anche uno dei motivi della curiosità e dell’attrazione.

E a Guardiagrele non mancherà una tappa allo stellato Michelin Villa Maiella della  famiglia Tinari in cui gli ingredienti del territorio, anche provenienti da aziende di proprietà,  lavorati con passione e creatività, danno esiti strabilianti: Trippa croccante e fagioli, Scampo e carota, vitello marinato al caffè e cumino montano, Zuppa di castagne e frascarelli, Cardoncello in tempura, Ravioli di burrata allo zafferano de L'Aquila e Lenticchie di Caprafico.

Qui ha anche sede La Grotta dei Raselli, dalle caratteristiche mura in pietra, il camino, i toni rustici, una sala  ricavata in una lunga grotta naturale per una cucina  fortemente legata al territorio, e diversi menù degustazione.

Siamo dunque alla scoperta di quei “sapori di una volta” che costituiscono uno dei  fattori di tendenza del nuovo turismo gastronomico. Ma i “sapori di un volta” sono rivisitati e declinati nella modernità. La stessa creatività brilla nell’artigianato. Che in Abruzzo è ricchissimo.

Lo dimostra il Museo permanente della Mostra dell'artigianato artistico abruzzese di Guardiagrele, dove si possono ammirare opere di ceramica, oreficeria, merletti a   tombolo, vetro, ferro, rame e legno. Trai gioielli più iconici la famosa presentosa con i cuori intrecciati, ricca di simboli nuziali.

Capostipite di gusto e creatività è Nicola da Guardiagrele, forse allievo del Ghiberti, il famoso maestro orafo vissuto nel ‘500, che ha segnato tutta la scuola di argentieri e orafi abruzzesi, autore di un famoso paliotto d’argento conservato nel Duomo di Teramo e di una croce che era stata trafugata e smembrata, oggi ricomposta e conservata nel Museo civico diocesano del Duomo di Guardiagrele.

Oltre Guardiagrele l’enogastronomia chietina ha altri capisaldi

Ad esempio  Villa   Santa Maria, il “paese dei cuochi”, dove si sono formati gli chef che hanno servito case reali, leader politici, VIP del mondo dello spettacolo.

Qui ha sede  dagli anni ’30 un prestigioso Istituto alberghiero con  convitto, frequentato da alunni provenienti da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero. Qui una lunga tradizione di sapienza gastronomica  risale addirittura alla famiglia   Caracciolo,  feudatari dal 1670, che formavano e poi portavano a Napoli  i migliori cuochi della zona, tanto che San Francesco Caracciolo è ritenuto protettore dei cuochi.

E qui, naturalmente, bisogna visitare il Museo dei Cuochi, unico in Italia, che espone  menù storici, divise di servizio e di gala, attrezzature da cucina, lettere di attori celebri e di re che raccomandano il loro cuoco personale.

Un’altra specialità legata ai luoghi e alle tradizioni è la Torta del Lupo, creata dal Laboratorio Dolcezze del Parco, dedicata a Pretoro, uno dei Borghi più belli d’Italia, un paese medievale che sorge alle pendici della Maiella, in cui è presente l’area faunistica del lupo appenninico: un dolce al cioccolato nero e vino rosso Montepulciano, imbevuto di rum e farcito di squisito cioccolato gianduia.

La sapienza culinaria va di pari passo con la qualità delle materie prime.  Famoso il distretto dei Pastifici, o Maccheroni valley,  come l’ha definito una rivista americana. Fara San Martino  è il regno dei pastifici, De Cecco, Delverde, Cocco. Il segreto? Forse l’acqua del fiume Verde, che nasce sul monte Acquaviva a quasi 3000 metri, sgorga dalla sorgente a temperatura costante di 8°C, purissima e con sapore neutro e alimenta i pastifici.

A Fara si può visitare  l’acquedotto sotterraneo che si addentra per qualche chilometro nella montagna, mentre  due vasche all’aperto offrono lo spettacolo di un’acqua dalla  colorazione splendida, davvero verde smeraldo.

Anche l’enologia teatina è una realtà di grande valore

Particolarmente interessante La Cantina Orsogna, non solo per l’eccellente qualità dei suoi prodotti, ma anche per l’attenzione all’ambiente in ogni suo aspetto.

Da alcuni anni, infatti, la maggior parte della produzione è certificata biologica, una parte è certificata biodinamica, con vivificazione del suolo e sinergia con attività di pascolo,  dimostrando come, accanto alla cura e all’impegno posti in cantina e in vigna, ci sia anche grande rispetto per l'ecosistema in cui le vigne  sono inserite. Massima cura nel coltivare i vitigni tradizionali, come il Montepulciano e il Trebbiano, il Pecorino e la Cococciola.

Nel campo degli oli, invece, brilla il Frantoio  Verna,  arrivato alla quarta  generazione, che porta in tavola l’Oro d'Abruzzo, un olio Extravergine di Oliva realizzato solo con olive della  zona, di origine garantita 100% Made in Italy.

Infine, per rimanere in tema, non si potrà perdere l’esperienza di alloggiare per una o più notti al Castello di Semivicoli, del XVII secolo, restaurato da Gianni Masciarelli, grande viticoltore abruzzese.

Restaurato come resort aziendale, oggi è dimora di Charme e Residenza d’epoca: portico, neviera, bottaia, cappella privata, frantoio, enoteca e 11 stanze, uniche nelle scelte di arredo. Una tappa imperdibile nella mappa dell’enoturismo abruzzese tra le cime dell’Appennino e il litorale adriatico.

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