La nostra vita è un film, la nostra casa una scenografia densa di emozioni. E l’arredatore? E’ uno scenografo o un pittore. Ha la sua tavolozza e i suoi pennelli, ma la sua missione artistica è quella di mettere al centro il tema del film, non se stesso. Emozione estetica. Questa la filosofia di Celeste Dell’Anna, artista e uno dei più affermati ed eclettici interior designer della scena internazionale, che si racconta ad Affaritaliani.it. Il suo design si rivolge principalmente ad una fascia di clientela di alta gamma: residenze private, communities, hotel e yacht, case reali europee, aristocrazia internazionale e industriale. Nel 2012 il ristorante Acanto, da lui disegnato per l’hotel Principe di Savoia a Milano, è stato premiato come miglior ristorante di hotel d’Europa.
Un caso di arredamento che esemplifichi la sua filosofia?
“Penso a una proprietà nella campagna inglese, piuttosto spoglia quando ho iniziato a lavorarci. Il tema del film che ho inventato in quel caso si rifaceva allo stile giacobino-elisabettiano. Poi su questo background ho messo contaminazioni di vita contemporanea. Il tutto, però, in grande armonia. Una casa non deve mai dare sensazioni di disagio o di discontinuità. Io non amo soluzioni ad effetto, che seguono le mode. Penso piuttosto che un’abitazione debba trasmettere un’impressione complessiva, in cui poi scoprire i singoli elementi. Una casa deve rappresentare chi la vive, così come i locali pubblici devono far sentire a loro agio i clienti che li frequentano. Troppo spesso, invece, si coglie il condizionamento eccessivo del grande architetto o designer”.

L’idea vincente per il ristorante Acanto?
“In quel caso partivo dalla ristrutturazione fatta durante gli Anni Ottanta in uno stile che io definisco ‘svizzero-babilonese’, piuttosto opulento. Io volevo invece creare una situazione sì di ricchezza, ma anche di raffinatezza. Un’identità italiana, in cui ci fossero anche chiari segni di gusto interazionale perchè gli attori del mio film venivano da tutto il mondo. Ho decorato i soffitti con dipinti di Klimt e ho inventato i “paralume-bustier”, lasciando praticamente solo la strutture del paralume e la lampadina. Io ho una visione classica, ma allo stesso tempo intrisa di contemporaneità. Non ho una visione monolitica e unidirezionale”.
Quali sono le tendenze attuali dell’arredamento?
“Come mi ha confermato lo scorso Salone del Mobile, ho la sensazione che stia emergendo una certa stanchezza verso le case showroom, tutte uguali, ipercontemporanee. Ci stiamo stancando della massificazione del gusto. Emerge la voglia e la ricerca di un’identità diversa. C’è più cura degli oggetti e anche un ritorno al vintage che guardo con molto piacere”.
Un oggetto must secondo lei?
“Nello specifico a me piaccioni molto i vetri. Penso a un vaso d’artista colorato, che si può trovare a Venezia. Sopratutto amo quelli che sono pezzi unici, magari vasi di prova che poi non sono stati messi in produzione, come spesso avviene nelle vetrerie”.
Un pezzo di artigianato quindi, più che un oggetto griffato?
“Io consiglio di non fermarsi alla griffe. Nei nuovi mercati come Cina, India e Russia si compra invece il pezzo di lusso, credendo sia garanzia di qualità, a discapito del nostro mercato artigianale”.
E per chi deve arredare “low cost”?
“Nelle aste e nei mercatini vintage si possono scovare quei pezzi unici a cui accennavo prima, a prezzi abbordabili. Io stesso lo faccio spesso. Piuttosto che spendere cifre folli in arte contemporanea, preferisco comprare un quadro fiammingo di ottima qualità, che costa poche qualche migliaio di euro. Certo, non una cifra low cost nel vero senso della parola, stiamo comunque parlando di un mercato di nicchia, ma sicuramente una cifra molto lontana dalle opere contemporanee vendute dai mercanti a prezzi eccessivi”.
Maria Carla Rota



