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Costume
Chirurgia estetica, boom di donne che vogliono assomigliare a Barbie
Da Instagram

Vorrei avere i lineamenti della Barbie”, “Riuscirebbe a farmi assomigliare a Ken?”, “Vorrei avere il posteriore di una bambola”. Sono queste alcune delle frasi che i chirurghi estetici e plastici sempre più spesso si sentono richiedere in ambulatorio. Un pericoloso fenomeno venuto alla luce anche grazie ai casi mediatici di Alina Kovalevskaya e Valeria Lukyanova, le “Barbie in carne ed ossa”, entrambi originarie della città ucraina di Odessa, e del “Ken umano”, l’inglese Rodrigo Alves. Secondo gli esperti infatti, questo fenomeno è reso possibile da un’esposizione prolungata soprattutto in giovane età a modelli di riferimento che, unita ad una difficoltà innata di molte persone a trovare la propria identità o a evolvere la propria personalità, condizionerebbe le scelte di alcune persone che si affiderebbero al chirurgo estetico per soddisfare il proprio desiderio di conformismo.

 

Un allarme lanciato dal prof. Carlo Gasperoni, docente al Master di Chirurgia Estetica della Faccia dell’Università Tor Vergata di Roma, secondo il quale il problema è prima di tutto a livello psicologico: “Alcune persone soffrono di un disturbo, la Sindrome di Barbie & Ken, per la quale non riescono ad avere una loro identità ben definita –  spiega il prof. Gasperoni –  Cominciano allora a guardarsi intorno per vedere quali sono i personaggi da tutti ammirati e quindi cercano di diventare uno di loro per essere a loro volta ammirati. In definitiva sono incapaci di affrontare la verità della vita e preferiscono crearsi una vita irreale. Barbie o, nel caso degli uomini Ken, sono due bambole che hanno fatto giocare molti bambini. Nel giocare qualcuno ha cominciato a fantasticare, e la vita irreale si è sostituita a quella reale che si è incapaci di affrontare. Si tratta quindi di un disturbo psichiatrico, perché la personalità in questi casi non si è evoluta”.

 

Un fenomeno talmente diffuso da coinvolgere anche ricercatori internazionali, che si sono interrogati sulle cause di questa sindrome. Uno studio pubblicato dalla American Psychological Association, condotto da scienziati della University of Sussex e della University of West England, ha evidenziato come alcune bambine esposte alla figura della celebre bambola Barbie rivelassero alla fine dell’esperimento un livello di autostima relativo al proprio corpo più basso rispetto alle bambine che non hanno avuto diretto contatto con la bambola. Le bambine esposte all’immagine della Barbie hanno ammesso di desiderare un corpo più esile. I ricercatori conclusero che un’eccessiva esposizione al modello fisico irreale di una bambola potrebbe danneggiare l’ideale delle giovani per la figura del proprio corpo, incrementando i rischi di disordine nell’alimentazione o nel controllo del peso.

 

Ma come dovrebbe agire il professionista che si trova a gestire simili personalità? “Il medico ha come dovere di curare le persone malate e non di assecondare la loro malattia – conclude il prof. Carlo Gasperoni – Se una persona chiaramente disturbata chiede di assecondare i suoi disturbi, il medico non deve farlo, ma deve indirizzarlo verso una cura. In altre parole aiutare una persona a somigliare a quelle bambole è la negazione della missione del medico, il cui comportamento è da censurare perché non etico. Certe trasmissioni televisive che mostrano queste persone per farne uno spettacolo, andrebbero censurate perché in questo modo si spingono le persone che sono borderline a propendere verso una soluzione irreale dei propri problemi, si fa un danno alla società. È come tornare a far vedere per scopo di lucro persone come fenomeni da baraccone storpi e malformati”.

 

 

 

Fonte dello studio: http://willettsurvey.org/TMSTN/Gender/DoesBarbieMakeGirlsWantToBeThin.pdf

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