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Di Maria Martello*


Il conflitto fuori di noi non potrebbe avere vita se non riattivasse il conflitto dentro di noi. Anzi  lo sollecita creando perturbazioni emotive. Queste, non  gestite, ci portano a reagire malamente negando la dignità dell'altro essere umano che ci sta di fronte, il nemico.

La sua diversità suscita in noi reazioni, sia positive sia negative, in base, al nostro modo di essere, a volte, ai nostri preconcetti, ai nostri punti forti e quelli deboli, alle nostre paure, alle nostre insicurezze, alle nostre maschere.

Ciò ci aiuta a scoprire quello che risuona dentro di noi. Un conflitto è sempre una prova. Superarlo è come superare la prova del fuoco.

Ricorriamo a una metafora. Immaginiamo un dialogo "impossibile" in cucina. L'uovo si pavoneggia: sono il più perfetto, nutriente, di bella forma… La farina si vanta per il suo candore, la raffinatezza, il glutine che contiene, l'essere essenziale nel nutrimento umano. Lo zucchero, unico capace di addolcire tutto e renderlo gustoso, raffinato e multiuso. E così il latte, il limone, il lievito.

La padrona di casa prende l'uovo e lo rompe, impasta con l'acqua la sottile ed eterea farina, scioglie lo zucchero fino a farlo sparire.

Un osservatore lamenta: che fine squallida ha fatto l'uovo, rotto!, la farina, impastata!, lo zucchero, sparito! Eppure tutto impastato, infornato, comincia a lievitare e riempire di profumo tutta la casa, presto diventa una delizia per il palato che riconosce il sapore dello zucchero, della buccia di limone, l'uovo, la farina.

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Se ciascun elemento fosse rimasto solo e in frigorifero nessuna trasformazione ci sarebbe stata, quindi nessuna delizia da gustare. Solo insieme si crea qualcosa di altro, delizioso, di grande. Ma occorre accettare la fatica di …perdersi nell'impasto, di farsi "impastare" bene e amalgamare, di scomparire per riapparire.

L'insieme è fatica, l'unità e la relazione è frutto di fatica ma è vitale e rivitalizzante. L'appartenenza è la linfa dell'essere e salva dall'inedia esistenziale oppure dalla disperazione, che ne rappresenta il corrispettivo opposto. L'individuo "invecchia", chiude con la vita, diventa anziano, quando sente immodificabile il sapore amaro della solitudine.

Vale la pena allora interrogarci: può esistere una soluzione al conflitto in cui i confliggenti  escano entrambi vincitori?  Realtà  o utopia ? Noi diciamo realtà.

Non può essere senza significato che il conflitto  sia endemico nella società.  Prima o poi, i suoi membri vengono a frizione per varie  e complesse  cause.  Questo succede in famiglia, a scuola, in  ufficio, in ospedale, in ogni  luogo di lavoro e non, in contesti  sociali micro o macro. Gravi e intricati sono i conflitti di natura prevalentemente politica in ambiti comunali, regionali, nazionali, internazionali. Che tutti nascondano un dono? Il dono di offrirci situazioni che, vissute con consapevolezza, aiutano a svelare chi noi siamo e come vogliamo stare al modo? Quali qualità abbiamo e vogliamo condividere con gli altri, quale ruolo vogliamo e possiamo avere per realizzarci?

Il conflitto è un meccanismo complesso, è rottura, ma anche riaffermazione del legame sociale e dei suoi meccanismi comunicativi. Forse le cause si possono paradossalmente  ricercare proprio nella condivisione  di linguaggi e simboli comuni. Diversamente succede per il dissidio, che non ha terreno comune e divide soltanto; non interrompe alcuna comunicazione, semplicemente perché la comunicazione non  ha terreno per esistere.

Il filosofo del diritto, Eligio Resta, è convinto che vi sia continuità tra la microdimensione dei conflitti inter-individuali e la macrodimensione dei conflitti sociali, siano essi bellici, interetnici, culturali, economici ecc., sostiene che si debba trovare all'interno del sistema sociale  un luogo autonomo di regolazione e di decisione. A nostro parere, solo questa è la via per non banalizzare il conflitto, considerandolo solo un casuale incidente di percorso. Esiste invece la via per coglierne la portata esistenziale.

Noi  auspichiamo che si possa usufruire di questa emergenza, che è il conflitto, per dare una nuova svolta alla propria vita: vorremmo offrire a tutti l'opportunità per  diventare capaci di gestirlo seguendo degli stage dove si apprendano le strategie per una buona relazione emozionale.

Nel sito www.istitutodeva.it si può trovare la presentazione di alcune proposte di formazione attuate o in programma..

 


* Docente di Psicologia dei rapporti interpersonali. Formatrice A.D.R. Mediatrice dei conflitti. Autrice di Sanare i conflitti (Guerini e Associati Editore, Milano, 2010) nonché di Oltre il conflitto; Intelligenza emotiva e mediazione (McGraw-Hill, Milano, 2003); Conflitti, parliamone. Dallo scontro al confronto (Sperling e Kupfer, Milano, 2006); Mediazione dei conflitti e counselling umanistico. Lo spazio della formazione (Giuffrè, Milano, 2006); L'arte del mediatore dei conflitti Protolli senza regole, una formazione possibile (Giuffrè, Milano, 2008); Educare con SENSO senza disSENSO. La risoluzione dei conflitti con l'arte della mediazione (Franco Angeli, Milano, 2009); Mediatore di successo. Cosa fare/Come essere (Giuffrè Editore, Milano, 2011).

www.istitutodeva.it
maria.martello@tiscali.it

 




 

 

 

 

 

 

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