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Costume
Divorzio breve, "agli italiani non basta. Ora unioni civili e patti pre-nozze"

Di Maria Carla Rota
@MariaCarlaRota


“Il 2015 è stato un anno molto importante per il diritto di famiglia. Prima è entrata effettivamente in vigore la negoziazione assistita, o divorzio fai-da-te, che era stata varata alla fine del 2014. Poi, a maggio, è stato approvato il divorzio breve. Due riforme che ci portano in Europa”. Questo il parere di Gian Ettore Gassani, avvocato matrimonialista e presidente nazionale dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani (AMI), autore del nuovo libro “Vi dichiaro divorziati”, che segue di pochi anni il suo romanzo d’esordio “I perplessi sposi”.

Partiamo dalla negoziazione assistita, ovvero la possibilità di divorziare, se c’è accordo, senza recarsi in tribunale. Come è andato questo primo anno?

"E’ una riforma non ancora compresa appieno, nata per alleggerire il carico di lavoro nei tribunali, affidando la definizione di un accordo ai soli avvocati. La maggior parte di questi, però, continua a rivolgersi alla giurisdizione. Siamo all’inizio di una svolta e c’è sempre il timore di fare passi falsi, ci vuole tempo perché la mentalità cambi. Inoltre ci sono ancora alcuni aspetti non troppo chiari, come il ruolo del pubblico ministero, che deve controllare la bontà dell’accordo tra le parti, dopo che è stato raggiunto. Per gli avvocati aumentano doveri, obblighi e responsabilità: deve informare le parti correttamente, offrire loro la prospettiva di mediazione familiare o la possibilità di riconciliazione, occuparsi di altri passaggi come la trasmissione dell’accordo, dopo il beneplacito del pm, all'ufficiale di stato civile. Se non lo fa entro dieci giorni rischia di incorrere in un’ammenda di 5-10mila euro. E’ una riforma che agevola i giudici, ma complica la vita degli avvocati. E’ comunque una possibilità che saluto con favore come tutto ciò che offre un’alternativa”.

La vera svolta è stata il divorzio breve.

“Apprezziamo che i tempi per lasciarsi siano stati ridotti: da 3 anni a 12 mesi nel caso di separazione giudiziale, da 3 anni a 6 mesi nel caso di consensuale. Ma la vera svolta avverrà quando la separazione sarà facoltativa e non obbligatoria. Non vedo perché si debbano fare ancora due distinti procedimenti, uno per la separazione e uno per il divorzio, e pagare due parcelle diverse agli avvocati. In molti paesi europei si divorzia direttamente. Lo dico anche contro gli interessi della mia categoria, ma la ritengo una questione di civiltà. Se una coppia non ha più niente da dirsi e magari non ha nemmeno figli, perché aspettare?”
 

Tra l’altro le statistiche confermano che una volta presa la decisione della separazione non si torna praticamente mai indietro.

"Una statistica dell’AMI dice che nel 98% dei casi chi chiede la separazione non cambia idea. Questa fase, che dovrebbe essere finalizzata al recupero del rapporto e al ripensamento, è quindi un fallimento totale. In 26 anni di carriera ricordo solo una coppia che si è riconciliata. Comunque accontentiamoci e andiamo avanti”.

Lei lo definisce comunque un anno di transizione. Quali sfide bisogna affrontare adesso?

“Non abbiamo ancora i patti prematrimoniali né il Tribunale per la Famiglia. Finora abbiamo varato decreti legge a costo zero, ma ci sono ancora molte remore quando si tratta di investire dei capitali importanti per riqualificare la giustizia familiare. Bisognerebbe creare un tribunale ad hoc per il diritto di famiglia con magistrati super specializzati che facciano solo questo per tutta la carriera. Ora ci si affida a una mentalità tuttologa, ma, per quanto bravi, giudici e avvocati non possono continuare a barcamenarsi tutti i giorni con leggi e materie diverse l'una dall'altra. Si passa dallo sfratto all’abuso sessuale da un’udienza all’altra. E' come se un cardiologo facesse anche l’ortopedico e l’internista. Solo a Milano, Torino e Roma si ha la fortuna di tribunali con una sezione specializzata”.
 

vidichiarodivorziati
 

Più vicina è invece l’introduzione delle unioni civili.

"Siamo l'ultimo paese d'Europa, soprattutto se si guarda ai più industrializzati, che ancora ne discute, ma siamo in dirittura d'arrivo. In Italia c'è un modo nuovo di mettere su famiglia e il legislatore non può far finta di niente. Non dimentichiamo che ogni anno 100mila bambini nascono fuori dal matrimonio a fronte dei 500mila totali. E’ una popolazione più che significativa, soprattutto da Roma in su. Non bisogna creare un doppione del matrimonio, certo, ma bisogna dare una minima tutela anche per le convivenze, soprattutto se lunghissime e significative. In uno Stato di diritto il principio della solidarietà deve andare oltre gli accordi tra i singoli, anche se due persone hanno scelto di non sposarsi consapevoli delle conseguenze. Ma oggi succede tutti i giorni che la partner, o il partner, venga allontanata e messa sotto i ponti come fosse un cane randagio, nonostante per decenni abbia dato un contributo forte alla vita dell'altro”.

Nel suo nuovo libro “Vi dichiaro divorziati” lei racconta molte storie vere e affronta tutti i diritti civili legati alla famiglia, non solo il divorzio, dando un quadro desolante dell’Italia.

"Siamo sempre gli ultimi, in ritardo rispetto a tutti e, soprattutto, in ritardo con la cultura e il comune sentire italiani. Il legislatore da noi arriva sempre dopo, mentre all'estero le leggi elevano l'asticella del livello culturale del Paese. Da noi è il contrario: gli italiani devono fare le barricate per ottenere il riconoscimento dei loro diritti. Persino la cattolicissima Spagna ci ha superato”.

Oltre al diritto in sé, gli italiani sono indietro nella capacità di sapersi dirsi addio...

“Ne parlo nel capitolo “Eutanasia di un amore". In Inghilterra si fa addirittura la festa del divorzio. Senza arrivare a questo eccesso e considerando che noi latini siamo di natura più passionali, non voglio però pensare che ogni volta che una donna lascia un uomo c'è da tremare sulla reazione perché quest’ultimo non accetta la decisione della partner. Viceversa, se è l'uomo ad andarsene, rischia che la ex moglie non gli faccia più vedere più i figli. Esistono varie forme di vendetta e di violenza tra le mura domestiche, da quella fisica a quella psicologica a quella economica di chi non paga gli assegni di mantenimento. C'è la realtà tipica di un paese che non capisce il senso della mediazione. Dobbiamo accettare che un matrimonio può finire e non per questo ci dobbiamo fare la guerra, magari utilizzando i propri figli come strumento. Anche il Papa ha duramente criticato tutte le forme di manipolazione e strumentalizzazione dei figli".

A proposito di Papa Francesco, questo è stato anche l’anno del “divorzio breve nella Chiesa”. Si è voluto privilegiare la celerità e la gratuità del processo di nullità.

"Il Papa è stato coraggiosissimo nel ridurre tempi e costi, facendo in modo che la giustizia sia più vicina ai cittadini. Per la verità in Italia negli ultimi anni i costi erano già calati, ma questa riforma serve soprattutto per i paesi meno organizzati. Da noi i tribunali ecclesiastici sono dappertutto, ma nell’Africa Nera o in Oriente non è così. Con lungimiranza e coraggio Papa Francesco ha toccato equilibri cristallizzati, dando un segnale forte di riforma. Credo però che il salto di qualità sarà soprattutto quando la Chiesa sarà chiara e precisa nel farci capire che cosa intende per apertura ai divorziati. E’ solo uno slogan o un cambiamento sostanziale? L’Italia è ormai un paese di divorziati e separati. La Chiesa rischia di chiudere la porta in faccia a milioni e milioni di persone”.

www.vidichiarodivorziati.it

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