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Costume
A chi va il cane se si divorzia? "Si decide come fosse un figlio". Forum

Non solo figli, casa e assegni di mantenimento. Quando si deve affrontare una separazione o un divorzio, c'è anche questo dilemma da risolvere: a quale degli ex coniugi va affidato il cane, il gatto o l'animale domestico di turno? Se ne sta discutendo in Francia proprio in questi giorni, cercando di chiarire l'argomento a livello legislativo.

Famoso, Oltralpe, è il caso di Aubépine (Biancospino), una Cavalier King Charles che si è ritrovata al centro di una battaglia giudiziaria. Il giudice del tribunale di Alès aveva affidato la bestiola al suo padrone, con una multa di 50 euro al giorno in caso di ritardo nella consegna da parte della padrona.

E' l'incertezza giuridica sullo status dell'animale a complicare le cose. Secondo qualcuno va considerato un bene materiale, qualcun altro dice che andrebbe applicato lo stesso principio seguito per l'affidamento dei figli. 

In genere, se la bestia è stata acquistata prima delle nozze, è logico farla tornare a vivere con il suo proprietario iniziale. Se invece è stata acquistata dai coniugi insieme, la decisione si complica. In genere sono gli ex a trovare l'accordo, almeno su questo aspetto. Ma se così non succede, è il giudice che deve intervenire, guardando al benessere dell'animale.

Al di là del dibattito filosofico, che cosa prevede la legge in Italia? Lo spiega ad Affaritaliani.it Sara Severini, avvocato matrimonialista e autrice della rubrica "Comunione e Separazione", commentando: "L'animale domestico nel corso della separazione può essere gestito come un figlio".

"La questione è stata oggetto di un recente disegno  di legge (nr. 3231 della XVI legislatura)  che propone di introdurre dopo il titolo XIV del libro primo del codice civile il “Titolo XIV-bis degli animali” di cui l’art. 455-ter (Affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi) così dispone: In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dall'animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Il tribunale è competente a decidere in merito all'affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio.
 
In ambito europeo (Convenzione per la protezione degli animali da compagnia firmata a Strasburgo il 13 Novembre 1987) e secondo l'opinione dei nostri tribunali, l'animale non puo' più essere assimilato ad un semplice bene-oggetto della coppia, ma diventa un essere "senziente " titolare di diritti, anche dopo lo scioglimento del matrimonio dei suoi padroni. E' quindi legittima la facoltà dei coniugi di regolarne la permanenza presso l’una o l’altra abitazione e, insieme ad essa, le modalità che ciascuno dei proprietari deve seguire per il mantenimento.
 
In altri termini - conclude Severini - l'animale domestico nel corso della separazione può essere gestito come un figlio!" 
 
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