Dimenticate le scene dei film di una volta, quando farsi la barba era quasi un rito maschile. Il cliente si accomodava sulla poltrona, il barbiere preparava il pennello, stendeva la schiuma con gesti lenti e, tra una passata di rasoio e l’altra, ascoltava confidenze, problemi di famiglia, amori e piccoli segreti. Più che un artigiano, diventava un amico e talvolta persino uno psicologo di quartiere. Oggi quel mondo sembra scolorire davanti a un modello diverso, dominato dalla velocità e dal risparmio: si entra senza appuntamento, si chiede un taglio rapido, si paga poco e si torna subito alla corsa quotidiana.
A Roma le vecchir botteghe stanno cambiando volto, lingua e abitudini. Accanto a qualche salone storico che resiste, con la poltrona in pelle, il pennello da barba e il cliente affezionato da trent’anni, si moltiplicano le insegne gestite da cittadini stranieri. Attività spesso essenziali nell’arredamento, ma aggressive sul mercato: taglio veloce, barba rifinita, prezzi accessibili e saracinesche alzate fino a tarda sera.
La presenza è particolarmente evidente nei quartieri più popolosi e multiculturali, dall’Esquilino a Torpignattara, da Centocelle all’Appio, fino a San Paolo. Le comunità maggiormente rappresentate nell’artigianato romano provengono soprattutto da Bangladesh, Romania, Cina, Egitto e Marocco. I dati della Camera di commercio confermano, più in generale, il peso crescente dell’imprenditoria straniera nel tessuto economico della provincia.
Prezzi bassi e orari lunghi
Il successo si spiega innanzitutto con una formula semplice: costi ridotti, tempi rapidi e ampia disponibilità. In molti casi non serve prenotare e il servizio viene offerto anche la domenica o nelle ore in cui le botteghe tradizionali sono chiuse. Un modello che intercetta studenti, lavoratori e famiglie attente al portafoglio. La concorrenza, però, riapre il confronto sulle qualifiche professionali, sui contratti e sul rispetto delle norme igieniche. I controlli effettuati in diverse città italiane hanno già portato alla sospensione di attività per irregolarità lavorative o documentazione non conforme.
La nuova bottega di quartiere
Ridurre il fenomeno a una guerra dei prezzi sarebbe comunque sbagliato. Questi saloni sono diventati luoghi di incontro, reti economiche e strumenti d’integrazione. Il barbiere resta ciò che è sempre stato a Roma: un osservatorio privilegiato sul quartiere. Soltanto che oggi, tra una sfumatura e una rasatura, nella bottega si parlano più lingue. Se volete un’esperienza multietnica… che non tutti però gradiscono allo stesso modo.

