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Costume
Femen: "Tutte le religioni sono contro le donne. Italiane, unitevi a noi"

di Paola Serristori

Putin ha “salvato” loro la vita: “Se non ci avesse fatto seguire dai servizi segreti, perseguitato, e picchiato anche i nostri amici, non saremmo fuggite prima della rivoluzione in Ucraina e ci avrebbero uccise”. Raccontano che le condizioni di detenzione in Italia sono peggiori di quelle ucraine, la polizia italiana ha rubato 42 euro durante la perquisizione della loro camera, le guardie del Vaticano sono state più corrette. Sasha Shevchenko, Oksana Shachko, Yana Zhdanova, fondatrici del movimento femminista ucraino Femen, parlano con Affari delle loro proteste a seno nudo, dell'apertura a Parigi di un centro di formazione per le donne che non si piegano alla violenza, e della mancanza di attiviste italiane.

Si sentono rivoluzionarie, Jeanne d'Arc contemporanee, e chiamano “sessestremismo” il mostrarsi a seno nudo. Altre donne le guardano e spesso non capiscono. Ma se nasci in Ucraina, “un Paese che è un bordello”, come le Femen dicono per spiegare l'uso del corpo per comunicare messaggi impegnati, non è che puoi scendere in piazza con un cartello per scuotere la gente dalla rassegnazione. Nessuno ti nota. Soprattutto nessuno ti segue. “Le persone hanno paura, sono sfiduciate - dichiarano - poiché da anni nulla cambia. Yulia Tymoshenko è diversa solo perché ha la treccia. La rivoluzione ha cambiato nulla, tranne facce e nomi. La corruzione è la stessa di sempre. Chi ha nostalgia della Russia è perché spera che con la repressione torni un po' di tranquillità”. L'organizzazione di manifestazioni ad alto impatto visivo con pochi mezzi, di cui il corpo è il più potente, dipende dalla “mente” artistica del gruppo, Oksana, pittrice che a tredici anni decorava icone per guadagnare i primi soldi. Come racconta nel recente film “Je suis Femen”, girato da Alain Margot, dopo la prima crisi economica in Ucraina suo papà, col quale aveva una grande intesa, perse il lavoro ed anche la ragione, stordendosi nell'alcol. La moglie si rimboccò le maniche ed accettò diversi lavori contemporaneamente per crescere i figli. A quel tempo Oksana era affascinata dalla religione, voleva entrare in convento, ma un po' le parole di dissuasione della mamma, un po' lo studio e le letture le hanno fatto cambiare idea: “Oggi sono atea convinta. Tutte le religioni sono business”. I gadget artistici, in vendita sul sito, finanziano le loro azioni.

Sasha Shevchenko aggiunge: “Stiamo cercando di combattere contro l'Islamismo, contro tutte le religioni perché, secondo noi, tutte le religioni sono contro le donne. Siamo consapevoli di correre rischi, ma abbiamo più paura di un mondo di intolleranti. La tutela dei diritti umani è al primo posto nelle nostre convinzioni. Noi forniamo supporto alle donne musulmane che lottano per il riconoscimento dei loro diritti, della loro libertà, ma allo stesso tempo non spingiamo a prendere iniziative. Ciò sta alla loro decisione. Noi supportiamo tutte le donne che sono schiave, dentro o fuori da un contesto religioso. Per noi l''icona' è la donna”.

Papa Francesco dorme a Domus Sanctae Marthae, fa installare docce e bagni per i poveri, li invita visitare la Cappella Sistina... si è fatto simbolo del progresso della Chiesa cattolica. Eppure avete protestato a San Pietro. Non siete convinte?

“No, il nuovo Papa sembra, ma non è il cambiamento. Egli è dentro l'ideologia, la sua chiesa è aggressiva. La religione vuole sottrarre cultura e spingere le persone indietro, a regredire verso gli istinti. Capiamo che deve cercare di adattare la religione alle nuove generazioni per lo sviluppo della chiesa, aveva bisogno di cambiare il modo di comunicare. La scienza è andata avanti, ora è impossibile credere alle cose che sono scritte nei libri di dottrina, lui sta modificando il 'marketing'”.

Quanto è importante per una donna crearsi una buona cultura per comprendere il proprio valore ed il rispetto che merita?

“Certamente le persone con una buona istruzione sono più progressiste. Anche tra i nostri propositi c'è di dare alle donne gli strumenti per formarsi una cultura. Chi è senza è più facile vittima delle sopraffazioni. Noi cerchiamo di combattere contro la religione come 'droga dei popoli' e di dare una nuova 'droga': l'apertura mentale”.

Siete giovani donne eppure avete subito già tanti arresti: come vi ha cambiato il carcere?

“Mai useremo la violenza. Siamo contrarie all'autoritarismo, alla negazione dei diritti. Perché ce l'hanno tanto con noi? Facciamo solo conoscere le nostre idee. Il carcere è duro, ma nulla in confronto ai servizi segreti che ti seguono, ti minacciano, ti lasciano avvertimenti. Resti paranoico. Anche ora a Parigi a volte capita di guardarsi le spalle con la sensazione di essere seguite da qualcuno.”.

Beh, finire in carcere non capita a chiunque. Spesso in Italia si ascoltano storie di abusi...

“Abbiamo saputo del G8 a Genova. Quello che ci succede ci rende più arrabbiate e più forti. Noi siamo consapevoli, ed in un certo senso 'preparate', azione dopo azione, alle conseguenze: ci metteranno in carcere, apriranno un fascicolo per crimine politico. Il carcere italiano è peggio di quello ucraino. Ci volevano lasciare nella notte, al freddo, su una strada buia. Coi servizi segreti non sai se ti attaccheranno o no, in qualunque momento sei in pericolo. Quanto entri in carcere sai a cosa vai incontro. Però è vero che in Italia siamo state al commissariato (Borgo) ed al rilascio la polizia ha fermato l'auto prima di entrare in città e ci voleva fare scendere di notte sul raccordo anulare, al buio, in mezzo alle auto che arrivavano a gran velocità, al freddo.. Noi abbiamo detto: 'No, non sappiamo in quale direzione andare. Nessuno si fermerà per darci un passaggio, siamo due ragazze sole nella notte'. E durante la perquisizione della camera ci hanno rubato 42 euro che erano dentro i documenti. Quando gli agenti se ne sono andati, i soldi erano spariti. Lo scorso dicembre la polizia vaticana ha usato metodi molto più gentili”.

Che cosa dite alle donne italiane?

“Sì, ci vogliamo rivolgere a loro. Abbiamo attiviste in Francia, Belgio, Germania, ma nessuna in Italia. Alcune ragazze ci scrivono dicendo che condividono le nostre battaglie, ma non vogliono mostrarsi a seno nudo perché hanno paura del giudizio della società. Noi diciamo loro che le donne italiane devono diventare più forti”.

La protesta delle Femen era cominciata alla notizia della brutale violenza contro una giovane: aggredita, stuprata, e bruciata. I responsabili, figli di notabili ucraini, sarebbero rimasti impuniti se non si fosse sollevata la voce di queste giovani donne. Due anni dopo, per comunicare al maggiore numero di persone la nascita di un'organizzazione che avrebbe lottato contro le discriminazioni, le dittature, le Femen hanno iniziato a presentarsi a seno nudo: “Quando è cominciata la crisi in Ucraina molte giovani donne sono andate all'estero e sono diventate prostitute per la miseria. Nel mondo se dicevi che eri ucraina pensavano che tutte le donne ucraine fossero delle poco di buono. Ci siamo dette: siamo giovani, di bell'aspetto, usiamo il corpo, ci dovrete guardare mentre noi vi parliamo di temi importanti”. I guai seri per le fondatrici del movimento sono arrivati dopo la manifestazione contro i brogli elettorali a Mosca, nel 2011. Il presidente russo Vladimir Putin non ha gradito. E' iniziata la persecuzione. Nel 2013, quando le riprese del film “Je suis Femen” stanno per concludersi, la polizia porta delle armi nei locali abitati dalle ragazze accusandole di essere terroriste. Ci si ricorda, per analogia, la dinamica deviata del G8 a Genova, quando dirigenti della polizia entrano nella scuola Diaz con bottiglie incendiarie per inscenare il ritrovamento, accusando i ragazzi che lì dormivano. Forse è una tecnica di addestramento delle forze dell'ordine, il discredito di chi si oppone. Nel docu-film le Femen, finite nella trappola, traggono l'amara conclusione: “Ci stiamo suicidando lentamente”. Poco dopo subiscono un pestaggio. Chiedono aiuto all'ambasciata francese e lasciano l'Ucraina. Dal 2013 si sono rifugiate a Parigi.

 

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