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Costume
Femminicidio, un'italiana su 5 ha subito violenza

Una donna italiana su 5 ha subito violenza nel corso della propria vita: è questo l’allarmante dato che emerge dal rapporto Istat sulla violenza di genere, pubblicato pochi giorni fa. Sono oltre 6 milioni le vittime di una qualche forma di violenza, fisica o sessuale, il 31, 5% della popolazione femminile italiana. Di queste, più di 3 milioni sono state oggetto di condotte persecutorie, ovvero di una qualche forma di di stalking, (il 16,1% delle italiane). Nonostante i numeri siano impressionanti, il rapporto denuncia un calo delle violenze fisiche o sessuali nell’ultimo quinquennio (passate dal 13,3% all’11,3%), così come di quelle psicologiche, passata dal 42,3% al 26,4%.

“Nell’ultimo anno, dopo l’approvazione del decreto n. 92 del 2014, che ha modificato in parte la disciplina sul reato di atti persecutori, si è registrato un trend negativo per le denunce che sono scese del 25%”, afferma l’avvocato Lorenzo Puglisi, Presidente e fondatore dell’associazione SOS Stalking. Questo decremento è imputabile all’introduzione della procedibilità d’ufficio del reato, che implica l’impossibilità per chi ha denunciato di tornare sui propri passi. “Il dato offre quindi due chiavi di lettura: da una parte il calo delle denunce può sottintendere un maggior timore delle vittima, che una volta presentata la querela deve necessariamente andare fino in fondo. Dall’altra però può essere letto in chiave positiva: oggi le donne hanno imparato a reagire alla violenza, uscendone prima o prevenendola. – prosegue Puglisi –A questo si affianca una migliore educazione e una maggiore consapevolezza: la violenza è sempre più spesso considerata un reato dalle donne, che scelgono di denunciare”.

Il rapporto sottolinea poi altri aspetti importanti: le forme più pesanti di violenza continuano a essere esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner attuali o precedenti, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Inoltre, le violenze, sebbene in calo, sono più gravi: in netto aumento quelle con conseguenze significative (dal 26,3% al 40,2%), sia da parte di partner, ex partner che di estranei. Le ferite raggiungono il 40,8% dei casi, la paura per la propria vita colpisce il 41,9% delle maltrattate. Le violenze percepite come molto gravi sono quasi raddoppiate (50,9% contro 28,3%).

Emerge però una maggiore coscienza nei confronti della violenza come reato: le donne ne parlano di più (la percentuale di chi non ne parla con nessuno è diminuita dal 32% al 23%), si rivolgono con più fiducia ai centri antiviolenza o agli sportelli di ascolto (dal 2,4% al 5%). “A Milano si sono formati ormai da tempo dei nuclei specializzati nelle forze dell’ordine con tempi di risposta di tutta eccellenza. Spesso siamo riusciti a ottenere l’arresto dello stalker anche in poche ore, cosa impensabile sino a qualche anno fa. Attenzione, quindi, a generalizzare quando si parla delle lungaggini della giustizia. Milano, da questo punto di vista, è il fiore all’occhiello del nostro Paese e ha raggiunto standard ben al di sopra della media europea.”, specifica l’avvocato Puglisi, che dal 2010 a oggi ha seguito decine di casi di stalking.

Un ultimo sconcertante dato, finora mai sottolineato, purtroppo facilmente intuibile, riguarda le conseguenze sui figli che assistono alle violenze, ovvero il fenomeno della cosiddetta ‘trasmissione intergenerazionale della violenza’. I figli che vedono e sentono le violenze del padre nei confronti della madre hanno una probabilità maggiore di diventare a loro volta ‘carnefici’ nei confronti delle proprie compagne, e le figlie di esserne vittime. Anche per questo motivo è molto preoccupante l'aumento di violenze domestiche a cui i figli sono esposti, passato dal 60,3% al 65,2%. Il rapporto rivela così che i casi di violenza, dovuti alla trasmissione intergenerazionale, sono aumentati dal 5,2% al 39,5%.

Infine dal rapporto non emergono sostanziali differenze a livello territoriale, tuttavia le violenze fisiche o sessuali sono più diffuse al centro (12,6%) e al sud (12,3%).

Segnali di cambiamento nell’atteggiamento delle donne che, incoraggiate anche dalle campagne di sensibilizzazione e da un maggiore accesso alle informazioni, dimostrano di avere maggior fiducia nelle istituzioni e di non rassegnarsi a subire passivamente la condotta violenta di partner, amici o sconosciuti che siano. “Lo stalking resta ancora oggi l’anticamera della maggior parte dei femminicidi e denunciare tempestivamente, in molti casi, può salvare la vita”, conclude Puglisi.

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