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Costume
"Smart working, l'Italia sta cambiando. Ora pensi al femminicidio"
Maria Latella

Di Maria Carla Rota
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@MariaCarlaRota

"Finalmente dalle parole si passa ai fatti. Complice la crisi economica, molte aziende hanno capito che lavorare da casa ha indubbi vantaggi economici, a fronte di una produttività che non cambia, anzi: in alcuni casi migliora anche. L'università di Stanford, per fare un esempio, ha condotto una ricerca sul sito di viaggi cinese Ctrip: grazie allo smartwork  in nove mesi hanno risparmiato 1.900 dollari per ogni impiegato". Così  Maria Latella, giornalista e conduttrice televisiva, commenta con Affaritaliani.it il successo della prima Giornata per il Lavoro Agile giovedì 6 febbraio. Una nuova modalità organizzativa in cui sperano le donne, ma anche tanti uomini, per conciliare meglio i tempi famiglia-lavoro.

Maria Latella, oltre ad aver moderato il convegno sul tema "Smart Work - Benefici e Opportunità" (il 5 febbraio a Milano) ed essere membro del board Samsung Education, si definisce lei stessa un "esempio vivente di smartwork": "Fin da quando ero giornalista al Corriere della Sera ho lavorato molto da casa e continuo anche ora, collaborando con Sky e Il Messaggero. Faccio quasi tutto grazie a telefono e tablet. Lavoro tanto, perché ho meno distrazioni e risparmio il tempo degli spostamenti". 

Lei si divide tra Italia e Francia, dove vive suo marito. Un confronto sotto questo punto di vista?
"Lo smartwork in Francia è già nelle cose. C'è grande rispetto per la carriera delle donne e per la maternità. Nessun capo si permetterebbe mai di dire che è una scusa se una madre sta a casa perché la bambina ha la febbre. Di conseguenza, c'è anche una maggiore tendenza ad accettare la flessibilità. Lo Stato stesso da decenni è venuto incontro alle esigenze delle madri prolungando l'orario delle scuole e stabilendo che a luglio si debbano organizzare attività alternative per aiutare i genitori che sono al lavoro".

A proposito di carriere al femminile, due donne si stanno sfidando in questo momento per diventare sindaco di Parigi, la socialista Anne Hidalgo e la conservatrice Nathalie Kosciusko Morizet.
"Per gli uomini potremmo dire che non c'è stata partita. Anche la terza candidata era donna: Rachida Dati, che ora è stata esclusa. A noi forse stupisce, ma in Francia la prima donna a essere nominata primo ministro è stata Édith Cresson già negli Anni Ottanta, ai tempi di Mitterand. Il suo operato non è stato particolarmente soddisfacente, ma non è detto che tutte le donne siano sempre capaci di far bene il loro lavoro, come gli uomini. Poi ricordiamo Segolene Royal, che si è giocata la corsa alla presidenza della Repubblica con Nicolas Sarkozy".

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Tra gossip e politica francese, le donne sono protagoniste dell'affaire che ha coinvolto il presidente Hollande.
"I francesi lo hanno valutato con realismo, come è loro abitudine. Innanzitutto, se sei un maschio di potere, per loro è normale che tu abbia delle amanti, come è stato dal Re Sole in poi. La popolarità di Hollande era già scarsa, perché i cittadini gli rimproverano di non essere riuscito a invertire il senso di depressione del Paese. E la première dame Valérie Trierweiler non era molto popolare. Quindi la questione Julie Gayet è stata archiviata rapidamente. Magari i francesi se ne ricorderanno tra tre anni quando andranno a votare".

In Italia la presidente della Camera Laura Boldrini è stata al centro di accese polemiche nei giorni scorsi.
"Credo che Laura Boldrini si trovi ad affrontare una situazione politica gravata da forze nuove come il Movimento Cinque Stelle, che si comportano in modo totalmente diverso rispetto al passato. Il suo predecessore Gianfranco Fini dice che l'ostruzionismo è sempre stato praticato, ma è anche vero che in passato, un momento prima del punto di non ritorno, i capigruppo interrompevano la loro azione per rispetto delle istituzioni, e avendo magari ottenuto qualcosa in cambio. Il M5S non si attiene a questa tradizione, per cui Laura Boldrini ha un compito più difficile rispetto a chi l'ha preceduta. Inoltre sconta un po' il fatto di non avere esperienza parlamentare".

Violenza contro le donne e femminicidio. Il 14 febbraio, per il secondo anno consecutivo, ci sarà una grande mobilitazione con un flash mob mondiale.
"Io non mi stupisco, purtroppo, di quanti uomini oggi ammazzino le donne nel nostro paese. Perchè in questi ultimi vent'anni i mass media hanno veicolato messaggi di prevaricazione, non di rispetto tra esseri umani. Pensiamo all'Italia del dopoguerra: con il boom economico è partita un'alfabetizzazione a tappe forzate in cui la tv ha giocato un ruolo centrale. Questo però non ha fatto sì che gli italiani diventassero in pochi decenni come francesi, svizzeri o inglesi, che avevano un tasso di alfabetizzazione elevato già dal Settecento-Ottocento. Gli italiani sono rimasti figli di una culura arcaica e contadina con una spolverata di modernità e in questo senso le donne sono arrivate più avanti degli uomini. Siamo, insomma, una popolazione culturalmente fragile a cui sono stati offerti modelli, anche televisivi, di edonismo, sesso sfrenato, ragazzine seminude. Questo almeno fino a un paio d'anni fa, poi le cose sono cambiate in Rai e direi anche in Mediaset. Pensiamo però a modelli come Miley Cirus o Britney Spears. C'è qualcosa di malato se un prodotto musicale dve essere venduto come come oggetto di eccessi o di autodistruzione".

Da dove altro deve nascere il cambiamento?
"Ci devono essere segnali forti anche dalle famiglie. I genitori devono stare molto attenti al rapporto di coppia che mostrano ai figli: se il padre è violento verbalmente contro la madre, il messaggio che passa è "si può fare". Così come vanno controllati i contenuti di televisione, tablet e videogiochi. Infine, molto dipende dalle donne stesse: se una ragazza non viene educata dalla madre o dal padre a selezionare i ragazzi con cui esce sulla base del rispetto che le portano, è da lì che parte la spirale negativa. Io dico sempre alle studentesse e alle giovani donne manager che incontro: la vostra vita può essere bellissima professionalmente, ma se scegliete l'uomo sbagliato può diventare un inferno, su ogni fronte".

Sono passati dieci anni dalla prima pubblicazione di "Tendenza Veronica", il suo libro-intervista a Veronica Lario, allora moglie del Cavaliere. Come vede la parabola berlusconiana a distanza di tempo?
"Berlusconi ha enfatizzato la tendenza al "one-man show", che già era radicata anche all'interno dei partiti. Penso a Bettino Craxi, per esempio: la differenza, però, era che lui doveva avere il partito dietro. Invece Berlusconi è il partito e ne definirà lui stesso il futuro. Dobbiamo piuttosto chiederci perché da vent'anni gli italiani si innamorino di personaggi che li trascinano in questo modo. Anche l'Inghilterra seguì Tony Blair, che aveva carisma e leadership, ma  quello non era un innamoramento di protesta, era basato su programmi che si credeva avrebbero fatto bene al Paese. In Italia invece abbiamo avuto Berlusconi, Di Pietro, Bossi, Grillo. Tutti uomini che hanno costruito un consenso inventandosi dei partiti: un fenomeno quasi esclusivamente italiano o sudamericano".

 

 

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