Compie 13 anni proprio il 5 aprile la modella francese Thylane Blondeau, definita “la nuova Kate Moss” dalla rivista Jalouse, che l’ha messa in copertina in una posa ipersensuale. Già tre anni fa, quando aveva solo dieci anni, la bambina scandalizzò il mondo apparendo in un servizio fotografico con tacchi a spillo, trucco pesante e pose provocanti, da vera ‘sex bomb’.
Una tendenza, quella di proporre bambine modelle come fossero navigate seduttrici, che ha preso sempre più piede negli ultimi anni. Nel gennaio 2012 fece scalpore anche la secondogenita di Cindy Crawford, cresciuta tra abiti d’alta moda e passerelle, diventata modella a dieci anni. Kaia posò per una campagna pubblicitaria di Versace, in cui indossava capi della linea Young. Mentre sua madre di dichiarava “molto emozionata” in Gran Bretagna e nel mondo intero nascevano accese polemiche.
Le stesse che oggi girano di nuovo intorno a Thylane Blondeau. Il suo sito web ufficiale, tra l’altro, invita tutti a mandarle messaggi di auguri per il compleanno. Ma poi chiede: “Per favore mandate messaggi che siano adatti a una bambina di tredici anni”. Predicare bene e razzolare male, insomma. Lanciare il sasso e nascondere la mano. I genitori di Thylane – la madre starlette televisiva, il padre ex giocatore di calcio – l’hanno costretta fin da quando aveva 4 anni a calcare le passerelle e i set fotografici, posando per esempio per Jean Paul Gaultier. Altri nomi? Ralph Lauren, Hugo Boss, Lacoste.
MODA O SFRUTTAMENTO? – Qual è il confine che separa il fashion dallo sfruttamento dei più piccoli, o addirittura la pedofilia? E’ il quesito che periodicamente viene discusso nei maggiori quotidiani d’Europa. Giusto o no è difficile dirlo. Le copertine dei magazine sono piene di “baby donne” dall’indiscutibile bellezza, a cui magari piace anche posare per i grandi fotografi. C’è però chi resta dell’opinione che trucchi e tacchi alti, dovrebbero aspettare per comparire nella vita di una bambina, che magari dovrebbe dedicarsi ad attività diverse come lo studio e il gioco con i suoi coetanei.
“Ci sono rischi di danni emotivi”, avvertono gli psicologi. Per le baby modelle ma anche per le tante bambine che prendono le loro coetanee a modelle…
Perché i marchi destinati ad adulti ingaggiano modelle sempre più giovani? “Per vendere di più, attirando le loro future clienti in fase sempre precoce”, riflette Isabelle Collet, docente presso la Facoltà di Psicologia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Ginevra sul quotidiano Le Matin. “Portano le bambine a desiderare fin da piccole le scarpe e le borse che hanno le loro madri. E allo stesso tempo attirano le donne adulte mostrando loro un ideale di giovinezza irraggiungibile.
Per la psicologa queste bambine che in fotografia danno l’impressione di essere molto più grandi della loro età producono una frantumazione delle generazioni, “come se ci fosse una sola età possibile: quella attorno ai 18 anni”. I confini nel look si fnano di conseguenza sempre più sfumati, tanto che madre e figlia vestono sempre più allo stesso modo, mentre prima i codici di abbigliamento erano molto più differenziati.
Poi, questa messa in scena del corpo femminile non è senza conseguenze sullo sviluppo psicologico delle bimbe. “E’ come dire che le donne sono donne dalla nascita e che la loro unica missione è quella di diventare desiderabili agli occhi degli uomini”, prosegue Isabelle Collet. Il risultato? “Una società schizofrenica, in cui da un latto di combatte contro la pedopornografia e la pedofilia, dall’altro si travestono le bambine da donne mostrandole come oggetti sessuali”.
“Le femmine crescono così interiorizzando un ruolo passivo, in cui loro sono ‘guardate’, mentre i ragazzi crescono abituati a essere quelli che ‘guardano’”, aggiunge Solène Froidevaux, assistente all’Università di Losanna. Ma il marketing – concludono gli psicologi – è per fortuna solo una dei canali attraverso cui passa la riproduzione degli stereotipi di genere, accanto alla genitorialità, la scuola, mondo del lavoro o dei media.




