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Di Maria Martello*



Non bisogna avere paura della paura. Occorre farsela amica.
Nella gamma delle emozioni che contraddistinguono il nostro modo di reagire ai fatti della vita due sono fondamentali l'amore e la paura, tanto da far dire a Gerald Jampolsky che sono le sole due emozioni esistenti. E' indubitabile che se andiamo alla radice di ogni emozione sotto sotto troviamo amore o paura. Se consideriamo la paura come sentimento che ci chiude, che ci mette in difesa creando barriere, possiamo affermare che la paura è il contrario dell'amore che è apertura all'altro , accoglienza e disponibilità.

Certo la paura ci rende attenti a percepire, e di conseguenza evitare, i pericoli e in tal senso svolge una funzione positiva, insostituibile per la nostra sopravvivenza. La paura di perdere qualcosa o qualcuno, di essere sconfitti, di affrontare l'ignoto, il nuovo, il cambiamento, il rischio è un'altra cosa. Con queste forme della paura tutti ci dobbiamo confrontare, nessuno escluso, anche i coraggiosi: adulti e bambini, uomini e donne, giovani e vecchi.

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Sottesa a tutte le possibili forme è in definitiva la paura della morte come annientamento. Per non aver paura di vivere invece e realizzare noi stessi, primo e vero compito di ognuno, è bene imparare ad ascoltare la paura e capire di che natura sia: può rivelarsi una fonte preziosa di conoscenza, anche quando è soltanto un "sussurro". Solo così possiamo evitare le sue conseguenze peggiori che sono la chiusura al mondo, agli altri, a se stessi. Certo la partita della vita si gioca spesso sul crinale difficile del bisogno di difesa e del desiderio degli altri, bisogno questo istintivo e insopprimibile!

Imparare a difendersi è una necessità primordiale ma vivere per difendersi è come vedere tutto attraverso un vetro infrangibile. Possiamo osservare, distinguere ogni movimento, ogni figura, senza però poter partecipare, poiché si rimane sempre e comunque dietro un vetro. Capita quando ci riduciamo a rimanere spettatori, piuttosto che affrontare eventuali fratture.

Spesso le fratture sono necessarie. Gli squarci, i frammenti aprono e fanno "uscire fuori" da una prigione dorata, dalla nicchia di difesa, che non si vorrebbe abbandonare per mancanza di conoscenza di ciò che c'è oltre le sbarre.

Più che la paura dobbiamo temere quindi le sue conseguenze: quella chiusura in difesa, quello sguardo fisso sulle stesse cose, al passato, che non ci fa progredire, quel timore dell'altro, della sua diversità. Ma senza contrari, non vi è progresso" dice William Blake. La paura quindi è un sentimento che ci fa percepire la presenza degli opposti, dei contrari, di quel principio di contraddizione insito nella natura umana oltre che nella natura stessa, che ci può guidare nella scoperta che il vero contrario della paura è l'amore.

Quindi è attraverso di essa che si scopre la consapevolezza del valore di un sentimento, l'amore, avendone conosciuto l'opposto e di cui si è avvertita l'ambivalenza. Questa dinamica rende possibile ogni vera scoperta. Proprio il susseguirsi ritmico di paura e amore danno vita alla vita mettendoci a contatto con la nostra più vera umanità.
 

 

* Docente di Psicologia dei rapporti interpersonali. Formatrice A.D.R. Mediatrice dei conflitti. Autrice di Sanare i conflitti (Guerini e Associati Editore, Milano, 2010) nonché di Oltre il conflitto; Intelligenza emotiva e mediazione (McGraw-Hill, Milano, 2003); Conflitti, parliamone. Dallo scontro al confronto (Sperling e Kupfer, Milano, 2006); Mediazione dei conflitti e counselling umanistico. Lo spazio della formazione (Giuffrè, Milano, 2006); L'arte del mediatore dei conflitti Protolli senza regole, una formazione possibile (Giuffrè, Milano, 2008); Educare con SENSO senza disSENSO. La risoluzione dei conflitti con l'arte della mediazione (Franco Angeli, Milano, 2009); Mediatore di successo. Cosa fare/Come essere (Giuffrè Editore, Milano, 2011).

www.istitutodeva.it
maria.martello@tiscali.it

 

 

 

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