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Infelici perché diciamo troppi sì. Non bisogna sempre adattarsi

Spesso la giustificazione che diamo alla nostra insoddisfazione è l’incapacità di adattarci alla realtà. Invece Danis Doucet, psicologo canadese, arriva a una conclusione opposta: siamo afflitti da un eccessivo sforzo di adattamento e così perdiamo di vista il nostro vero benessere. E lo fa raccontando “La storia del piccolo pinguino che si adattava troppo”. IL LIBRO
Piccolo Pinguino

Piccolo Pinguino è una creatura ingenua e gentile: vuole sempre fare le cose per bene, cerca di adattarsi all’ambiente che lo circonda e risponde “sì” a tutte le richieste che gli vengono fatte. Un giorno, spinto dalla Foca Furbacchiona (personaggio cinico, manipolatore e interessato) lascerà la banchisa dove vive felice e si trasferirà in solitudine ai caldissimi Tropici per lanciarsi in un business dissennato e pericoloso. Qui naturalmente si ammalerà nel corpo e nello spirito e rischierà di distruggere la propria vita. Ma il suo tormento lo porterà finalmente ad aprire gli occhi e a prendere coscienza…

Spesso la giustificazione che diamo ai numerosi stati psicologici negativi contemporanei è l’incapacità di adattarci alla realtà. Danis Doucet, psicologo canadese, arriva a una conclusione opposta: siamo afflitti da un eccessivo sforzo di adattamento. Forse quello che oggi ci viene richiesto è davvero insensato: siamo ossessionati dai conformismi contemporanei e dall’imposizione del cambiamento a tutti i costi, così non ci concentriamo su come migliorare le cose, coltivare l’impegno, riacquistare il gusto del lavoro di qualità, superare le mediocrità ecc.

Doucet imposta quindi un discorso nuovo, che ci aiuta a metterci in contatto con la nostra autenticità. Il libro è diviso in due parti. Alla favola iniziale, di stampo classico, segue un saggio in cui l’autore analizza la società che ci circonda, svela chi sono le Foche Furbacchione e in che modo ci manipolano e soprattutto propone rimedi e soluzioni, anche molto concrete, per ritrovare la nostra banchisa (come fa Piccolo Pinguino), ossia lo stato interiore che ci permetta di (ri)cominciare a vivere in prima persona.

Denis Doucet è uno psicologo clinico canadese che ha studiato in particolare gli effetti negativi dell’iperadattamento forzato degli individui alla società contemporanea. Su questo argomento ha scritto alcuni libri divulgativi, tradotti in diverse lingue, in cui ha travasato i suoi studi e la sua lunga esperienza psicoterapeutica.

Dall’introduzione
“In tutta la storia dell’umanità, i medici non hanno mai prescritto così tanti tranquillanti e antidepressivi come negli ultimi anni. Sono sempre più numerose le persone deluse, che vanno avanti per inerzia e sono prive, o quasi, di energia. Possibile che siano tutte affette da disturbi dell’adattamento come qualcuno vorrebbe farci credere? O che siano tutti individui più deboli degli altri? Ma da dove nasce tutta quest’angoscia, tipico male del XXI secolo, che affligge un numero sempre più grande di persone? Che cosa si è guastato nella nostra mente? Siamo diventati cronicamente disfunzionali e dobbiamo rassegnarci a convivere con questa fatalità? Non è detto… Forse la causa di questo disagio sono gli ambienti e le situazioni in cui siamo costretti a vivere, che spesso non rispettano la nostra natura umana. Forse siamo prigionieri di una logica assurda, di richieste e di imposizioni senza senso. Forse siamo malridotti perché ci adattiamo troppo. Se vi chiedessi di passare il resto della vita in un locale in cui la percentuale di ossigeno è inferiore a quella di cui l’essere umano ha bisogno, accettereste di farlo? Se vi proponessi di vivere in un universo privo di direzioni, in cui l’alto e il basso sono rovesciati, dove l’oscurità rappresenta la luce e il giorno rappresenta la notte, acconsentireste di passarvi tutta la vita? Se vi rinchiudessi in una gabbia metallica nella quale vi vengono somministrate scosse elettriche arbitrariamente, vi rassegnereste docilmente? Ma allora, perché così tante persone accettano di subire passivamente l’equivalente di queste condizioni nelle società odierne? Se seguirete la storia del Piccolo Pinguino, comincerete a capire!”

L’inizio della fiaba
“Mentre il sole calava all’orizzonte, un Piccolo Pinguino, soprannominato PP, ammirava silenziosamente quel grandioso spettacolo, così come avevano fatto i suoi antenati migliaia e migliaia di volte prima di lui. Abitava su questa terra soltanto da un anno, ma ci aveva già preso gusto. Ogni giorno e ogni ora per lui erano una festa e una celebrazione della vita: pescare, correre, nuotare, scivolare sulla neve erano le attività in cui eccelleva sulla sua banchisa al Polo Sud. Tra l’altro, lui e i suoi amici avevano dato un nome a quella banchisa di cui si sentivano padroni. La chiamavano affettuosamente le «montagne russe», perché la usavano principalmente come pista per correre e slittare. Dall’alto di quell’immenso strato di ghiaccio, il Piccolo Pinguino aveva compiuto orgogliosamente centinaia di tuffi in mare, aveva fatto colpo su parecchie pinguine e aveva praticato la difficile arte del surf sulla neve quando i venti autunnali erano favorevoli. PP era un piccolo pinguino felice, senza altre ambizioni se non quella di adempiere al suo ruolo all’interno della comunità, divertirsi, procreare, insomma vivere la sua vita da pinguino come facevano e avevano fatto in passato tanti altri e come avrebbero fatto altri ancora dopo di lui.  Era andato tutto liscio fino a quando non arrivò la Foca Furbacchiona. Quel giorno la vita di Piccolo Pinguino prese una direzione che non avrebbe mai immaginato”
 

Denis Doucet
La storia del Piccolo Pinguino che si adattava troppo
Come (ri)cominciare a vivere in prima persona
VALLARDI
160 pagine
12,00 euro