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Costume
Separazioni, picco di addii in primavera. Le donne puntano al toyboy
Se il vecchio adagio recita ‘non esistono più le mezze stagioni’, e gli sbalzi climatici degli ultimi anni lo hanno pienamente confermato, sembrerebbe, invece, che esistano stagioni ben definite per dirsi addio. È quanto emerge dai dati raccolti dall’associazione Familylegal, presieduta dall’avvocato Lorenzo Puglisi, che sottolineano l’aumento delle separazioni a ridosso della bella stagione: «Fra aprile e la prima metà di giugno si registra il picco massimo delle separazioni: i dati raccolti da FamilyLegal evidenziano un  +20% rispetto al resto dell’anno».
 
Ma quali sono i motivi che spingono le coppie a dirsi addio proprio i questo periodo dell’anno? Il desiderio di libertà in primis, soprattutto quando a separarsi sono le coppie di under 30 (35% del totale), o di godersi i mesi estivi con un nuovo partner (25%), oppure per la voglia di sperimentare nuovi incontri (40%) o ancora, anche se per una percentuale minima di casi, di passare un po’ di tempo in assoluta solitudine (5%). L’estate, al contrario, sembrerebbe il periodo in cui tentare la strada della riconciliazione. «Fra giugno e luglio si registra una flessione», precisa Puglisi. Il motivo? «Presumibilmente si cerca di mantenere intatto il nucleo familiare sperando che le ferie possano servire da collante. In realtà chi è in crisi all’inizio dell’estate puntualmente fa visita a uno studio legale fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre».
 
Ci sono due ‘scuole di pensiero’, evidenzia ancora Puglisi: “Quelli che aspettano il periodo estivo nella speranza che la vacanza sia sinonimo di riconciliazione, e quelli che invece si separano prima dell’estate proprio per cogliere le opportunità del periodo – precisa– Ma l’estate viene da molti considerata un periodo ideale anche perché si pensa che i bambini, magari lontani perché al mare con i nonni, risentano meno delle tensioni. È comunque ormai un dato di fatto che le richieste di separazione seguano i cicli scolastici: le coppie che prendono questa decisione lo fanno perlopiù in primavera o in autunno».
 
Un altro dato interessante, sottolinea l’avvocato Puglisi riguarda la tendenza a lasciare per un partner più giovane, prerogativa ormai non più esclusivamente maschile: «Sono in aumento i casi di donne che, per spirito di rivalsa, magari dopo aver subito un tradimento, oppure solo per una questione narcisistica, decidono di spostare le loro attenzioni su partner più giovani». 
 
Ma se un tempo, nel caso in cui le parti non fossero d’accordo sulla fine del loro rapporto, la scelta obbligata era necessariamente la separazione giudiziale, che prevede un iter lungo e costoso (si va dai 3.000 euro in su, senza considerare ovviamente le separazioni milionarie che raggiungono cifre da capogiro), oggi è il compromesso a farla da padrone: “Ormai la parte del leone la fanno le separazioni consensuali e in particolare il nuovo procedimento di negoziazione assistita che, per ragioni di carattere economico e di tempi ormai rapidissimi, sta aumentando costantemente garantendo lo stesso risultato senza neppure andare davanti al Giudice”
 
Una curiosità: in netta crescita anche le separazioni fra coppie miste, con coniugi di diversa cittadinanza: «Quasi in 5 casi su dieci, la tipologia di coppia mista che arriva a separarsi è quella con marito italiano e moglie straniera, o che ha acquisito la cittadinanza italiana in seguito al matrimonio. Questo dato è strettamente connesso alla sempre maggiore propensione degli uomini italiani a sposare una cittadina straniera - conclude Puglisi  - che tuttavia non manca di portare in almeno 100 casi all’anno a sottrazioni internazionali di figli minori di difficile, se non impossibile, risoluzione, soprattutto se i minori vengono condotti in Paesi ove non è applicata la Convenzione dell’Aja, come ad esempio l’Egitto o il Giappone”.
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separazioni divorzi boom primaveraquando si divorzia di più
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