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divorzio

Esistono stagioni ben definite per dirsi addio? Sembrerebbe di sì. Lo evidenziano i dati raccolti dall’associazione Familylegal, presieduta dall’avvocato Lorenzo Puglisi, che sottolineano l’aumento delle separazioni a ridosso dei mesi estivi: "Aprile e maggio sono i mesi dell’anno in cui si registra il picco delle separazioni: quest’anno abbiamo fatto un bilancio complessivo che ci porta a evidenziare un +40% rispetto al resto dell’anno".

Desiderio di libertà, di nuove avventure e di godersi la bella stagione con un nuovo partner, pronti a sperimentare nuovi incontri o in assoluta solitudine: primavera e autunno sembrerebbero essere diventate le stagioni ‘preferite’ per dirsi addio. E l’estate, di conseguenza, il periodo in cui si tenta la strada della riconciliazione. "Fra giugno e luglio si registra una flessione", precisa Puglisi. Il motivo? "Presumibilmente si cerca di mantenere intatto il nucleo familiare sperando che le ferie possano servire da collante. In realtà chi è in crisi nel mese di giugno puntualmente fa visita a uno studio legale fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre".

"Secondo la mia esperienza, ci sono due ‘scuole di pensiero’: quelli che arrivano alla decisione prima delle ferie, quindi a ridosso dei mesi estivi, nella speranza che la vacanza sia sinonimo di riconciliazione, e quelli che invece si separano d’estate proprio per cogliere le opportunità del periodo – interviene la psicologa Elena Giulia Montorsi –. Ma l’estate viene da molti considerata un periodo ideale anche perché si pensa che i bambini, magari lontani perché al mare con i nonni, risentano meno delle tensioni. È comunque ormai un dato di fatto che le richieste di separazione seguano i cicli scolastici: le coppie che prendono questa decisione lo fanno perlopiù in primavera e in autunno", spiega la Montorsi. "Si va dalla separazione di ventenni dopo soli pochi mesi di matrimonio, al caso di un anziano di 85 anni che ha abbandonato la moglie davanti al supermercato per ‘rifarsi una vita’ con la badante polacca di 35 anni più giovane - aggiunge Puglisi -. Quella di lasciare il compagno di una vita per un partner molto più giovane non è più una prerogativa solo maschile - prosegue Montorsi –. Sono in aumento i casi di donne che, per spirito di rivalsa, magari dopo aver subito un tradimento, oppure solo per una questione narcisistica, decidono di spostare le loro attenzioni su partner più giovani". 

Ma se un tempo, nel caso in cui le parti non fossero d’accordo sulla fine del loro rapporto, la scelta obbligata era necessariamente la separazione giudiziale, che prevede un iter lungo e costoso (si va dai 3.000 euro in su come fondo spese con una media di spesa per tutto il procedimento di circa 6.000, senza considerare ovviamente le separazioni milionarie che raggiungono cifre da capogiro), oggi è il compromesso a farla da padrone: "Aumentano in generale le separazioni consensuali che ormai, per ragioni di carattere economico, più che di buon senso, raggiungono quasi l’80% del totale così come sono aumentate del 20% anche le coppie che scelgono l’estero per velocizzare l’iter e ottenere il divorzio in pochi mesi, senza attendere quasi quattro anni". I tempi sono inferiori, si va dai 4 agli 8 mesi di Romania e Spagna contro, in media, i 3 anni e mezzo dinnanzi alle autorità italiane, anche in caso di separazione consensuale.

Una curiosità: in netta crescita anche le separazioni fra coppie miste, con coniugi di diversa cittadinanza: "Quasi in sette casi su dieci, la tipologia di coppia mista che arriva a separarsi è quella con marito italiano e moglie straniera, o che ha acquisito la cittadinanza italiana in seguito al matrimonio. Questo dato è strettamente connesso alla maggiore propensione degli uomini italiani a sposare una cittadina straniera", conclude Puglisi.

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