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Di Maria Martello*

 

 

 
Vi sono momenti in cui ci sentiamo perdenti, avvertiamo la nostra fragilità o, peggio, l'inutilità del nostro impegno. Emergono in questi momenti pensieri quali: "non me la sento più di provare… ci rinuncio… non ne vale la pena… perché continuare a mettersi in gioco?...non me la sento più di rischiare…  basta: ci rinuncio!...e, poi, perché mai insistere?" e così di seguito. Queste sono solo alcune delle espressioni che denunciano sentimenti di sfiducia ben radicati nel profondo e sempre pronti ad emergere, a prendere il sopravvento sui pensieri positivi, sulla consapevolezza che, in realtà, ciò cui si mira è possibile, è alla propria portata.

La prevalenza dei pensieri negativi, l'arrendevolezza, denunciano che siamo stanchi di 'lottare' per raggiungere un obiettivo, e ci adeguiamo all'idea di rinunciarvi. E' questo il momento di chiedersi se abbiamo valutato quali costi, di regola assai elevati, comporti l'atteggiamento di sfiducia nell'economia della nostra vita. Essere sfiduciati, o meglio, lasciarsi suggestionare dalla paura dell'incapacità di fronteggiare gli eventi, potrebbe anche occultare la rinuncia a rischiare.

Aver fiducia in se stessi comporta costi e rischi, ma altresì la libertà e la forza di scegliere, la responsabilità del proprio operato e delle conseguenze che ne derivano. In ogni caso, la mancanza di fiducia ha costi maggiori. La rinuncia alla fiducia è certamente una forma di difesa, ma è anche una regressione verso una dimensione 'primitiva' della relazione, una chiusura per evitare l'attacco esterno, che ai nostri antenati era funzionale ad affrontare le numerose insidie di un mondo allora in gran parte misterioso.

La certezza che solo all'interno del proprio 'territorio' -non a caso gli animali lo marcano- tutto sia sicuro, mentre ciò che rimane rappresenta una fonte continua di pericoli, rappresenta un principio che ha segnato molti percorsi educativi del passato, condizionando molte esistenze. Nelle società chiuse, o in periodi storici di precari equilibri, la sfiducia ha costituito un solido scudo, suscettibile, però, di tramutarsi in una prigione dalle solide sbarre.

Può definirsi questa situazione alla stregua di 'uno stato di autoffesa' che apparentemente ci fa 'avere ragione', ci lascia il giudizio migliore su di noi - 'meglio non fidarsi degli altri'- e ci fa sentire liberi di giudicare gli altri. In questo processo viene meno la consapevolezza di avere avuto un ruolo ed una responsabilità nel non aver saputo costruire una relazione di fiducia. Neghiamo, così, la parte, seppure minima, che noi abbiamo potuto avere nel determinare l'altrui sfiducia.

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Ma vi è un'altra forma di sfiducia, ancora più pericolosa: la perdita di fiducia che scatta quando il tradimento di un patto (una promessa di dedizione perenne, un progetto d'amore, un'amicizia, ecc) ci segna a tal punto da non farci accettare più alcun altro patto. Uno dei due 'contraenti' non ha rispettato le regole dell'accordo, anzi, non ha voluto più un accordo: un gesto forte che ci fa sentire inutili e persi, ci toglie la "fiducia nella fiducia" . Rischia di annientarci. L'esperienza della perdita, non per casualità ma per scelta, induce come conseguenza l'attitudine all'abbandonare ed al sentirsi abbandonati.

Vale la pena chiedersi, allora, quale tipo di patto sia stato infranto, e quale tipo di fiducia sia stato violato. La risposta non è semplice, perché ci fa tornare indietro alle nostre istintive reazioni emotive, a quella naturale, primordiale fiducia che, alla nascita, ci fa trovare chi si prende cura di noi. E' questo il primo patto che stringiamo con il mondo e con la vita stessa, in una forma antica di fiducia che non vuole responsabilità, non chiede scelte, ma nasce dal bisogno primario di qualcuno che ci nutra e che ci consenta di esistere.

Il filosofo Salvatore Natoli, a questo proposito, parla di una fiducia che, proprio perché basata su questi bisogni fondamentali, è destinata ad essere tradita, come inevitabile, strutturale condizione dell'esistenza: nessuna garanzia può rendere questo tipo di patto indissolubile, perché esso si basa sul bisogno dell'altro come fonte di sicurezza assoluta, sul bisogno d'amore più che sul bisogno di amare che lega il bambino alla madre. Questo patto deve essere infranto per divenire adulti. Ci svela infatti la fragilità della nostra esistenza e ci fa prendere contatto con la parte più profonda di noi, sino a dover ammettere di avere bisogno degli altri.

Troppo spesso la crescita è invece un 'diventare grandi' senza diventare adulti, in quanto la paura di quello strappo, di quell'abbandono, si ripete in ogni tipo di relazione: un rapporto in cui non c'è una parità di ruoli, ma c'è chi dà e chi riceve, proprio come ogni madre fa con il cucciolo. Un patto che ha queste condizioni, anche se sembra fortissimo, è destinato ad infrangersi sugli scogli dei reciproci bisogni, dei non detti che emergono, della fragilità dell'altro che non vogliamo accettare.

La fiducia come patto tra gli uomini, vale a dire fra esseri fragili e limitati, votati all'errore, deve quindi contemplare quale ineluttabile il tradimento, o rottura del patto di fiducia. E questo è il momento che determina o il nostro annientamento, oppure l'inizio della crescita verso una forma più evoluta di adultità.


 

 

 

* Docente di Psicologia dei rapporti interpersonali. Formatrice A.D.R. Mediatrice dei conflitti. Autrice di Sanare i conflitti (Guerini e Associati Editore, Milano, 2010) nonché di Oltre il conflitto; Intelligenza emotiva e mediazione (McGraw-Hill, Milano, 2003); Conflitti, parliamone. Dallo scontro al confronto (Sperling e Kupfer, Milano, 2006); Mediazione dei conflitti e counselling umanistico. Lo spazio della formazione (Giuffrè, Milano, 2006); L'arte del mediatore dei conflitti Protolli senza regole, una formazione possibile (Giuffrè, Milano, 2008); Educare con SENSO senza disSENSO. La risoluzione dei conflitti con l'arte della mediazione (Franco Angeli, Milano, 2009); Mediatore di successo. Cosa fare/Come essere (Giuffrè Editore, Milano, 2011).

www.istitutodeva.it
maria.martello@tiscali.it

 

 

 

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