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Crescono i freelance: in Italia sono 3,5 milioni

di Redazione

Smartworking dall’estero? Ecco le principali coperture assicurative



In Italia il numero dei freelance è in costante aumento. Secondo i recenti dati di Eurostat ci sono oltre 3,5 milioni di liberi professionisti nel Paese. Questo numero è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, la quale ha diffuso una maggiore consapevolezza per molti servizi work-life-balance e ha anche accelerato l’adozione del lavoro da remoto, spingendo molte persone a lavorare in smartworking all’estero”. I freelance che lavorano all’estero non dovrebbero sottovalutare “la necessità di avere una copertura assicurativa adeguata per proteggere se stessi e la propria attività”. Ma quale assicurazione scegliere? Lo spiega ad Affaritaliani.it Sauro Mostarda, Ceo di Lokky.

Lokky è una startup e insurtech italiana dedicata a piccole imprese, professionisti e freelance. Co-fondata da Paolo Tanfoglio e Sauro Mostarda e operativa dal 2019, la società copre le esigenze assicurative di più di 200 tipologie di clienti, con soluzioni che vanno dall’infortunio, a danni al fabbricato, responsabilità civile, malattia, Rc collaboratori, danni al contenuto, furto, Rc professionale, tutela legale, altri danni ai beni, cyber risk.

Nel 2022 la startup si è aggiudicata il Premio nella categoria “Miglior Insurtech 2022” alla sesta edizione degli Italy Insurance Awards ed è stata inclusa nella prestigiosa DIA TOP 250 Insurtech. L'azienda ha, inoltre, chiuso una campagna di Equity Crowdfunding su Mamacrowd, a cui ha preso parte anche il fondo AZIMUT ELTIF - Venture Capital ALIcrowd II; con questa ultima operazione, Lokky raggiunge la soglia dei 5 milioni di euro raccolti dalla sua nascita.

L’intervista a Sauro Mostarda, CEO di Lokky

Con una cultura del welfare sempre più diffusa e l’attenzione maggiore dei lavoratori nei confronti del proprio benessere fisico e mentale, sempre più freelance decidono di lavorare all'estero per un periodo di tempo più o meno lungo. Quali sono i principali vantaggi per un freelance che decide di lavorare all'estero per un periodo di tempo prolungato?
"In Italia, il numero dei freelance è in costante aumento. Secondo i recenti dati di Eurostat, ci sono oltre 3,5 milioni di liberi professionisti nel Paese. Questo numero è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, la quale ha diffuso una maggiore consapevolezza per molti servizi work-life-balance e ha anche accelerato l’adozione del lavoro da remoto, spingendo molte persone a lavorare in smartworking all’estero. Lavorare dall’estero può infatti favorire un miglior equilibrio tra le sfere personale e professionale. Molti Paesi offrono visti specifici per nomadi digitali e freelance, facilitando la permanenza e il lavoro sul lungo periodo. Questa flessibilità può quindi consentire ai freelance di scegliere di lavorare per lunghi periodi in località con costi di vita più bassi o con una qualità di vita migliore. Inoltre, lavorare come libero professionista all’estero ha anche dei vantaggi professionali: permette innanzitutto di ampliare la propria rete di contatti a livello internazionale, collaborando con professionisti di diverse culture e background. Questo può portare a nuove opportunità di business e partnership. Può inoltre consentire di accedere a nuovi clienti e a un maggior numero di essi. Questo può tradursi in maggiori guadagni e in una riduzione della dipendenza da un singolo mercato. Infine, immergersi in una cultura diversa permette anche di acquisire nuove competenze e prospettive. La gestione di progetti internazionali richiede infatti adattabilità, problem solving e capacità di comunicazione interculturale, qualità altamente valorizzate nel mercato globale".

Quali sono le principali considerazioni assicurative per un freelance che lavora all'estero?
"Per i freelance che lavorano all’estero, è importante avere una copertura assicurativa adeguata per proteggere se stessi e la propria attività. Tra le principali coperture per i professionisti freelance che lavorano all’estero, ci sono:

•         Assicurazione sanitaria internazionale: fondamentale per coprire le spese mediche, sia di emergenza che di routine, garantendo accesso a cure di qualità ovunque ci si trovi;

•         Assicurazione di responsabilità civile: protegge da eventuali danni causati a terzi durante la propria attività, come danni a proprietà o persone;

•         Assicurazione contro i danni causati dal lavoro: copre i costi derivanti da errori professionali o negligenze che possono causare danni ai clienti;

•         Assicurazione contro l’interruzione del lavoro: protegge il reddito del freelance in caso di malattia, infortunio, furto o perdita di attrezzature di lavoro. Questo tipo di assicurazione garantisce un supporto finanziario nei periodi in cui non si è in grado di lavorare.

Inoltre, molti freelance scelgono di sottoscrivere polizze aggiuntive per coprire rischi specifici legati al loro settore di attività. Ad esempio, per i freelance che lavorano con clienti esteri in paesi come Canada e USA va prevista una copertura ad hoc rispetto agli standard di garanzia per la Responsabilità Civile. Investire in una copertura assicurativa completa non solo protegge il proprio benessere e il proprio lavoro, ma può anche migliorare la propria reputazione professionale, offrendo maggiore tranquillità a clienti e collaboratori".

In che modo la cultura del welfare sta influenzando le scelte dei freelance riguardo alla loro copertura assicurativa?
"Quando si fa riferimento al welfare, si intende spesso il welfare aziendale nella sua accezione più tradizionale, ovvero tutte quelle politiche che sempre più aziende stanno adottando per migliorare la qualità della vita dei propri dipendenti e aumentare la loro soddisfazione professionale. In questo contesto, i prodotti assicurativi rivestono un ruolo centrale e sono tra le soluzioni di welfare aziendale preferite dalle aziende, poiché vantaggiose sia da un punto di vista fiscale, sia come benefit per i dipendenti. Tuttavia, negli ultimi anni, il concetto di welfare si è esteso e l'evoluzione delle dinamiche post-Covid ha allargato questo concetto anche ai lavoratori autonomi. La crescente attenzione al benessere dei lavoratori ha influenzato anche i freelance, rendendoli più consapevoli della necessità di una copertura assicurativa adeguata. Non si tratta più solo di assicurazioni contro la perdita di reddito o per la sanità, ma di polizze che coprono anche cure preventive, salute mentale, supporto psicologico e consulenze nutrizionali.  Questa tendenza riflette un cambiamento nelle priorità dei freelance, che cercano soluzioni assicurative complete per proteggere il proprio benessere fisico e mentale, motivato da esigenze di flessibilità personale e professionale, oltre che da considerazioni economiche legate al contesto finanziario del paese".

Assicurazione freelance: l'assicurazione è obbligatoria per legge?
"L’assicurazione per freelance non è obbligatoria in Italia, a differenza di quanto accade per i professionisti iscritti a un Albo o a un Ordine professionale. La sua sottoscrizione è sempre facoltativa e a discrezione del professionista. Questa polizza deve essere idonea e comprensiva del relativo massimale, e deve essere presentata al cliente al momento della presa in carico del lavoro. Tuttavia, bisogna considerare che le normative locali variano notevolmente da un Paese all’altro; quindi, è importante che i freelance che lavorano all’estero si informino sulle normative riguardanti le assicurazioni prima di iniziare a lavorare oltre i confini nazionali".