Residenti in strada contro spaccio, crack e degrado. Dopo l’omicidio di viale Morandi cresce la paura e il quartiere decide di presidiare il territorio: il sintomo di una periferia che non vuole più aspettare.
A Tor Sapienza la misura sembra colma. Dopo mesi di segnalazioni, blitz e promesse, alcuni residenti hanno deciso di presidiare direttamente le strade del quartiere, documentando con i cellulari ciò che accade nelle aree più esposte allo spaccio. Non vigilantes armati, ma cittadini che camminano, filmano, segnalano e chiedono una presenza più stabile delle istituzioni. È la nuova ronda contro droga e degrado raccontata dal quartiere.
La scelta arriva in un momento particolarmente delicato. Il 17 agosto, proprio in viale Giorgio Morandi, è stato ucciso il 24enne Raymond Asosa Agheyisi. Le indagini hanno poi portato al fermo di un quarantenne già noto per vicende legate alla droga. Nelle stesse settimane le forze dell’ordine hanno moltiplicato controlli e sequestri di crack e cocaina nel quadrante est. Ma per chi vive qui l’impressione è che il problema cambi semplicemente marciapiede.
Il quartiere si riprende la strada
Da qui le ronde civiche: presenza, video, telefonate alle forze dell’ordine. Una risposta estrema al senso di abbandono, che racconta forse più di qualsiasi statistica quanto la sicurezza percepita sia diventata il vero nervo scoperto della periferia romana.
Il rischio, però, è evidente: quando il cittadino sente di doversi sostituire allo Stato, il confine tra controllo sociale, esasperazione e tensione può diventare molto sottile.
Crack, degrado e paura
Tor Sapienza non chiede eroi di quartiere, ma pattuglie, servizi e continuità. Le operazioni straordinarie servono, ma se dopo ogni blitz lo spaccio si trasferisce di qualche strada, il risultato rischia di essere soltanto una geografia mobile del degrado. Lo stesso presidente del V Municipio Mauro Caliste ha denunciato lo spostamento verso Tor Sapienza di pusher allontanati da altre piazze di spaccio.
Le ronde, insomma, sono il sintomo, non la cura. E forse il segnale più inquietante è proprio questo: un pezzo di Roma ha smesso di aspettare.


