Le prime analisi dell’Arpa Lazio individuano una presenza significativa di Akashiwo sanguinea, organismo capace di provocare morie di fauna marina. L’acqua, però, rispetta i parametri microbiologici previsti per la balneazione. Si attendono ora gli esami sui pesci.
Il mare restituisce pesci morti e sul litorale di Ardea scatta inevitabilmente l’allarme. Dopo le segnalazioni dei cittadini e le immagini degli esemplari senza vita lungo la costa, cominciano però ad arrivare i primi elementi utili per capire cosa stia accadendo. E l’indiziata principale ha un nome quasi elegante, Akashiwo sanguinea, ma effetti decisamente meno rassicuranti.
Il 12 agosto i tecnici di Arpa Lazio e Asl Roma 6 hanno effettuato un sopralluogo, trovando diversi esemplari morti di alaccia, la Sardinella aurita. Sono quindi partiti i campionamenti dell’acqua e del fitoplancton, successivamente esaminati nei laboratori dell’Agenzia.
Acqua nei limiti, ma il fitoplancton racconta altro
Sul fronte microbiologico, le analisi non hanno evidenziato valori fuori norma: i parametri rilevati risultano compatibili con quelli stabiliti dalla normativa sulla balneazione. A richiamare l’attenzione è invece ciò che vive nell’acqua. Nei due campioni è stata individuata una consistente fioritura di Asterionellopsis glacialis, pari rispettivamente al 70 e al 79 per cento del fitoplancton totale. Una presenza imponente, ma per questa specie non risultano segnalati effetti tossici.
Più significativa, ai fini dell’indagine, è l’abbondanza di Akashiwo sanguinea. Secondo Arpa, questa microalga può favorire condizioni di anossia, cioè una drastica riduzione dell’ossigeno disponibile nell’acqua, e produrre sostanze capaci di interferire con altri organismi planctonici. Un cocktail ambientale che può risultare letale per pesci e invertebrati. La stessa alga, inoltre, libera tensioattivi che possono spiegare la formazione di schiuma sulla superficie marina.
L’ultima parola agli esami sui pesci
Il quadro, comunque, non è ancora definitivo. Gli esemplari raccolti dalla Asl sono stati inviati all’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana per ulteriori accertamenti.
Saranno proprio questi risultati, incrociati con quelli ambientali, a chiarire se la proliferazione algale sia davvero la responsabile della moria. Per ora il mare di Ardea ha consegnato agli esperti un indizio importante. Per trasformarlo in una causa certa serviranno ancora le analisi.

