L’esca veniva lanciata su Grindr, app di incontri dove la promessa di un appuntamento si trasformava in un incubo. Per i primi minuti tutto sembrava normale, una conversazione in auto, un contatto tranquillo. Poi, all’improvviso, dai sedili posteriori o dal portabagagli sbucavano i complici. L’appuntamento diventava rapina, aggressione, estorsione e, in un caso, violenza sessuale di gruppo. È il copione che, secondo la Procura, seguiva una banda composta da un ventiquattrenne romeno e da due gemelli italiani di ventidue anni.
Nove vittime in pochi giorni
Nella rete del trio sono caduti nove uomini, tutti tra febbraio e marzo 2023, in una sequenza serrata di episodi. Ora sono arrivate le richieste di condanna in rito abbreviato: il sostituto procuratore Daniela Urso ha chiesto trent’anni complessivi, dieci a testa. Le accuse, a vario titolo, sono di rapina, tentata estorsione, lesioni e violenza sessuale di gruppo.
Il modus operandi ricostruito dalla Squadra Mobile
A ricostruire la dinamica è stata la Squadra Mobile di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo. Uno dei tre, il cosiddetto front man, contattava la vittima su Grindr e organizzava l’incontro. Si presentava con una Bmw station wagon, parlava qualche minuto e poi proponeva di spostarsi in una zona appartata. Era lì che scattava l’agguato. Dai sedili posteriori o dal bagagliaio sbucavano gli altri due, che colpivano a mani nude o minacciavano con un coltello. Il bottino era composto da contanti, telefoni, oggetti personali e gioielli in oro.
Estorsioni e minacce sulla vita privata
In un caso, dopo aver sottratto 200 euro, gli imputati avrebbero imposto alla vittima di tornare a casa e prendere altri 200 euro, minacciando di rivelare pubblicamente la sua omosessualità. Il 25 febbraio 2023 un altro uomo sarebbe stato costretto a praticare un rapporto orale a uno degli aggressori mentre gli altri lo trattenevano nell’auto.
L’indagine partita dal Gay Center
Le indagini sono scattate nel febbraio 2023 dopo la segnalazione del Gay Center, che aveva registrato episodi con modalità identiche. Le caratteristiche della piattaforma, che permette anonimato e cancellazione rapida dei profili, hanno complicato la ricostruzione. A tradire la banda sono stati alcuni dettagli della Bmw, i riconoscimenti delle vittime, i tatuaggi degli aggressori e l’analisi dei tabulati telefonici.
La sentenza in rito abbreviato è attesa la prossima settimana.


