Gli spari dopo il corteo, il fermo del 21enne e i punti ancora da chiarire
Due iscritti all’Anpi feriti, un ragazzo di 21 anni fermato con l’accusa di tentato omicidio, un’arma ad aria compressa e un movente ancora tutto da chiarire. È la vicenda che ha segnato la giornata del 25 aprile a Roma, durante le celebrazioni per l’81° anniversario della Liberazione.
L’episodio è avvenuto nella zona di Parco Schuster, vicino alla Basilica di San Paolo, al termine della manifestazione organizzata dall’Anpi. Le due persone ferite sono Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, rispettivamente 62 e 66 anni, colpite da alcuni proiettili esplosi con una pistola soft air o ad aria compressa.
Le loro condizioni non sono gravi, ma il caso ha assunto subito un forte peso politico e investigativo. Non solo per il giorno in cui è avvenuta l’aggressione, il 25 aprile, ma anche perché le vittime indossavano il fazzoletto rosso dell’Anpi.
Il corteo del 25 aprile e l’arrivo a Parco Schuster
La giornata romana della Liberazione era iniziata con l’omaggio ai Martiri delle Fosse Ardeatine e poi con il concentramento a Porta San Paolo. Da lì era partito il corteo diretto a Parco Schuster, dove erano previsti interventi, musica, pranzo e festa fino al pomeriggio.
Proprio nella zona del parco, secondo la ricostruzione degli investigatori, si è consumata l’aggressione. Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano si trovavano nei pressi di via delle Sette Chiese e viale Ostiense quando un uomo a bordo di uno scooter bianco si sarebbe avvicinato alla coppia.
Il presunto aggressore indossava un casco integrale scuro e una giacca verde militare o mimetica. A quel punto avrebbe estratto l’arma e sparato più colpi contro i due iscritti all’Anpi.
I colpi con la pistola ad aria compressa
L’arma utilizzata non sarebbe una pistola da fuoco tradizionale, ma una pistola ad aria compressa o soft air. I colpi hanno comunque ferito le due vittime.
Fasciano sarebbe stato raggiunto vicino al collo e alla guancia, mentre Rossana Gabrieli è stata colpita alla spalla. Entrambi sono stati soccorsi e medicati. Le ferite sono lievi, ma la dinamica dell’episodio ha portato la Procura di Roma a muoversi con un’ipotesi di reato molto pesante.
Dopo gli spari, l’uomo è fuggito in scooter. La notizia dell’aggressione è arrivata poco dopo anche agli organizzatori della manifestazione, che dal palco hanno denunciato quanto accaduto.
Le indagini della Digos e le immagini delle telecamere
Le indagini sono state affidate alla Digos e al commissariato San Paolo. Gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e hanno ricostruito il percorso dello scooter.
Proprio i filmati sarebbero stati decisivi. Attraverso le immagini, gli inquirenti sarebbero riusciti a risalire alla targa del mezzo e quindi al presunto autore degli spari.
La svolta è arrivata nella notte tra il 28 e il 29 aprile, quando la polizia ha fermato un ragazzo di 21 anni: Eithan Bondi. Il giovane è accusato di aver sparato contro Gabrieli e Fasciano. A suo carico viene contestato il tentato omicidio, oltre a reati legati alla detenzione e al porto di armi.
Il fermo del 21enne e la perquisizione
Dopo l’identificazione, gli agenti hanno effettuato anche una perquisizione nell’abitazione del ragazzo. Gli investigatori stanno cercando di chiarire il contesto in cui è maturato il gesto, la disponibilità delle armi e l’eventuale presenza di altri elementi utili a ricostruire il movente.
Secondo quanto emerso finora, il giovane avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Resta però da capire perché abbia sparato e se l’azione sia stata del tutto individuale o maturata dentro un clima politico più ampio.
Al momento, dalle ricostruzioni disponibili, l’ipotesi prevalente sembra quella di un gesto isolato. Non risultano infatti elementi pubblici che dimostrino il coinvolgimento di un gruppo organizzato.
Il riferimento alla Brigata Ebraica e la smentita
Uno dei passaggi più delicati riguarda la frase che il 21enne avrebbe pronunciato dopo il fermo. Il ragazzo avrebbe detto di far parte della Brigata Ebraica. Una dichiarazione che ha immediatamente acceso l’attenzione mediatica e politica.
La Brigata Ebraica, però, ha preso le distanze e ha smentito qualsiasi legame con il giovane. Secondo quanto riportato dalle ricostruzioni, l’organizzazione avrebbe fatto sapere di non conoscerlo, di non averlo tra i propri membri e di non avere iscritti o rappresentanti a Roma.
È un punto importante perché, allo stato, non ci sono elementi per attribuire l’aggressione a una sigla organizzata. L’indagine dovrà chiarire il movente, ma la pista al momento resta quella della responsabilità individuale del 21enne fermato.
Cosa resta da chiarire
La ricostruzione giudiziaria è ancora in corso. Gli investigatori hanno identificato e fermato il presunto autore degli spari, ma restano diversi punti da chiarire: il movente, la preparazione del gesto, la provenienza dell’arma e il significato reale del riferimento alla Brigata Ebraica.
Per ora i fatti accertati sono questi: il 25 aprile, durante le celebrazioni della Liberazione a Roma, due iscritti all’Anpi sono stati feriti vicino a Parco Schuster da colpi esplosi con una pistola ad aria compressa. La polizia ha fermato un 21enne. La Procura gli contesta il tentato omicidio.
Il resto sarà materia d’indagine. Ma il caso ha già assunto un valore simbolico pesante: una giornata nata per celebrare la Liberazione si è chiusa con due militanti Anpi feriti e una nuova domanda sul clima di odio che attraversa il Paese.

