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Cronache
Operai morti per le esalazioni. L'inail: tragedia più grave in 5 anni

All’indomani del grave incidente sul lavoro costato la vita a quattro operai di una ditta di Adria specializzata nello smaltimento di rifiuti speciali, proseguono le indagini per accertare l’esatta dinamica dell’accaduto e individuare eventuali responsabilità penali. Mentre la procura di Rovigo ipotizza il reato di omicidio colposo plurimo, le prime certezze dovrebbero arrivare dall’autopsia, che sarà effettuata tra due giorni e farà luce sulle cause specifiche che hanno provocato la morte di Nicolò Bellato (28 anni), Paolo Valesella, (53), Marco Berti (47) e Giuseppe Valdan (47).

Tra il 2009 e il 2013 nove vittime. Dall’analisi dei dati Inail, aggiornati allo scorso 31 dicembre, emerge che quello avvenuto ieri è il più grave episodio avvenuto nell’ultimo quinquennio nel settore degli ambienti confinati. Gli infortuni indennizzati dall’Istituto avvenuti nel settore di attività dei dispositivi di stoccaggio, contenitori (silos, serbatoi), cisterne e bacini tra il 2009 e il 2013 sono stati 2.259, con nove casi mortali e un trend in diminuzione: dai 543 infortuni del 2009, infatti, si è passati ai 341 del 2013.

La carenza di formazione tra le possibili cause. “Allo stato attuale sulla tragedia di Adria non possiamo che sospendere il giudizio – commenta Fabrizio Benedetti, coordinatore del settore prevenzione e normatore della Contarp Inail – Da quanto emerge dalle cronache di questi giorni, per molti versi contraddittorie, possiamo soltanto formulare delle ipotesi. Incidenti di questa gravità possono essere provocati da problemi di tipo procedurale o da carenze rispetto alla formazione del personale o all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, come quelli necessari per lavorare in sicurezza con l’acido solforico”.

Il problema affrontato nel Dpr 177/2011. Come sottolineato da Ester Rotoli, direttore centrale Prevenzione dell’Istituto, “da un punto di vista strettamente normativo il problema degli ambienti confinati è stato affrontato attraverso un decreto specifico del presidente della Repubblica, il 177 del 2011. Come per ogni intervento del genere, l’Inail ha fornito il suo supporto per la lettura del Dpr e per la sua migliore applicazione, attraverso un manuale specifico che si configura come una sorta di guida operativa per potere procedere in sicurezza in questa particolare tipologia di processi”.

Prevista una specifica linea di ricerca. A tale soluzione di carattere operativo si affianca una specifica linea di ricerca condotta su questo tema dal dipartimento Innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dipia) dell’Istituto. “La nostra intenzione – precisa Rotoli a questo proposito – è quella di produrre una serie di volumi informativi che affrontano il rischio degli ambienti confinati in tutte le sue diverse variabili: da quello nelle cisterne interrate alle varie tipologie di interventi contemplati”.

Rotoli: “Necessario puntare su iniziative pratiche in materia di prevenzione”. Per evitare che tragedie come quella di Adria si ripetano, secondo il direttore centrale Prevenzione “è necessario insistere nella promozione di iniziative di carattere pratico, in collaborazione con le associazioni di categoria rappresentative delle imprese che si occupano di smaltimento di rifiuti pericolosi, per la trasferibilità diretta di queste prassi, perché l’esperienza ci dice che, al di là dell’adozione dei dispositivi di protezione, nelle procedure a supporto di questo tipo di attività si registrano spesso carenze o comportamenti sbagliati da parte degli operatori”.

Sono uno dei fattori per l’attribuzione dei fondi Isi. Nei bandi Isi, con cui l’Inail ogni anno mette a disposizione delle aziende finanziamenti a fondo perduto per il miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, gli ambienti confinati rappresentano uno dei fattori considerati nell’attribuzione degli incentivi. “Questo strumento – spiega Rotoli – offre un sostegno di carattere finanziario per l’adozione di soluzioni e di impianti che possano limitare l’apporto del personale, introducendo macchine e apparati in grado di sollevare gli operatori dallo svolgimento di mansioni pericolose”.

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