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Cronache

di Angelo Maria Perrino

@amperrino @omarsivori


E' una brutta cosa, quella che è successa ieri a Roma. Bruttissima. E non deve accadere. Non deve accadere che una legittima manifestazione di lavoratori, munita di tutti i timbri e le autorizzazioni, sfoci in uno scontro sanguinoso tra gli operai e la polizia, nel lancio di bottiglie, nelle manganellate, nel ricovero in ospedale.

Il ministro Alfano (che ieri, al momento degli scontri, era colpevolmente a Palermo, nella sua Sicilia, magari in una riunione politica del suo Ncd, a conferma del fatto che non si puo' essere contemporaneamente bravi ministri dell'Interno e leader politici) dopo aver verificato presso il prefetto di Roma chi ha dato l'ordine,sbagliato, di caricare gli operai, punisca in modo esemplare e senza coperture i responsabili in divisa, in modo che questi episodi, davanti a manifestazioni sindacali destinate di questi tempi purtroppo a moltiplicarsi, non abbiano a ripetersi. E stia di piu' al Viminale, per garantire la responsabilita' e il comando connessi alla sua funzione di responsabile dell'ordine pubblico e per colmare quelle assenze e quel vuoto di potere e di indirizzo gia' emerse in altre occasioni a suo carico e che a bassa voce i vertici dell'ordine pubblico lamentano nei suoi confronti.

Ma dall'altra parte sindacalisti e politici abbassino la voce e raffreddino i toni. La questione sociale e' troppo seria e drammatica per essere gestita con una logica di marketing politico, poco adatta alla drammaticita' del momento, figlia di quei talk show televisivi in cui il corpulento segretario Fiom Landini, leader in pectore di un nuovo partito della sinistra dura e pura, e' piu' presente di Matteo Renzi (che e' tutto dire) e urla piu' di Vittorio Sgarbi quando ha la luna storta.

Occhio dunque alle esagerazioni faziose e alle teatralizzazioni grottesche di chi vuol cogliere ogni occasione per colpire il premier e segretario Pd dipingendolo come un fascista e un golpista, come gia'si faceva con Craxi accostato a Mussolini. E occhio al rischio di strumentalizzazioni ed esasperazioni opportunistiche a fini di parte politica, specie dentro un Pd spaccato e vittima di una guerra interna sanguinosa.

La questione sociale esiste ed e' grave e profonda. Il disagio dei lavoratori e delle famiglie e' forte. La disoccupazione morde, le tasse uccidono. Sul nostro giornale la raccontiamo da anni, sin dai tempi del governo Monti, che dietro la sobrieta' del suo loden ha inaugurato quella politica di austerita' senza crescita gradita alla tecnocrazia europea che ha messo il Paese in ginocchio. E che ora l'Italia sta meritoriamente cercando di combattere e superare.

Il conflitto sociale e' destinato a crescere e le forme di lotta sono le stesse, la piazza, gli scioperi, le vertenze. Prepariamoci a gestirlo tutti, politici, giornalisti, sindacalisti, prefetti e questori con serieta' e rigore e senza partigianerie e strumentalizzazioni. Basta un cerino acceso, che puo' nascondersi anche dietro una parola di troppo, per innescare, come si e' visto in passato fino alle degenerazioni terroristiche, incendi dalle fiamme altissime e ingovernabili. Per tutti.

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