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Cronache
Stato-mafia, il Colle pensa a non rispondere. Borsellino, l'allarme un mese prima

ll Presidente della Repubblica e' un testimone e - fatte salve le prerogative costituzionali legate alla carica e alla funzione - in questo ambito "occorre sin d'ora ulteriormente precisare, inanzittutto e in linea generale, che non e' dato rinvenire nel codice di rito un 'diritto' del testimone di conoscere, prima di essere citato, le circostanze sulle quali dovra' essere sentito e di richiedere, quindi, di essere sentito solo ed esclusivamente su quelle". Cosi' si legge nell'ordinanza emessa dalla seconda sezione penale della Corte d'Assise di Palermo, motivando la decisione di ammeterre "l'allargamento della prova" per la deposizione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel processo per la trattativa Stato-mafia. Una testimonianza che comunque, sottolinea la Corte, dipende dalla "disponibilita'" del capo dello Stato, e questa "puo' essere negata o concessa, ed in quest'ultimo caso, puo' anche essere, successivamente e in qualunque momento, revocata e la Corte non potra' che prenderne atto".

E Napolitano, secondo alcune indiscrezioni, starebbe proprio pensando di non rispondere alle domande legate ai fatti del 1993 e del 1994. Al Colle la decisione della Corte di allargare lo spettro dell'audizione è stata accolta con sorpresa e con non molto favore. Per questo sta pensando di rispondere solo sui punti previsti precedentemente, ovvero sulla lettera di D'Ambrosio, evitando di parlare del '93 e '94, facendo valere le sue prerogative costituzionali.

NIENTE GIORNALISTI AL QUIRINALE, L'ODG SI RIBELLA- Il presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, e il presidente dell'Ordine di Sicilia, Riccardo Arena, "prendono atto con notevole perplessita' della decisione - peraltro non comunicata espressamente, con note ufficiali - della Presidenza della Repubblica di non consentire ne' l'ingresso dei giornalisti al Quirinale, ne' di realizzare un collegamento in video o in audio con una sala anche esterna al palazzo, cosi' come era stato chiesto per assicurare un'informazione completa riguardo all'udienza del 28 ottobre del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia". Si legge in un comunicato, che prosegue: "Pur nel massimo rispetto dell'alta istituzione e della persona di Giorgio Napolitano, Iacopino e Arena osservano che anche la Corte d'assise aveva dato il proprio nulla osta ai cronisti, in considerazione del fatto che l'udienza in se' non e' segreta. L'impossibilita' di raccontare 'senza filtri' l'audizione del Capo dello Stato su temi cosi' delicati rappresenta ora un notevole vulnus alla liberta' di stampa e al diritto di tutti di conoscere che cosa realmente avverra' di fronte ai giudici, creando pericolosi ostacoli nel rispetto della verita' sostanziale dei fatti e rendendo concreta la possibilita' che, volontariamente o involontariamente, la testimonianza del presidente sia oggetto di manipolazioni o fraintendimenti". I presidenti dell'Ordine nazionale e regionale, ricorda la nota, "avevano sollecitato un'apertura da parte del Colle, proprio per prevenire questi rischi, a tutela dei diritti dei cittadini e dello stesso presidente della Repubblica. Adesso si augurano che nessuno invochi la mancanza di professionalita' dei giornalisti, se qualcuno di questi pericoli si tradurra' in realta'".

BORSELLINO, SPUNTA UNA NOTA RISERVATA CHE DAVA L'ALLARME UN MESE PRIMA DI VIA D'AMELIO - "Vogliono uccidere Borsellino". Una nota riservata dei Carabinieri lo rivelava già un mese prima di quel tragico 19 luglio 1992 in cui il giudice perse la vita nell'attentato di via D'Amelio. Il documento, svelato dal Corriere della Sera, venne anche trasmesso ai ministeri competenti e agli organi di polizia. Non si fa menzione del termine "trattativa" ma l'appunto lascia trasparire l'idea di un ricatto alle istituzioni da parte di Cosa Nostra. E ora la domanda sorge spontanea: se si sapeva che Cosa Nostra voleva uccidere Borsellino perché chi di dovere non fece nulla?

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