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Cronache
Test rivoluzionario sull'Alzheimer. "Svelerà la malattia 5 anni prima"

di Paola Serristori

Un esame del sangue che può diagnosticare col 90 per cento di precisione se una persona sana svilupperà entro tre anni la forma di lieve deterioramento cognitivo nota come Mild Cognitive Impairment (MCI) o il morbo di Alzheimer (Alzheimer's Disease, AD) è stato scoperto e coperto da brevetto dai ricercatori della Georgetown University ed altri sei centri. Attualmente non esiste una cura o un trattamento efficace per la malattia di Alzheimer, che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbe raddoppiare ogni 20 anni in tutto il mondo, crescendo da 35,6 milioni di individui (dati del 2010) a 115.400.000 entro il 2050. Il test è stato messo a punto in uno studio preliminare che ha coinvolto 525 ultrasettantenni. Affaritaliani.it ha chiesto al Professore Giovanni Frisoni, esperto di fama mondiale nello studio dei biomarcatori delle malattie neurodegenerative, Direttore della Memory Clinic e del Laboratorio di Neuroimmagine dell’Invecchiamento dell’Università di Ginevra, e Direttore scientifico dell'IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, di rispondere alle obiezioni che nella comunità scientifica si sollevano alla notizia.

Il numero di casi studiati è ancora relativamente limitato.
“Certamente vero, ma soprattutto il fatto che non è stata fornita una validazione su un campione indipendente. Queste tecniche di lipidomica sono in grado di misurare un numero così elevato di diverse molecole, che la possibilità di trovare qualcosa per caso è molto elevata. La validazione su più gruppi di soggetti provenienti da aree geografiche diverse è necessario per una piena validazione del risultato”.

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Non esiste prova della specificità del test verso la malattia d'Alzheimer.
“Infatti, deve essere dimostrato che il test non predice anche altre malattie neurodegenerative”.

Il cambiamento nei lipidi che esprimerebbe la distruzione delle membrane neuronali nel corso della malattia potrebbe essere legato di più all’età/invecchiamento (soggetti di età media di 70 anni) che non specificamente alla malattia d'Alzheimer, o forse a tutti e due i processi che si svolgono in parallelo, nello stesso tempo, nel paziente.
“Soprattutto potrebbe essere un aspecifico indicatore di danno. Uno dei primi test di validità sarebbe la prova su pazienti con danno cerebrale di origine vascolare (ictus o demenza vascolare)”.

Al di là dell'annuncio, il test non è ancora validato.
“Direi non completamente validato. La validazione non è un evento 'tutto' o 'nulla'. Gli autori hanno dato un’iniziale dimostrazione di validità, ma non definitiva”.

Lo studio del team di ricerca comparirà sul numero di aprile di Nature Medicine (il documento è stato pubblicato online l'8 marzo) ed illustrerà come si è giunti alla scoperta e poi parziale validazione di un gruppo di dieci lipidi marcatori che predicono sia Mild Impairment Cognitive (MCI) che Alzheimer. L'autore dello studio, Howard J. Federoff, Executive Vice President of Healt Sciences of Georgetown University Medical Center, commenta: “Il nostro metodo per il test del sangue offre la possibilità di identificare le persone a rischio di progressivo declino cognitivo e può cambiare il modo con cui i pazienti, le loro famiglie ed i medici curanti pianificano e gestiscono il disturbo”. I ricercatori dicono che il quadro rivela i cambiamenti nella composizione delle membrare cellulari neuronali che risultano in dieci lipidi identificabili, o metaboliti, che circolano nel sangue. In particolare, due dei dieci metaboliti hanno forti collegamenti con la malattia di Alzheimer”.

Il punto debole della scoperta è il basso numero di volontari che hanno sviluppato sintomi simili a quelli dell'Alzheimer. Dunque, la validità del test dovrà essere confermata in uno studio indipendente e più grande. “Stiamo preparando una sperimentazione clinica - aggiunge Federoff - dove noi useremo questo quadro per identificare le persone ad alto rischio di Alzheimer e per testare un agente terapeutico che potrebbe ritardare o prevenire la malattia”.

Federoff, che è Professore di Neurologia, ed i suoi colleghi hanno testato le capacità cognitive e di memoria dei partecipanti e prelevato campioni di sangue (una volta all'anno per cinque anni). Hanno usato la spettrometria di massa per analizzare il plasma sanguigno di 53 partecipanti con lieve alterazione cognitiva o la malattia di Alzheimer (di cui 18 volontari hanno sviluppato sintomi durante lo studio) e di 53 che sono rimasti cognitivamente sani. Hanno trovato dieci lipidi che erano presenti in livelli più bassi nel sangue della maggior parte delle persone che hanno avuto, o hanno continuato a sviluppare, deterioramento cognitivo. Il team ha convalidato i risultati in 41 ulteriori partecipanti.

"Lo stato preclinico della malattia offre una finestra di opportunità per un intervento in grado di modificare la malattia tempestivamente. I biomarcatori che definiscono questo periodo asintomatico sono fondamentali per il successo nello sviluppo e applicazione di queste terapie", spiega Federoff. Egli sottolinea che ci sono stati molti sforzi per sviluppare farmaci per rallentare o invertire la progressione della malattia di Alzheimer, ma tutti hanno fallito: uno dei motivi potrebbe essere che le molecole sperimentali sono stati valutate troppo tardi nel processo della malattia. Perciò conclude: “Consideriamo i nostri risultati un passo importante verso la commercializzazione di un test per il biomarcatore della malattia in fase preclinica, che potrebbe essere utile per lo screening a larga scala della popolazione ed identificare i soggetti a rischio”.

Federoff ed i ricercatori della Georgetown Amrita K. Cheema e Massimo S. Fiandaca con Mark Mapstone della University of Rochester sono nominati come coinventori su un brevetto presentato da Georgetown University ed University of Rochester, collegato a questa tecnologia. Oltre a numerosi ricercatori di Georgetown, altri membri del team sono i ricercatori della University of Rochester, University of California-Irvine, Rochester General Hospital, Unity Health System in Rochester, Temple University School of Medicine e Regis University School of Pharmacy a Denver.

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