Mario Adinolfi e il dramma della figlia Clara, ricoverata in una struttura per anoressia: “Parlarne è ancora un tabù. Famiglie sole senza aiuto, ma i numeri sono terribili”
“L’inizio è sempre quello: la famiglia pensa di poter fare da sé”. Così Mario Adinolfi racconta ad Affaritaliani i primi mesi della malattia della figlia Clara, che oggi ha quasi sedici anni e da oltre tre anni combatte contro un disturbo alimentare. Una storia che il giornalista e politico ha deciso di rendere pubblica dopo che la stessa ragazza ha parlato apertamente della propria anoressia sui social, in occasione della giornata del Fiocchetto Lilla. In una storia pubblicata sul suo profilo Instagram, Adinolfi ha definito l’anoressia “una strage silenziosa“: “Muoiono trenta volte più ragazze per anoressia che per overdose di droga”, ha scritto.
Alla base della decisione di esporsi pubblicamente, spiega, c’è anche il desiderio di rompere un isolamento che colpisce molte famiglie. “All’inizio io e mia moglie abbiamo pensato di poter gestire tutto da soli, per poi renderci conto che non si trattava di una difficoltà passeggera da poter affrontare in autonomia”, racconta ad Affari. “Io ho avuto questa forma di arroganza, la convinzione di poter risolvere il problema senza chiedere aiuto. Avere tre figlie significa affrontare tantissimi problemi faticosi e difficili. Da papà, hai sempre l’idea che tu possa farcela da solo. Poi capisci che non è possibile. A quel punto, l’unica strada possibile è affidarsi agli altri”.
La svolta è arrivata quando Clara è entrata in una struttura pubblica specializzata, dove vive ormai da mesi seguita da un’équipe multidisciplinare. “Una decisione difficile e sofferta. Privarsi di una figlia per otto mesi non è un gioco. Anche decidere di consegnarla a una struttura è un atto complicato, ma abbiamo avuto la fortuna di incrociare persone che sono state determinanti nel percorso di cura”, spiega Adinolfi. Un percorso lungo, segnato da momenti critici, e non ancora concluso: “Clara è stata ricoverata più volte prima di intraprendere il programma terapeutico che oggi le sta permettendo di ripudiare la malattia e di tornare lentamente alla normalità”.
Il silenzio mediatico
Adinolfi racconta di aver cercato anche un modo simbolico per parlare alla figlia. Lo ha fatto partecipando al reality L’Isola dei Famosi, dove ha affrontato una prova estrema nonostante il suo peso. “All’Isola ho voluto dare un segnale, anche se in codice, a mia figlia. Quando sono salito su quella barca, in mezzo all’oceano, con la mia enormità, non è stato facile. Pesavo 238 chili e vivere in quelle condizioni è stata un’impresa assurda. Volevo far vedere quella che chiamo la ‘scintilla di Sisifo’: l’idea che un’impresa che sembra impossibile per noi Adinolfi diventa il modo per essere felici”. Solo venti giorni dopo dal suo rientro, Clara è entrata in struttura per l’inizio delle cure.
Oggi Adinolfi insiste sulla necessità di parlare apertamente dei disturbi alimentari. Un tema sul quale pesa il silenzio mediatico: “Se ne parla così poco perché fa paura”, dice. “Non si ha il coraggio di affrontarne le ragioni profonde, che sono ragioni di mancanza di senso che la società consegna ai figli adolescenti. I numeri sono spaventosi e faticosi da spiegare. Quando i media non hanno una spiegazione pronta fanno fatica a raccontare un problema, e quel problema diventa un tabù”.
Il risultato, aggiunge, è che molte famiglie restano isolate. “Manca completamente la conoscenza del problema. Non se ne parla e questo fa sì che centinaia di migliaia di famiglie si sentano sole e non sappiano cosa fare. La bellezza delle cose che ha scritto Clara sta nel fatto che racconta come, facendosi aiutare, sia possibile vedere una luce fuori dal tunnel”. E conclude: “Sono stato in dubbio se rilanciare il suo messaggio sui miei social, ma ho pensato che potesse essere un aiuto. Non volevo sentirmi complice del silenzio”.

