Il 22 marzo il teatro incontra l’acqua dei Navigli in una forma scenica originale: La Maria Brasca di Giovanni Testori verrà rappresentata lungo il Naviglio Grande, con il pubblico che assisterà allo spettacolo navigando fino alla Darsena. La rappresentazione si svilupperà attraverso diverse stazioni sceniche lungo il percorso: sulle sponde del Naviglio e della Darsena, infatti, saranno messi in scena momenti di narrazione e di azione teatrale che apriranno a scorci di vita, trasformando il paesaggio urbano in uno spazio scenico diffuso. La visione creativa di questo spettacolo itinerante è firmata dal regista Marco Oliva, che ha curato l’originale messa in scena per esaltare l’incontro tra l’opera di Testori e l’insolita location. Il cast che darà vita ai personaggi di Testori vede impegnati gli attori Daniel Auditore, Silvia Camerini e Paola Iuvone. L’atmosfera sonora dello spettacolo è affidata alle musiche di Martino Iacchetti, mentre l’estetica visiva è curata dai costumi di Francesca Biffi. La produzione si avvale inoltre del contributo di Elena Martelli all’assistenza alla regia.
L’evento propone un doppio livello di esperienza: da un lato l’incontro con un’opera di Giovanni Testori, uno dei grandi autori milanesi del Novecento, dall’altro la possibilità di percorrere lentamente l’acqua dei Navigli, osservando la città da una prospettiva diversa.
Scritta nel secondo dopoguerra, La Maria Brasca nasce dentro una geografía concreta della città popolare: fabbriche, case di ringhiera e cortili operai della periferia nord. Testori nomina luoghi precisi: via Mambretti 35, via Zoagli 17, via Carbonia 13, radicando la vicenda in una Milano dura e riconoscibile. Al centro della storia c’è la Maria, una donna che rivendica il diritto di scegliere la propria vita e il proprio amore, sottraendosi a un destino già scritto e affermando la propria dignità dentro una condizione sociale che tende a giudicare e a imporre ruoli.
I Navigli, la storica infrastruttura della città
La scelta dei Navigli non è solo scenografica; per secoli queste acque hanno rappresentato una vera infrastruttura della città. Attraverso il sistema dei Navigli, Milano era collegata al Ticino, al Po e quindi al mare, mentre il Naviglio della Martesana metteva in comunicazione la città con il suo nord. Merci, materiali e persone attraversavano Milano lungo questa rete di canali che per lungo tempo ha funzionato come una vera metropolitana naturale della città.
Nei lavatoi si intrecciavano vite e fatiche quotidiane, lungo le sponde si lavorava e si viveva. La Darsena era il porto di Milano e fino alla seconda metà del Novecento rappresentava uno dei principali punti di arrivo delle merci.
Portare La Maria Brasca sull’acqua significa mettere in dialogo il desiderio individuale del personaggio con questa memoria collettiva della città. Il Naviglio diventa così uno spazio scenico in movimento, dove teatro e paesaggio urbano si incontrano.
L’iniziativa rientra nel progetto ABBINE CURA, un percorso artistico dedicato alla cura delle persone, dei luoghi e della memoria. Il progetto ha preso avvio lo scorso 7 febbraio con un concerto dedicato alle persone senza dimora, realizzato insieme ai City Angels, e proseguirà nei prossimi mesi con altri due appuntamenti teatrali: uno dedicato alla figura di Alda Merini dal titolo “Senza Filtro”, e lo spettacolo “Cercando Carla” che vuole raccontare il quartiere di Corvetto attraverso gli occhi delle nuove generazioni. ABBINE CURA rappresenta anche un gesto inaugurale verso la costruzione di una futura stagione teatrale del Teatro Alfredo Chiesa, promossa da Oltreunpo’ Teatro, con l’obiettivo di sviluppare un programma artistico radicato nel territorio e nella memoria culturale della città.
Il progetto è sostenuto da Regione Lombardia, dall’Assessorato alla Cultura guidato da Francesca Caruso, ed è patrocinato dal Municipio 6 del Comune di Milano.

