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“Mio figlio ucciso in un incidente. Voglio che mi dicano tutta la verità”

“Mio figlio ucciso in un incidente. Voglio che mi dicano tutta la verità”

di Carlo Patrignani

Al pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma dove il 7 aprile scorso, Riccardo, medico di 35 anni all’ultimo anno di specializzazione in anestesia, è giunto in codice rosso, mi avvicina un vigile sulla cinquantina, corpulento e dal portamento di duro, con freddezza mi dice: suo figlio ha tamponato un furgone, abbiamo un testimone. Si presenti al comando con la patente e il certificato dell’assicurazione dello scooter. Mi dà un foglietto: non tenga conto dei cinque giorni, va bene anche dopo.

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Ha quindi tamponato il furgone? Si’, è la gelida risposta, l’autista del furgone è stato…Non lo lascio finire, lo fisso negli occhi: Non ci credo, non me la bevo! Se fosse vero che ha tamponato si sarebbe procurato un trauma cranico, più o meno serio, che la Tac ha pero’ escluso. E poi ieri a pranzo stava bene, era sereno e contento per la nuova casa e in questo stato d’animo è molto, molto difficile tamponare. Non ci credo! E poi un motociclista difficilmente mette nel bauletto documenti: avete controllato tra gli indumenti? No, non li avevano neanche visti…

Mi guarda torvo in volto e con un sorrisetto beffardo: venga al comando…e se ne va accentuando ancora di più il portamento da duro, da pistolero western! Un’oretta dopo l’epilogo infausto per politraumatismo corporeo come dal nulla-osta per il seppellimento del cadavere disposto dal sostituto procuratore Roberto Felici ed in particolare per l’occlusione della vena cava causata: la mobilitazione straordinaria eccezionale del personale medico e paramedico del Policlinico, dove Riccardo stava facendo la specializzazione, non è stata sufficiente a saturare tutte le macro e micro-ferite riportate dal polmone destro al fegato, all’addome, al rene…a sinistra il cuore ha retto, tanto da non destare mai preoccupazioni, né si sono evidenziate fratture ossee tranne quelle delle costole a destra.

Ancora qualche ora e posso vedere e ispezionare da vicino quel che mi premeva di più: il volto. E’ integro, nessuna ferita, nessuna escoriazione, né un dente fuori posto, solo un doppio ematoma sulle labbra dovuto – mi spiega un medico – alla pressione della macchina per la rianimazione: è stato rianimato tre volte, ma non ha mai perso coscienza.

Nell’assurdo e violento dramma, la conferma di quanto ho pensato subito: se la Tac ha escluso un trauma cranico, non ha tamponato, è stato speronato, urtato, agganciato….gli indumenti, giacca a vento e jeans aperti a metà da un taglio non lineare ma a forma di esse prolungata solo da una parte, è l’ulteriore conferma che non trattasi di tamponamento.

Da quel momento inizia l’altra parte del dramma assurdo e violento: la ricerca della verità rispetto a una versione lacunosa e traballante. Immediata, spontanea, inaspettata la valanga di telefonate, di sms al cellulare, su fb e whatsapp, di mail alla comparsa dei primi articoli con l’appello chi sa, parli’

In pochi giorni assieme alla magnifica iniziativa di volantinaggio organizzata da Alessandro Ugolini, motociclista a 360°, replicata ieri e anche oggi, parte l’appello ‘chi sa, parli’ dell’incidente del 7 aprile sul Muro Torto nei pressi dell’immissione dal Galoppatoio e in prossimità dell’accesso al parcheggio sotterraneo, che da dal sito di Romapost si diffonde sulla Rete, grazie a Romatoday, Cinquequotidiano, poi il Corriere della Sera e Corriere.it, Repubblica, il Messaggero, Teleroma56 e da ultimo il sito di Chi l’ha visto?

E arrivano le testimonianze che ribaltano la versione ufficiale lacunosa e traballante, ancora di più quando venerdì 10 due vigili sempre del II Gruppo della Polizia Municipale mi notificano il decreto di sequestro n.17286/15 (c/Moro) emesso dal sostituto procuratore Felici, in merito a “[…] cose qualificabili come corpo di reato o quantomeno pertinenti al reato per cui si procede (omicidio colposo da sinistro stradale)…”, in base “…ai verbali di sequestro redatti dalla Polizia Roma Capitale II Gruppo in data 7.4. 2015 ed aventi per oggetto 1) autocarro targato EH934PM; 2) motoveicolo Kimco targato DY76852; 3) casco da motociclista marca LS2 Rocket 2…”. Decreto di sequestro che viene notificato al difensore avvocato….. del Foro di Milano.

Perché del motoveicolo viene indicata la marca e dell’autocarro no? E cos’è quest’autocarro e a chi soprattutto appartiene? E perchè lo stesso giorno dell’incidente vengono trasmessi in tempo reale al magistrato “i verbali di sequestro…”?

Uno dei due vigili mi squadra da cima a fondo: Lei è giornalista? Certo, fare il giornalista è stata ed è la mia grande passione: le ripeto non è stato né un tamponamento né uno scontro, nè come ho sentito dire non c’e’ stato contatto con il guard rail, lo dicono, a parte la Tac che ha escluso qualsiasi trauma cranico, la giacca a vento e i jeans aperti quasi a metà con un taglio non lineare ma a forma di esse prolungata… L’altro, Marchetti Onofrio che mi fa firmare la relata di notifica, mi guarda sbigottito e rosso in volto: Ah, la esse…

Perchè la pattuglia intervenuta con tre vigili in gran ritardo sul posto non ha neanche visionato gli indumenti?

Ufficialmente l’incidente sarebbe avvenuto tra le 14 e le 15 come hanno riportato un paio di siti nel dare la notizia: secondo tre testimoni invece l’incidente è avvenuto tra le 13,30 e le 13,45.

Il primo testimone passa quando non c’e’ ancora l’ambulanza: sulla corsia di sinistra a 1-2m dal guard rail una Fiat 500 nuovo modello bianca ferma dietro il corpo del centauro riverso a terra con il volto rivolto a destra e vicino una ragazza che gesticolando fa segno a un ragazzo rimasto nell’auto di chiamare i soccorsi, più avanti, 10m, sulla destra un furgone bianco, un uomo giovane (il conducente…) con le mani tra i capelli e davanti al furgone uno scooter.

Il secondo testimone arriva che l’ambulanza e’ sul posto: sulla corsia di sinistra la Fiat 500 nuovo modello chiara e invece della ragazza, una signora ben vestita, forse uno scooter, e i medici che immobilizzano sulla lettiga il corpo del centauro. Un uomo di colore fa segno alle auto di spostarsi sulla corsia di destra, dove poco più avanti c’è un furgone bianco e davanti uno scooter.

Il terzo testimone, un maresciallo della GdF, sardo, udito il boato si precipita da Villa Borghese sul posto e vede il centauro a terra, dietro di lui una Fiat 500 nuovo modello chiara con due ragazzi a bordo e vicino al corpo disteso per terra a distanza di 1-1,5 dal guard rail, una ragazza che ne controllava accuratamente le condizioni e parlava al cellulare con il 118: per i termini che usava poteva essere una dottoressa o comunque una studentessa in medicina; i soccorsi arrivavano di lì a poco, i vigili molto dopo che l’ambulanza era andata già via; sulla corsia di destra a una distanza di un paio di metri dal corpo, il furgone bianco dal quale erano scesi Stefano e un altro, i due occupanti, e davanti al furgone lo scooter sempre sulla corsia di destra.

Il quarto testimone passa sul posto dell’incidente ma nella carreggiata opposta tra le 14,25 e le 14,30 ma non c’e’ nulla, né fila di auto, né capannelli di persone, né auto della Municipale: il traffico e’ scorrevole.

La quinta testimonianza infine rivela che trovandosi a passare sempre per il Muro Torto mercoledì attorno a mezzogiorno, ossia il giorno dopo l’incidente, ci sono una decina di vigili a fare rilievi.

Come si vede tra la versione ufficiale della Polizia Municipale e le testimonianze spontanee ci sono, a partire dall’orario dell’incidente, discrepanze enormi: oceaniche quelle tra il tamponamento o lo scontro, imputato al conducente dello scooter e l’autocarro, ossia il furgone bianco della Hertz immortalato sul cellulare dal maresciallo della GdF sardo, e il racconto delle testimonianze…

Non certamente ineccepibili poi le decisioni del magistrato tanto sulla disposizione della visione della salma invece dell’autopsia quanto nel non aver dato corso nè previsto la prova cinetica irripetibile da parte dei periti d’ufficio e delle rispettive parti.

E’ vero che il magistrato può decidere la visione invece dell’autopsia ma fino a prova contraria ne deve informare i congiunti prossimi della persona deceduta e comunque coadiuvano e supportano le indagini: nessuna informazione nel merito è mai pervenuta. Così per la prova cinetica irripetibile non avviata nè prevista: come se si volesse prender da subito per buona la versione dei vigili e chiudere in fretta il caso!

Perché tanta fretta di chiudere il caso, senza nessun approfondimento di merito che rende più solida e reale la dinamica dell’incidente? Chi e cosa si vuole coprire e nascondere?

Certo, la Hertz Feet è una potente compagnia di noleggio, Riccardo un medico ateo di 35 anni all’ultimo anno di specializzazione…una sorta di duello tra David e Golia! E mi ronza in testa un indelebile ricordo del colloquio di venerdì 10 con i due vigili della Polizia Municipale che in questi ultimi tempi non ha certamente brillato per onestà, almeno a Roma: il Marchetti, forse per rincuorarmi, ci tiene a tessere elogi del magistrato Felici…Perché questi elogi non richiesti?

Non penso affatto male dei magistrati e rispetto il loro lavoro, ma così per un fatto genetico, culturale e politico ho da sempre avuto un’allergia epidermica per la magistratura, allergia che si è rafforzata per alcune incresciose e vomitevoli vicende personali durante la lunga esperienza di giornalista, pur se non di giudiziaria.

Ma questa è un’altra storia: ora quel che chiedo e cerco non è il colpevole a tutti i costi animato da vendetta o dalla prospettiva di un risarcimento milionario, ma la verità dei fatti e le relative responsabilità di un omicidio colposo da incidente stradale. Verità che non viaggia nei cieli, ma su una Fiat 500 nuovo modello bianca o chiara con due ragazzi a bordo e su un’altra Fiat 500 dalla quale è stata vista scendere la dottoressa che ha controllato le condizioni del centuaro disteso a terra e parlava al cellulare con i soccorsi forse già in arrivo.

E la ricerca della verità non è il capriccio di un padre ma l’esigenza di tantissime persone che hanno conosciuto Riccardo e sanno quanto la verità piacesse al 35enne medico ateo specializzando in anestesia che, arrivato il nulla osta al seppellimento, venerdì prossimo, possono salutare al tempietto laico del Verano…senza alcun rito religioso per rispetto del suo pensiero.