Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Farmaco speciale negato dalla Asl. Donna salvata dall’oncologo privato

Farmaco speciale negato dalla Asl. Donna salvata dall’oncologo privato

LA STORIA/ Rimane senza farmaco e rischia di morire: l’azienda sanitaria che avrebbe dovuto controfirmare la richiesta del medico specialista per consentire l’utilizzo della cura nega la firma. Così, dopo due mesi di attesa, la vita di una 70enne di Lonato, malata di mesotelioma pleurico, è appesa ad un filo. Come per incanto la vicenda si sblocca quando la signora, ormai in condizioni disperate, si rivolge a un altro specialista, ma lo fa privatamente…

Rimane senza farmaco e rischia di morire: l’azienda sanitaria che avrebbe dovuto controfirmare la richiesta del medico specialista per consentire l’utilizzo della cura nega la firma. Così, dopo due mesi di attesa, la vita di una 70enne di Lonato, in provincia di Brescia, malata di mesotelioma pleurico, una patologia gravissima causata dall’esposizione all’amianto, rimane appesa ad un filo. Come per incanto la vicenda si sblocca quando la signora, ormai in condizioni disperate, per ottenere l’autorizzazione ad accedere al farmaco si rivolge ad un altro specialista, ma lo fa privatamente.

La storia della signora Rita Bodei, denunciata dall’Osservatorio Nazionale Amianto, è contenuta in un esposto che il figlio Luca ha presentato alla Procura della Repubblica di Vercelli, per chiedere chiarimenti sul comportamento della direzione della Asl di Vercelli alla quale la paziente si era rivolta, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, che ha già richiesto pure il risarcimento dei danni.

Il farmaco della discordia si chiama Gemcitabina e rientra nella categoria dei cosiddetti farmaci “off labels”, ovvero quei farmaci il cui utilizzo viene richiesto per una patologia che non è compresa tra quelle per cui è registrato, ma sul quale esiste una sperimentazione che evidenzi la sua efficacia.

Secondo il documento depositato presso i carabinieri di Lonato, la signora Bodei, dopo aver ottenuto la prescrizione del medico oncologo della Asl, si sarebbe vista negare senza alcuna spiegazione l’autorizzazione della direttrice della stessa Asl, indispensabile secondo la legge 648/96 per poter accedere alla cura. Solo dopo la firma del primario della struttura sanitaria, infatti, la commissione farmaceutica interna può dare l’approvazione finale. “Un meccanismo farraginoso che fa perdere tempo preziosissimo ai pazienti” sostiene il professor Luciano Mutti, oncologo e presidente del Gime, Gruppo Italiano Mesotelioma, e coordinatore del Dipartimento Terapia e Cura del Mesotelioma.

Paradossalmente tutto sembra più facile se ci si rivolge ad un medico specialista in regime di libera professione: ovvero se si paga la visita privatamente. Così sarebbe accaduto per la signora Bodei. Si legge nell’esposto: “La consistenza della doglianza e le precise responsabilità denunciate trovano ampia conferma dal fatto che la signora Rita Bodei ha ottenuto lo stesso farmaco quando si è rivolta in regime di libera professione ad un altro direttore di struttura complessa che ha esercitato il potere, pacificamente riconosciuto, di consentire l’uso dei farmaci off labels”. Nel frattempo, però, le condizioni di salute della paziente si purtroppo aggravate.

Valentina Renzopaoli