Assunzioni al Consiglio regionale del Lazio, dopo le dimissioni del presidente dell’Assemblea, Mauro Buschini, non si placa lo tsunami e sono attese le dimissioni degli altri due esponenti del Pd: oltre al presidente già fuori da mercoledì, sembra siano pronti ad abbandonare anche Gianluca Quadrana (Lista Zingaretti) e Michela De Biase.
Ma l’onda d’urto del Consiglio regionale, nonostante le rassicurazioni e la corsa di Zingaretti e del vicepresidente della Giunta Daniele Leodori a sminuire la portata del clamore suscitato dal tecnicismo che ha permesso a metà Regione di assumere amici e sodali grazie a una graduatoria varata dal piccolo Comune di Allumiere, potrebbe arrivare sino allo stesso Zingaretti. Perché il meccanismo che ha permesso di imbarcare 24 persone da un punto di vista formale è perfetto, ma si tratta pur sempre di una furbata studiata a tavolino con la complicità di tutte le forze politiche rappresentate al vertice del Consiglio regionale del Lazio. E se il Pd studia le dimissioni dei “suoi”, chi invece non è disposto a lasciare la vicepresidenza sono il leghisti Giuseppe Cangemi e Daniele Giannini, ai quale il Cencelli dei furbetti dei concorsi, avrebbe garantito 4 posti di lavoro.
E sempre 4 scrivanie e stipendi certi sono riconducibili al Cinque Stelle Devid Porrello, anche lui riluttante a lasciare i vantaggi economici legati all’Ufficio di presidenza. Praticamente al Consiglio regionale del Lazio si è creata una “grossa coalizione”, sul modello del Governo Draghi con solo Fratelli d’Italia all’opposizione.
Lunedì prossimo è prevista l’assemblea durante la quale dovrebbe andare al voto la nomina di Marco Vincenzi, attuale capogruppo del Pd a nuovo presidente del Consiglio. Sempre che nella battaglia interna al Pd, non vincano i falchi che chiedono l’azzeramento.


