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Attentato a Ranucci, Tavares: “Tornare in Italia ora? Complicato”. Lavitola e il giallo della bomba “amica”

Il faccendiere è in carcere a Rebibbia

Attentato a Ranucci, Tavares: “Tornare in Italia ora? Complicato”. Lavitola e il giallo della bomba “amica”
Valter Lavitola

Avrei voluto tornare per spiegare la mia vita e la mia versione dei fatti, però vorrei anche sapere per quale motivo devono emettere un arresto nei miei confronti. Diventa complicato perché è la verità, lo confesso, avevo previsto di tornare la settimana prossima però devo farmi delle domande prima… ho insistito con il cardiologo, mi ha detto che non posso viaggiare“. Lo dice dal Camerun al Tg1 Gomes Tavares, destinatario insieme con Valer Lavitola di una ordinanza di custodia per l’attentato a Sigfrido Ranucci.

L’imprenditore Valter Lavitola è stato arrestato ieri dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta per l’attentato a Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report. Per i Pm è lui il presunto mandante. Destinatario del provvedimento anche Gomes Tavares, socio-factotum di Lavitola. I fatti risalgono all’ottobre dello scorso anno, quando un ordigno dinamitardo fu piazzato vicino all’abitazione del giornalista e distrusse due auto, quella di Ranucci e quella di sua figlia. Nel luglio del 2026, i Carabinieri e la Procura di Roma hanno arrestato i presunti esecutori materiali e iscritto nel registro degli indagati Lavitola.

Valter Lavitola già da due anni aveva in animo di “far candidare l’amico Sigfrido Ranucci alle elezioni politiche del 2027, con l’ambizione di riuscire a farlo diventare premier”. Questo è quanto rileva l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip. La bomba quindi, stando all’accusa, sarebbe solo servita per far aumentare la popolarità del conduttore di Report in vista di questa discesa in campo. I pm precisano: “Le risultanze acquisite – si legge ancora – inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell’indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest’ultimo, dall’altro, in ragione del profondo legame tra i due instauratosi tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell’incriminazione dell’amico”.