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Cronache
Anac, il diavolo è nei dettagli. Nelle norme si celano favori alla criminalità

COMMENTO critico all’ art. 32 del D.L. 90/2014 (misure di gestione dell’impresa per fatti corruttivi)

di Gianluca Bardelli

Nonostante le apparenti buone intenzioni, l'articolo 32 del decreto-legge 90 del 2014, che prevede il commissariamento , su richiesta del presidente ANAC, di imprese coinvolte in illeciti corruttivi o analoghi, concreta in realtà un vero e proprio favore alla mafia ed alla criminalità economica in genere.

Infatti nel contesto di disposizioni apparentemente redatte con vistose imprecisioni e genericità (non si capisce infatti se i poteri di commissariamento si attivino soltanto anche solo per un'indagine preliminare; non si chiarisce se i procedimenti penali debbano riguardare unicamente gli amministratori, ovvero anche dirigenti, azionisti o semplici dipendenti delle imprese; né si specifica quali possano essere le “situazioni anomale” o le “condotte illecite” o gli “eventi criminali” attribuibili all'impresa appaltatrice), si celano vere e proprie norme di favore alla criminalità organizzata.

Occorre muovere dalla stupefacente ma tristemente nota circostanza secondo cui, a fronte di una corruzione stimata dalla Corte dei Conti in 60 miliardi annui di euro, i detenuti per corruzione nelle carceri italiane sono soltanto 11, a fronte di circa 60.000 per altri reati.

Pertanto, l'attivazione dei poteri di commissariamento da parte dell’ANAC ha in realtà l'effetto pratico di conservare intatte, per la durata del procedimento giudiziario, l'azienda e l'attività cui si riferiscono le condotte illecite. In pratica l'impresa continua l'attività oggetto dell'aggiudicazione ottenuta con metodi illeciti (corruzione, concussione, traffico di influenze o turbativa degli incanti), ed i suoi titolari hanno la quasi certezza di tornare in possesso dell'azienda e degli utili nel frattempo prodotti nel periodo di gestione da parte del commissario, perché nel frattempo il procedimento penale molto probabilmente sarà estinto per prescrizione od altre cause.

Ma il favore alla criminalità è ancora più vistoso nel comma 10 dell'art. 32, là dove si fa l'ipotesi del commissariamento ANAC in presenza di un’interdittiva prefettizia, che è normalmente rivolta a prevenire l'affidamento di grandi appalti e concessioni ad imprese per le quali vi è il fondato sospetto di contiguità alla mafia. In tali casi infatti, per i quali in precedenza era prevista l'interruzione dell'attività e l'affidamento ad altra impresa sana, l'intervento del Presidente ANAC ha l'effetto pratico di congelare necessariamente l’interdittiva pronunciata dal prefetto, che viene per così dire sterilizzata e superata dal commissariamento ANAC.

L’impresa sospettata di mafia continua a lavorare, e se ha ottenuto la concessione o l’appalto con metodi corruttivi (come quasi sempre avviene), non permette alle imprese sane di subentrare in quell’affidamento. E ciò soltanto per un'asserita urgente necessità, peraltro non dimostrabile, di completare il contratto.In questo caso è ancora più probabile l'esito positivo per l'impresa sospettata di contiguità alla mafia, non essendo l'interdittiva necessariamente collegata ad un procedimento penale. In altre parole, si tratta di un condono di misure di prevenzione e di procedimenti penali per reati gravissimi, con danno irreparabile per le imprese sane ed oneste (v. caso Maltauro).

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